Photography Ivan McClellan, il West americano raccontato attraverso i Black Cowboys
Photographydocumentary photographyphotography

Ivan McClellan, il West americano raccontato attraverso i Black Cowboys

-
Arianna Maria Leva

Con Eight Seconds: Legacy in Motion, Ivan McClellan, fotografo americano torna a raccontare una cultura che per troppo tempo è rimasta ai margini dell’immaginario western. Tra rodeo, legami familiari e identità, le sue immagini restituiscono il ritratto vivo di una comunità che sta riscrivendo la storia del cowboy.

Per anni, il West americano è arrivato fino a noi attraverso immagini e personaggi diventati familiari: cappelli a tesa larga, stivali impolverati, cavalli lanciati al galoppo e uomini solitari immersi in paesaggi sconfinati. Ma chi ha deciso chi può appartenere a questo immaginario? È da questa domanda, e dalla scoperta di una realtà che non aveva mai incontrato nei racconti western della sua infanzia, che prende forma il lavoro di Ivan McClellan.

Il suo libro Eight Seconds: Legacy in Motion, pubblicato da Damiani Books, raccoglie fotografie dedicate alla cultura dei Black Cowboys, i cowboy afroamericani che partecipano alla tradizione del rodeo e ne portano avanti l’eredità. Non è soltanto un racconto sportivo, né un esercizio di recupero della memoria: è un progetto che osserva come una comunità costruisce la propria identità attraverso il corpo, il territorio, lo stile e la condivisione.

Il titolo richiama il tempo che un cowboy deve riuscire a rimanere in sella a un toro o a un cavallo da rodeo perché la prova sia valida. Otto secondi durante i quali equilibrio, resistenza e istinto vengono messi alla prova, ma che rappresentano soltanto una piccola parte di ciò che accade prima e dopo la gara. Attorno a quell’istante esiste un mondo fatto di chilometri percorsi in auto, allenamenti, spese, lavoro quotidiano e sacrifici personali.

Ivan McClellan

Le fotografie di Ivan McClellan non si fermano all’adrenalina della competizione, ma si muovono tra l’arena e la vita che le ruota intorno. Accanto ai cavalieri e alle prove sportive compaiono famiglie, bambini, gruppi di amici e momenti di festa. Cappelli da cowboy e stivali convivono con sneakers, abiti contemporanei e riferimenti alla cultura hip-hop. Il risultato allontana il rodeo dall’immagine stereotipata di un West immobile nel tempo, restituendogli una dimensione presente, plurale e in continua evoluzione.

La storia del progetto comincia nel 2015, quando Ivan McClellan viene a conoscenza della cultura dei Black Cowboys grazie a un incontro casuale con un artista e filmmaker, Charles Perry. Cresciuto guardando i western in televisione, il fotografo si rende conto di non aver mai incontrato, in quelle narrazioni, personaggi che gli somigliassero. I cowboy afroamericani che conosceva appartenevano soprattutto alla caricatura, non a una realtà che potesse riconoscere come autentica.

L’invito di Perry a partecipare a un rodeo a Okmulgee, in Oklahoma, cambia la direzione della sua ricerca. McClellan si ritrova immerso in una comunità che descrive come familiare e, allo stesso tempo, completamente nuova. Quella prima esperienza diventa l’inizio di un percorso decennale, costruito attraverso viaggi, incontri e relazioni che hanno progressivamente trasformato il suo modo di fotografare.

Il legame con questa realtà va oltre il lavoro documentario, dopo aver incontrato il giovane bull rider Ouncie Mitchell e averne seguito il percorso, McClellan si confronta anche con le difficoltà strutturali che accompagnano la vita degli atleti: risorse limitate, rischi fisici e poche opportunità di visibilità. La morte di Mitchell, a soli ventisette anni, diventa un momento decisivo. Il fotografo comprende che raccontare quella comunità non è sufficiente: occorre contribuire a creare occasioni concrete perché i suoi protagonisti possano essere visti e sostenuti.

Da questa convinzione nasce l’8 Seconds Rodeo, un evento ideato dallo stesso McClellan per dare spazio agli atleti e valorizzare la cultura che rappresentano. La fotografia si intreccia così con un progetto collettivo, in cui la visibilità diventa anche uno strumento per aprire nuove possibilità.

In Eight Seconds: Legacy in Motion, la forza delle immagini sta nella capacità di tenere insieme dimensioni che spesso vengono raccontate separatamente: atletismo e quotidianità, eredità culturale e linguaggi contemporanei, ambizione individuale e senso di comunità. I protagonisti non sono simboli astratti di una storia da recuperare, ma persone con caratteri, stili e aspirazioni differenti. Il volume si apre con una prefazione dell’attore James Pickens Jr. e ripercorre il lavoro di McClellan attraverso una nuova sequenza fotografica, che comprende 91 immagini inedite rispetto alla precedente edizione del 2024, Eight Seconds: Black Rodeo Culture. Più che limitarsi ad ampliare un archivio, questa nuova pubblicazione prosegue un racconto che nel tempo ha assunto un significato sempre più personale e collettivo.

Il West che emerge da queste pagine non è quello immobile della nostalgia cinematografica. È un luogo in cui tradizioni e identità si trasformano, dove la cultura afroamericana trova espressione attraverso lo sport, la musica, la moda e i legami tra generazioni. McClellan non cerca di sostituire un mito con un altro, ma di allargare lo sguardo su una storia che è sempre stata più complessa di quanto le rappresentazioni dominanti abbiano lasciato intendere. Gli otto secondi del titolo sono soltanto l’inizio. Quello che resta, una volta terminata la prova, è una cultura che continua a muoversi, a tramandarsi e a ridefinire il significato stesso di essere cowboy.

Photographydocumentary photographyphotography
Scritto da Arianna Maria Leva

Editor's Picks

x
Ascolta su