L’escapismo di Timo Helgert per la collezione Spring 2021 di REDValentino

L’escapismo di Timo Helgert per la collezione Spring 2021 di REDValentino

Giulia Pacciardi · 5 mesi fa · Art

Romantica ed elegante, audace e ribelle.
Per raccontare lo spirito della collezione Spring 2021, la maison romana REDValentino si è affidata all’immaginario visivo dell’artista tedesco Timo Helgert, noto per le sue installazioni virtuali ed escapiste.
Nel suo lookbook digitale, i capi sono inseriti all’interno di un dialogo tra una natura che ha ripreso il suo spazio e una città che non corre più veloce, tra il desiderio di libertà ed evasione e una nuova quotidianità che si fonde con il sogno, creando un nuovo ideale di bellezza perfettamente espresso dagli abiti e gli accessori della maison.

Per capire meglio la visione di Timo e com’è nata la sua collaborazione con REDValentino, abbiamo chiesto direttamente a lui di raccontarci qualcosa di più.

Come ti sei avvicinato al mondo digitale? Quali sono stati i momenti fondamentali della tua carriera che ti hanno portato a collaborare con grandi brand del settore del lusso, moda e della tecnologia?

Ho iniziato molto presto, si può dire che abbia sempre fatto parte della mia vita.
Quando ero solo un bambino mio padre comprò uno di quei computer usati molto grandi, quelli con la prima versione di Windows che emettevano segnali acustici.
Mentre gli altri bambini disegnavano o giocavano all’aperto, mio papà, che era un programmatore, creava dei programmi per me con cui potessi esercitarmi in cose diverse, anche con l’inglese. Penso fosse intorno al 2000. Il secondo momento chiave è stato durante la mia adolescenza, quando la tecnologia ha cominciato a fare dei passi avanti.

Invece di comprare un nuovo pc, io e mio papà abbiamo comprato tutti i pezzi e ce lo siamo costruito da soli.
A quei tempi era anche più complicato di adesso, tutti i pezzi erano strani e di colori ancora più strani, ma questa cosa mi ha insegnato come funzionano i sistemi e anche come poter creare da solo i miei strumenti.
Sempre in quel periodo ho scoperto i software di editing, mi sono appassionato alle apparecchiature video e a quelle per il suono.
Ho realizzato dei cortometraggi, ho aggiunto dei visual effect e li ho caricati su YouTube, dove hanno raggiunto un bel po’ di visualizzazioni.
Alcuni miei compagni di classe hanno scoperto il mio canale e confidato in segreto di averlo trovato, altri hanno cominciato a reputarmi strano e a bullizzarmi per questo.
Andando avanti con gli anni il mio approccio tecnico e l’amore per il digitale si è evoluto costantemente e la progressione naturale delle cose è stata quella di cominciare a collaborare con diverse agenzie e clienti.
Per riassumere velocemente il mio percorso si può dire che sono passato dai Visual Effects, al Motion Graphic, all’industria musicale, alla regia artistica e ora al lusso, la moda e la tecnologia.
Dopo aver provato tutto devo dire che amo di più lavorare con l’industria della moda e del lusso perché è piena di persone stimolanti aperte alle nuove tecnologie e ai nuovi approcci.
La collaborazione con REDValentino è davvero una rappresentazione della mia passione, di ciò che mi fa sentire appagato.

Al centro della tua serie “Return to Nature”, realizzata durante il lockdown di molti paesi, c’è una natura rigogliosa in luoghi dove, nella realtà, è stata estirpata. Qual era il tuo obiettivo?

L’obiettivo era quello di creare qualcosa per tutte le persone che sono state colpite dal lockdown e dall’isolamento.
È stato difficile per tutti vedere amici e familiari soffrire durante questo periodo, molti hanno perso il lavoro.
Non è facile stare in casa quando all’esterno è tutto così vivace e colorato, soprattutto durante la primavera.
È stato un pensiero naturale per me quello di riportare la natura alle persone, anche se in digitale, ricreando luoghi che conoscono in un modo unico.

Il tuo immaginario rispecchia il desiderio di convivere con essa rispettandola o è la rappresentazione di un futuro distopico in cui la natura si riprende i suoi spazi con ogni mezzo?

La fantasia che si cela dietro la mia serie è quella di un mondo in equilibrio con la natura. Dove non pensiamo né solo bianco né solo nero, dove non c’è o la città o la natura.
Penso che le nostre parole rendano davvero difficile pensare al tutto nel suo insieme, come qualcosa di connesso.
Basti pensare alla parola “parco”, uno spazio appartato all’interno delle città, dove la natura è controllata.
Mi sono chiesto come potrebbe essere una città dove entrambe le parti sono rispettate in egual misura, libere di fiorire.
Non è solo una delle due cose, è il meglio di entrambe, è la natura che ci attende mentre siamo in isolamento.

Per REDValentino hai realizzato degli artwork digitali che fanno da sfondo alla collezione Spring 2021, perché credi che la maison abbia deciso di andare alla ricerca di mondi che non esistono?

Sono mondi che non esistono ma che già conoscono profondamente la nostra vita quotidiana.
Quando penso a REDValentino, penso a un modo lussuoso di combinare elementi di culture e secoli diversi.
La mia serie ha cercato di fare qualcosa di simile ma con gli spazi, è stato semplice e perfetto far combaciare le due realtà.

Che tipo di esperienza hai voluto regalare a chi sfoglierà il lookbook della collezione? A quali elementi o concetti ti sei ispirato per realizzarlo?

Spero che chiunque si trovi a sfogliare il lookbook riesca a vederlo nel suo insieme, senza essere influenzato dalle etichette che esistono nelle nostre menti.
Cosa significa “urbano”? Vorrei che tutti riuscissero ad avvicinarsi ai mie Visual come a delle opere d’arte, con curiosità e meraviglia, esplorando la connessione fra tutti gli elementi a volo d’uccello.

A causa dell’emergenza sanitaria abbiamo visto come diversi brand abbiano deciso di ricorrere alla realtà aumentata, pensi che questo connubio continuerà ad esistere anche quando torneremo alla normalità o che sia stata una soluzione momentanea?

Personalmente sono un grande promotore della Realtà Aumentata, è una cosa a cui penso spesso.
Basti pensare allo stato attuale della tecnologia, usiamo piccoli dispositivi come “finestre” per guardare all’interno un mondo digitale, “interne”, che è abbastanza separato dal nostro mondo reale.
Per questo motivo spesso si perde di vista la realtà, chini sui nostri schermi.
Con l’AR abbiamo finalmente uno strumento per poter combinare insieme i due spazi, l’AR diventa il ponte fra le due realtà che abbiamo a disposizione.
Come fanno i miei artwork o come fa REDValentino combinando culture diverse e secoli diversi in modo romantico, l’AR può combinare la magia con il nostro mondo reale in modo da avere esperienze più ricche.
Per questo penso che in un ambito creativo come quello della moda la tecnologia cambierà i giochi.
Brand come REDValentino sono leader nell’utilizzo di queste tecnologie, riescono a mostrare ad altri marchi del settore cos’è possibile fare.

In questo periodo abbiamo visto come diversi temi legati ai diritti umani, alla salute mentale e al cambiamento climatico siano diventati il centro di importanti conversazioni che hanno coinvolto diverse realtà, credi che l’arte possa avere un ruolo in questi dibattiti? Come artista senti una responsabilità rispetto a queste tematiche di rilevanza sociale?

Sì, sono d’accordo. Ogni secolo ha i suoi problemi e attualmente ci troviamo di fronte a molti nuovi problemi e sfide da dover affrontare.
Secondo me, se si pensa all’arte, c’è molto di più rispetto a ciò che la parola racchiude.
Prendiamo l’Escapismo, ad esempio, per alcuni è qualcosa di estremamente rilassante, qualcosa che aiuta a prendersi una pausa dai propri stress, qualcosa di necessario per avere tempo e spazio per poter riflettere.
Ci può dare forza e ottimismo.
Possiamo usare l’arte come forma di sensibilizzazione, ad esempio, per i cambiamenti climatici.
Per mostrare all’umanità che bel mondo potremmo avere se tutti lavorassimo insieme per risolvere il problema.
L’arte è molto versatile, si può usare per comunicare e raccontare delle storie ma anche per trovare sollievo.
Per quanto riguarda me, affronto il futuro e i problemi attuali cercando di fare del mio meglio per risolverli con il mio talento e mi piacerebbe poter ispirare chiunque, anche non artisti, a usare il loro talento per aiutare.
Anche un solo passo per volta è un passo in avanti.

Pictures courtesy of REDValentino

L’escapismo di Timo Helgert per la collezione Spring 2021 di REDValentino
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Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Passionali e intimi, decisi e sensuali, gli scatti di Leo Maki ci aprono le porte di un mondo dove il corpo umano è al centro di ogni cosa. 

Leo Maki è un fotografo e videomaker polacco che a 26 ha già messo a punto uno stile riconoscibile e preciso che utilizza per raccontare e mostrare il proprio punto di vista su temi temi come l’intimità, il corpo e i sogni
Il taglio unico delle sue immagini, in cui il focus è tutto sul soggetto lo ha portato a collaborare con differenti realtà e a realizzare copertine per differenti testate come PNPPL magazine o per HART Magazine. 

Da quando ha ricevuto la prima macchina fotografica a 12 anni ad oggi, sono cambiate molte cose per Leo Maki. Se il primo approccio alla fotografia è stato attraverso quelle fotografie che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita, magari ad amici in contesti quotidiani, ora la produzione del fotografo di Varsavia sbalordisce per originalità e impatto. 

I protagonisti dei suoi scatti sono giovani uomini attraverso i quali Leo Maki riscopre la bellezza e il potenziale espressivo del nudo artistico. Ogni cosa ruota attorno al corpo, alle sue forme e a ciò che è capace di trasmettere allo spettatore.
Inoltre, l’uso esasperato di luci colorate, che a volte rende gli scatti quasi monocromatici, dà vita a immagini ancora più potenti. 

Non esiste vergogna o imbarazzo e in un certo senso le fotografie di Leo Maki ci ricordano che dobbiamo riscoprire e riabituarci alla bellezza e alla purezza del corpo nudo, senza giudicare. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni suoi scatti, ma per scoprirne di più seguite Leo Maki su Instagram e visitate il suo sito

Leo Maki | Collater.al
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Le fotografie intime e passionali di Leo Maki
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“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

Giulia Guido · 12 ore fa · Photography

Tovaglia a quadri, spaghetti al sugo, vino rosso, lui in canotta bianca e lei in vestaglia da casa: è l’Italia degli stereotipi, è il Bel Paese visto dagli altri, è Sesso italiano, il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci

Classe 1994, Martina Dendi nasce a Livorno ed è una fotografa che ha costruito il suo background e il suo bagaglio di conoscenze alla LABA di Firenze, Stephen F. Austin State University in Texas,  all’Accademia di Brera di Milano e alla Moholy-Nagy Művészeti Egyetem di Budapest. Oggi vive a Milano e ha già alle spalle il fotolibro Caducità e diverse esposizioni. 

Di un anno più giovane, Lorenzo Paci nasce a Cecina dove tutt’oggi lavora come barista, ma non solo. Attirato dal mondo del teatro e dall’arte della recitazione fin da adolescente, oggi continua a partecipare a produzioni e cortometraggi.

Dall’incontro tra Martina e Lorenzo nasce “Sesso italiano”, un progetto fotografico che parte dagli stereotipi più comuni legati all’Italia e li ricontestualizza. Le immagini attualizzano i cliché che spesso ci caratterizzano all’estero (o sui quali a volte noi stessi scherziamo amaramente) e mostrano come nel mondo di oggi risultino paradossali e grotteschi. 

In particolare, sono tre i temi che Martina e Lorenzo vanno a scomodare: il passato con i suoi tabù, il patriottismo e la famiglia. Temi che vengono rappresentati attraverso simboli riconoscibili come un crocifisso al collo o la maglietta della Nazionale. 

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al

Dio.
É qui rievocata l’Italia dei ruggenti anni ‘60, del boom economico e di Fred Bongusto, una realtà che si scontra violentemente con la nostra generazione, toccata dalla crisi del 2008 e dal Covid.
Il clima di sospensione del totale, con le sue pose plastiche, forzate, viene sconvolto nei dettagli: avviene così una catarsi di tutta la sessualità repressa che quella generazione ha dovuto sopportare per via della costante presenza di tabù nelle loro vite.

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al

Patria.
Il momento della partita è il picco del patriottismo italiano.
In una nazione giovanissima, che non è mai riuscita a sedare le inimicizie tra paesi confinanti, quando “gioca l’Italia” diventiamo il più fiero e coeso dei popoli.
Italia, rivestita della sola bandiera, assiste al match a fianco del suo tifoso-amante.
La loro relazione complicata trova pace solo in questo contesto.

Famiglia.
Chiaro omaggio a Casa Vianello, ci troviamo nel momento più intimo della giornata.
Sourja, unica “figlia” che possono permettersi data la precarietà lavorativa, fa loro compagnia.
La disillusione nei confronti del futuro è catalizzata in una perpetua ricerca di stimoli che distoglie dal presente e affievolisce ogni pulsione.

Una volta finito di guardare gli scatti di “Sesso italiano” non possiamo non chiederci se questi stereotipi, questi cliché che ci contraddistinguono e che per tanto tempo ci hanno caratterizzati sono resistiti alla prova del tempo o se, adattati all’oggi, risultano soltanto una caricatura di una realtà che non è più la nostra. 

Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al
Sesso Italiano Martina Dendi Lorenzo Paci | Collater.al
“Sesso italiano” il progetto fotografico di Martina Dendi e Lorenzo Paci
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Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele

Gli scatti intimi e analogici di Arnaud Ele

Giulia Guido · 1 ora fa · Photography

Fotografie di moda, ma non solo. Gli scatti di Arnaud Ele nascondono quel qualcosa in più da lasciare lo spettatore in contemplazione. 

Nato in Camerun, dove ha trascorso i primi 5 anni di vita, Arnaud Ele è cresciuto tra la Francia e la Svizzera e ha terminato gli studi a Ginevra, specializzandosi in regia alla Scuola di Cinema. Sarà il suo background, o forse la sua storia personale, a dare alla sua produzione fotografica un taglio speciale. 

Arnaud è conosciuto per la sua fotografia di moda e ha lavorato per Diesel, adidas, Vogue Portugal e molti altri brand e magazine rinomati, eppure quando guardiamo i suoi scatti ci troviamo davanti immagini che si allontanano dalla fotografia di moda che comunemente immaginiamo.  

La scelta dell’analogico dona agli scatti una certa unicità e dimostra come il Arnaud Ele sia uno specialista nel cogliere l’attimo giusto. Il taglio, invece, ricorda quello documentaristico. Non a caso, oltre alla fotografia di moda, il fotografo ha fatto parlare di sé anche con serie realizzate in Svizzera, o nel suo paese natale. 

In ogni caso, che si tratti di un paesaggio, di un ritratto o di uno still life, negli scatti si respira sempre un atmosfera intima, fruibile a pochi. 

Noi abbiamo selezionato solo alcune delle sue fotografie, ma per scoprine di più visitate il sito di Arnaud Ele e seguitelo su Instagram

Arnaud Ele
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Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Dominik Hollaus è un giovane fotografo e graphic designer di Innsbruck, Austria, che dopo aver studiato e aver lavorato per diversi anni ha messo a punto uno stile tutto personale. 

Nel suo portfolio troviamo fotografie dall’estetica chiara e pulita, in cui il soggetto risalta su tutto. Questa tecnica lo ha portato a collaborare con diversi brand e realtà come Chanel, Pomellato o Tom Ford. 

Noi però siamo stati colpiti in particolar modo da due suoi progetti personali molto simili, Negative Cuts e Strip Portraits. La particolarità di queste due serie fotografiche è che per realizzare Dominik Hollaus è in qualche modo a photoshoppare un’immagine su pellicola. 

Ci spieghiamo meglio: le immagini che fanno parte di questi lavori sono dei veri e propri collage realizzati strisce di negativi fotografici e a volte tagliandoli e incollandoli in ordine differente. Una volta riassembleti tutti i pezzi, il fotografo li rifotografa: il risultato è estremamente moderno ed accattivante. 

Il soggetto, che sia un edificio o un ritratto, rimane riconoscibile, ma la sua forma è frammentata e la prospettiva e le proporzioni completamente distrutte. Solo in questo modo si possono azzardare nuove e innovative interpretazioni. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguite Dominik Hollaus su Instagram e visitate il suo sito.

Photo credits: Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
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