Unposed di Filippo Mutani è la fotografia nel suo stato più puro. In fin dei conti, pensando per sottrazione, una macchina fotografica ha il compito di far passare una certa quantità di luce dentro un obiettivo e di imprimere informazioni su un supporto ricettivo. Il suo lavoro è quello di catturare un istante più o meno breve di realtà. Possiamo quindi cogliere momenti di ogni tipo, in ogni luogo, di qualunque natura. Ma non tutto è uguale, non tutto ha lo stesso valore e non tutto ha lo stesso scopo: ci sono momenti e momenti, inquadrature e inquadrature, scelte o non scelte.

Unposed è un esempio di come un occhio accorto, abile ed esteticamente preparato possa non solo cogliere, catturare una porzione di realtà, rubare al tempo un centesimo di secondo del suo scorrere, ma restituire un istante denso di significato, capace di mostrare un immaginario comune e al contempo di crearlo.

Il pluripremiato fotografo italiano ha realizzato, per conto soprattutto del New York Times, un incredibile lavoro, durato cinque anni (dal 2010 al 2015), dove ha ritratto, con una volontà puramente documentaria, le settimane della moda di Parigi, New York e Milano.

Prima di parlare di fotografia è necessario però fare un veloce salto nel mondo della moda. L’haute couture e le sfilate non sono sempre state uno show pop come oggi. Fino a pochi anni fa le passerelle del fashion business erano qualcosa di irraggiungibile, un mondo popolato da Vip e addetti ai lavori. L’aspetto socio-culturale più interessante di Unposed è che indaga una realtà nel suo periodo di massima trasformazione. Sono gli anni in cui le settimane della moda non sono più eventi privati di cui possono godere solo alcuni privilegiati, ma non sono ancora quello che sono diventate oggi. Non hanno ancora l’hype e la grande attenzione mediatica che ora possiedono. Il valore di questo progetto, oltre a quello estetico e puramente fotografico, risiede in questo: aver documentato un periodo di grande, e quasi inaspettato, cambiamento.

Tornando alla fotografia, possiamo dire che Unposed è un lavoro dallo sguardo umano che vuole far conoscere dal di dentro qualcosa che non si conosceva ancora pienamente, e portarlo fuori, sui giornali e sulle riviste, per dargli luce. Nelle foto è assente ogni volontà di giudizio: l’intento è solo quello di documentare e restituire nel modo più funzionale.

Un’altra sua caratteristica è che l’intento realista viene sublimato dall’estetica delle fotografie stesse. Ogni singola immagine funziona e racconta da sola, come fosse una poesia, e non un romanzo di prosa quale invece Unposed è, perché così concepito.

L’occhio cattura la magia del backstage, gli sguardi stanchi e malinconici delle modelle e grandi stilisti che appaiono come comparse in questo grande racconto. Il paesaggio della moda viene dipinto dalla luce dell’obiettivo rubando l’energia che si crea nella frenesia delle passerella.






Autore: Francesco Fusi
