Un sogno chiamato Florida, il nuovo film di Sean Baker

Un sogno chiamato Florida, il nuovo film di Sean Baker

Andrea Jean Varraud · 2 anni fa · Art

Proprio accanto al magico mondo di DisneyWorld, in uno motel rosa vivono 3 bambini con le loro mamme, che armati di fantasia e intelligenza sopravvivono alla monotonia della squallida vita bordeline della provincia americana. In breve questa è la storia del nuovo film, Un sogno chiamato Florida, del regista indipendente Sean Baker, il quale precedentemente aveva già attirato l’attenzione su di se con il film Tangerine.

Come abbiamo visto già nelle prime righe la storia è molto semplice e forse anche banale, ma è proprio il taglio registico a rende questo film qualcosa di unico. Tutto il film è girato dal punto di vista dei 3 piccoli protagonisti il che rende la storia molto simile ad un romanzo di avventura solo che invece di avere la cornice della campagna del diciannovesimo secolo, ne abbiamo una fatta di pacchiane costruzioni colorate e programmi telesivi trash. Oltre alla storia molto naive ma mai esagerata o con pietismi, è importante per la riuscita del film anche l’approccio estetico. Quest’ultimo infatti sovrasta ogni frame della pellicola: i colori molto accessi fanno si a pugni con il grigiore sociale ma d’altro canto esaltano il mondo visto dagli occhi dei bambini dove tutto è esagerato, magico e molto simile ad un sogno.

Il film uscirà nelle sale il 22 Marzo ma nel frattempo abbiamo in trailer, quindi godiamocelo.

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Le onde oceaniche sospese di Miguel Rothschild

Le onde oceaniche sospese di Miguel Rothschild

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Art

Miguel Rothschild, artista multidisciplinare nato a Buenos Aires e traferitosi poi a Berlino, riesce a lavorare con un’ampia varietà di mezzi differenti creando delle installazioni che giocano con la percezione dello spettatore mirando al suo stupore.

Le sue installazioni site-specific chiamano in campo la fotografia, la scultura ma soprattutto i tessuti, quelli che meglio si prestano a rendere le sue idee reali.
Due delle sue ultime opere, Elegy e De Profundis, se ne servono proprio per mimare il movimento dell’oceano, fermando le sue onde, sospendendole in aria oppure facendole rotolare giù come se seguissero una strada fatta di scale.

Tutto, anche i cavi di cui si serve per creare questi giochi, riesce in qualche modo ad enfatizzare quell’idea di natura salvifica che porta avanti con la sua arte, impersonando raggi di sole o gocce di pioggia.

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È uscito il trailer di Sorry to Bother You

È uscito il trailer di Sorry to Bother You

Andrea Jean Varraud · 2 anni fa · Art

Il 6 Luglio farà debutto nelle sale Sorry to Bother You, film diretto da Boots Riley che, recentemente è stato presentato al Sundance, dove ha riscosso notevole successo.

Il protagonista del film è un giovane impiegato di telemarketing, Lakeith Stanfield, che improvvisamente si scopre bravo nel suo lavoro solo perché riesce a parlare come un bianco. Inizia così la sua ascesa personale che lo porterà a fronteggiare il suo bizzarro boss.

Il film lascerà sicuramente un segno per l’originalità e la leggerezza con cui viene toccato un tema purtroppo ancora oggi attuale, come il razzismo.

Dato che manca ancora qualche mese all’uscita ufficiale, vediamoci il trailer.

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Le illustrazioni concettuali di Paolo Beghini

Le illustrazioni concettuali di Paolo Beghini

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Art

Un passato al Liceo scientifico Tecnologico, la consapevolezza di non voler indossare un camice per tutta la vita, una grande passione per il disegno ed un’inversione di rotta che gli ha permesso di trasformare un hobby nel suo lavoro.
Lui è l’illustratore Paolo Beghini, un giovane 25enne di Imola, che dopo l’esperienza scientifica ha scelto prima l’Accademia di Belle arti di Urbino e poi di specializzarsi come tecnico per la comunicazione e il multimedia con un corso IFTS a Bologna.
Una strada tutt’altro che facile in cui tanti, senza molti dubbi, si riconosceranno.

“Non è un lavoro comune e a questo bisogna farci l’abitudine, specie in provincia: sorrisini di compatimento, ‘che lavoro fai? Non ho mica capito’, ‘e quand’è che inizi a lavorare?’… All’inizio non è facile, ma è un prezzo che pago volentieri per fare il mestiere che amo.”

Come tanti illustratori prima di lui, anche Paolo ritiene che il suo lavoro non sia semplicemente artistico e creativo, anzi, così è come ce lo ha voluto raccontare:

Lo stile, la personalità, il tratto dell’illustratore non devono prevalere sul contenuto da comunicare. Per come la vedo io è un lavoro di vettore: portare un concetto, un’idea, una storia da un punto A (la pagina o qual si voglia supporto) a un punto B (il lettore, o fruitore dell’immagine). La bravura dell’illustratore sta nel compiere questo spostamento nella maniera più creativa possibile senza perdere il contenuto per la strada. Evitando di essere troppo descrittivi e senza perdersi in metafore visive troppo elaborate (se devi spiegare una barzelletta non fa più ridere).

La ricerca della metafora visiva è sicuramente la parte più difficile e creativa del processo. Solitamente nei primi 10 minuti che penso alle bozze da proporre al cliente mi vengono 3 idee in mente da poter sviluppare. Ecco prendo queste idee e cerco di allontanarmene il più possibile, perché se ci ho messo 10 minuti a pensarle, chiunque può farlo. Per questo faccio sempre una ricerca immagini, prima di buttare giù le bozze, sia per prendere ispirazione sia per evitare di cadere in un cliché, o peggio di copiare un collega.

 Tale ricerca è certo la più difficile, diverse volte capita di trovarmi impantanato nelle prime tre idee senza riuscire a uscirne, ma sicuramente la più importante perché l’dea che sostiene una illustrazione (e qui parliamo prevalentemente di illustrazione concettuale) è il medium più indelebile con cui essa è realizzata.

Qui potete trovare una selezione dei suoi lavori, mentre qui potete trovare tutti gli altri.

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Perspéntico, il grande gatto blu dello street artist Liqen

Perspéntico, il grande gatto blu dello street artist Liqen

Giulia Pacciardi · 2 anni fa · Art

Qualche mese fa, nella città di Porto, più di 60 artisti hanno partecipato al Verão é no Porto, un’iniziativa di PortoLazer per dare agli avventori estivi la possibilità di vivere in maniere differente dal solito la caratteristica città portoghese.

Fra questi anche lo street artist Liqen che, per rendere omaggio alla città, si è discostato dal suo solito stile complesso pur riuscendo a mantenere i tratti tipici della sua arte.
Perspéntico, questo il nome che ha voluto dare al suo immenso gatto blu, colore scelto per riprendere l’iconico Azulejo delle ceramiche, si trova all’interno della più piccola strada di Porto che, per ragione di dimensioni, costringe lo spettatore ad avvicinarsi per poter scoprire per intero la sua opera.

Perspéntico, che sulle spalle sorregge il peso di una città, vuole dimostrare come la natura sia molto più forte di tutto ciò che costruiamo, più forte della tecnologia di cui facciamo uso e, tramite il simbolo dello scheletro di un turista, esprime anche il parere dell’artista sulla globalizzazione.

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