Photography Ulric Collette: l’uomo che è riuscito a fotografare il DNA
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Ulric Collette: l’uomo che è riuscito a fotografare il DNA

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Collater.al Contributors

Per quasi due secoli la fotografia ha cercato di fermare ciò che i nostri occhi possono vedere. Un volto, uno sguardo, un’espressione. Ha raccontato guerre, rivoluzioni, amori e famiglie partendo sempre dalla superficie delle cose. Con Genetic Portraits, però, il fotografo canadese Ulric Collette prova a spostare il ritratto oltre la pelle, trasformandolo in una riflessione sull’eredità, sull’identità e sui legami che ci precedono.

Iniziata nel 2008, la serie nasce da un gesto tanto semplice quanto sorprendente. Collette fotografa due membri della stessa famiglia – padre e figlio, madre e figlia, fratelli, sorelle, nonni e nipoti, fino ai cugini – e unisce digitalmente metà del volto di ciascuno in un’unica immagine. Il risultato è disorientante: alcuni ritratti sembrano appartenere a una sola persona, altri mettono in evidenza differenze evidenti di età, colore degli occhi o struttura del viso. Eppure tutti raccontano la stessa storia: quella delle somiglianze che attraversano le generazioni.

Il progetto non fotografa il DNA nel senso scientifico del termine. Nessuna fotografia può mostrare direttamente il patrimonio genetico. Ciò che Collette rende visibile sono le sue tracce: quei lineamenti, quelle proporzioni e quelle espressioni che si trasmettono nel tempo e che spesso riconosciamo istintivamente quando diciamo che un figlio “ha gli occhi del padre” o il sorriso della nonna. La fotografia diventa così uno strumento capace di trasformare un fenomeno biologico in un’esperienza visiva.

È proprio qui che Genetic Portraits mette in discussione una delle convinzioni più radicate del ritratto fotografico: che davanti all’obiettivo esista sempre un individuo. Nei lavori di Collette il volto non appartiene mai completamente a una sola persona. È un territorio condiviso, costruito da storie familiari, da caratteristiche ereditate e da dettagli che sopravvivono al passare degli anni. L’identità non appare più come qualcosa di isolato, ma come il risultato di una continuità che attraversa il tempo.

Lo stesso Ulric Collette descrive la serie come una ricerca sulle somiglianze genetiche tra membri della stessa famiglia e sulle domande fondamentali che ne derivano: chi siamo, da dove veniamo e quanto della nostra identità sia già inscritto nei nostri lineamenti. Le sue immagini non cercano una risposta definitiva. Invitano piuttosto a osservare il volto umano come un archivio vivente, in cui ogni tratto conserva la memoria di chi è venuto prima di noi.

Forse è proprio questa la forza del progetto. Ricordarci che ogni ritratto racconta molto più della persona che abbiamo davanti. Racconta una famiglia, un’eredità e una storia iniziata molto prima del momento in cui è stato premuto il pulsante della macchina fotografica.

Questo articolo è stato realizzato in collaborazione con Luigi Falanga e Gaia Forlin aka @super8otto.

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Scritto da Collater.al Contributors

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