Sono gli ultimi giorni per poter visitare la mostra personale di Teresa Giannico (1985) da Viasaterna a Milano, che terminerà il 23 giugno. L’artista propone un’immaginario caloroso, fortemente legato alla sfera domestica che, attraverso una raccolta di immagini, esplora l’identità, il quotidiano e il tempo lento ponendosi in forte contrasto con l’iperproduttività e la diffusione di immagini sensazionistiche tipiche della società contemporanea. Le emozioni intime vengono celebrate dagli sguardi, dagli abbracci e dagli oggetti quotidiani. Il titolo – Archives of Empathy – suggerisce da un lato il processo creativo, fatto di un lavoro di catalogazione di immagini, e dall’altro quello che il percorso espositivo propone, ovvero un’esplorazione interiore attraverso scene quotidiane. Ciò che sorprende è l’inganno che le opere di Teresa Giannico provocano nello spettatore. Quelle che appaiono come tele ad olio, sono in realtà create attraverso l’uso della tavoletta grafica.

L’interesse di Giannico verso questo media è il risultato del suo percorso accademico e artistico che, come ci racconta lei stessa, “inizia all’Accademia di Belle Arti in Puglia, dove ho studiato pittura, in un contesto molto rigoroso e classico che mi ha portato a conoscere bene la tradizione pittorica, soprattutto dell’arte italiana di inizio ‘900. Mi sono poi trasferita a Milano per studiare fotografia, credendo fosse il mio mezzo d’espressione, ma quando ho capito che la macchina fotografica mi legava troppo alla realtà, ho mischiato le carte e ho unito entrambi i miei background. La fotografia contemporanea sta vivendo oggi un forte legame con la pittura e credo che sia uno dei modi più interessanti per studiarne il suo valore concettuale.“

La mostra di Viasaterna unisce gli immaginari scaturiti da due serie di Teresa Giannico, da un lato i paesaggi e dall’altro i ritratti. In questo senso, la mostra sancisce un’evoluzione della ricerca dell’artista, che rinnova i temi trattati in passato inserendo una componente narrativa evidente. Gli sfondi prima monocromatici vengono sostituiti ora da ambientazioni domestiche che interagiscono con i soggetti. Anche da un punto di vista tecnico assistiamo a un’evoluzione, che attinge senza dubbio dal passato ma che tende di superarlo. “Da sempre la mia ricerca si basa sulla percezione che abbiamo dell’immagine fotografica e per far questo dal principio lavoro archiviando numerosissime fotografie trovate sul web. Nelle mie precedenti serie costruivo dei modelli tridimensionali in cartone su cui poi andavo ad applicare le superfici digitali trovate online: la fotografia della fotografia restituiva un’immagine ambigua e portava a riflettere su quanto si stava vedendo. Nei miei nuovi progetti elimino la fase progettuale che caratterizzava la costruzione dei diorami, per passare ad un lavoro molto più simile ad un flusso di pensiero. La scelta dei soggetti nasce durante il periodo della pandemia, dove traiettorie e punti di vista sono cambiati notevolmente per via del periodo storico.“

Accanto ai ritratti, le nature morte e i paesaggi contribuiscono a rafforzare la dimensione intima che l’artista propone. L’emotività trasmessa dagli sguardi e dai gesti colpisce lo spettatore, portato ad empatizzare con i soggetti. “Ho voluto rappresentare spesso una sorta di ‘elogio alla debolezza’, parola impronunciabile qui in occidente.“


Courtesy Teresa Giannico, Viasaterna