L’immaginario vintage e polveroso di Travis Louie sembra frutto di suggestioni e amori per il cinema sbiadito del periodo espressionista, i b-movie e gli horror movie americani degli anni ’50, Lon Chaney, Bela Lugosi, Boris Karloff, i mostri animati di Ray Harryhausen.
Un universo freak di epoca vittoriana.

Lo stile visivo del suo lavoro è in gran parte influenzato dalla luce e dall’atmosfera del cinema muto: Murnau e Fritz Lang, Orson Welles e Jacque Tourneur, il lavoro del direttore della fotografia Greg Toland.
I suoi personaggi, mostruosi, grotteschi ed eleganti nei loro gilet abbottonati, posano straniti e ironici, esasperando così la loro assurdità ordinata. Fenomeni da baraccone, maschere da teatro Vaudeville, creature che sembrano uscite da un racconto di Lovecraft o da un poemetto di Poe.
Bianco e nero, colori acrilici, grafite, pennelli e texture morbide. Louie crea ritratti da un passato alternativo; un universo onirico, fatto di magie e soffitte polverose, paure esorcizzate e fiabe dark da leggere sorridendo con una torcia sotto le lenzuola.




























