Street54 del fotografo Hakan Bıyıklıoğlu nasce senza un’idea rigida, senza una struttura progettuale definita a priori. È una raccolta che prende forma nel tempo, seguendo un modo di stare nella strada che ha più a che fare con l’ascolto che con la ricerca. Per il fotografo, la strada non è semplicemente un luogo fisico: è un flusso continuo, uno stato mentale. Camminare diventa un gesto quasi meditativo, un attraversare folle e spazi senza aspettative precise, lasciando che ciò che è già presente emerga da solo.

In Street54 non c’è l’urgenza di raccontare una storia o di costruire una narrazione lineare. Le immagini non spiegano, non dimostrano, non insistono. Piuttosto, evocano. La strada, in questo progetto, non parla sempre in modo chiaro, ma riesce quasi sempre a generare una sensazione. È in quel momento che il gesto fotografico prende forma. Non come reazione immediata, ma come conseguenza di una pausa interiore.

Il titolo stesso del progetto è essenziale e rivelatore: 54 immagini, tutte nel formato 5:4. Una scelta formale che non cerca virtuosismi, ma che funziona come contenitore coerente di un’esperienza emotiva. Ogni fotografia è un frammento autonomo, nato in città diverse, in condizioni e stati d’animo differenti. Eppure, guardandole insieme, emerge una connessione silenziosa. Un filo sottile che non si impone, ma che tiene tutto insieme.



Il rapporto di Hakan Bıyıklıoğlu con la fotografia nasce presto, prima ancora di qualsiasi consapevolezza tecnica. Niente regole, niente “luce giusta” o angolazioni corrette: solo un’attrazione istintiva verso certi momenti. Momenti brevi, spesso difficili da spiegare, che non colpiscono per ciò che mostrano ma per ciò che fanno sentire. Col tempo, quella spinta iniziale si è trasformata in una domanda costante: quali immagini restano, e perché? La risposta sembra sempre la stessa, quelle in cui accade una sospensione, un piccolo arresto del tempo.

Le immagini racchiuse in Street54 non cercano l’evento, ma ciò che lo precede o lo segue. Ombre, geometrie, corpi, luci urbane appaiono come elementi transitori, mai protagonisti assoluti. Sono strumenti temporanei al servizio di uno stato emotivo, di una tensione appena percettibile. Non c’è volontà di spiegare cosa stia succedendo, ma di suggerire che qualcosa potrebbe succedere.



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