Victoria Lautman, giornalista di Los Angeles, visita per la prima volta l’India una trentina di anni fa iniziando a scattare i tipici pozzi indiani, meglio conosciuti come “Baori”, “Baoli”, “Bawasi” o “Vav”. Non hanno le caratteristiche tipiche di un pozzo occidentale, ma sono delle vere e proprie strutture architettoniche per la raccolta di acqua, quasi come fossero dei palazzi sotterranei, che sono stati costruiti nel subcontinente indiano a partire dal 600 d.C.
Infatti, questi pozzi sono delle vere e proprie meraviglie di architettura, ingegneria e arte. Questi favorivano lo sfruttamento idrico per tutto l’anno e sono di dimensioni, stili e materiali vari. I gradini caratteristici formano delle geometrie davvero suggestive ed avevano uno scopo ben preciso, in base alla stagione e al riversarsi delle piogge, la loro funzione era quella di raggiungere il livello dell’acqua per servirsene. Quando la falda aumentava il suo livello, quei gradini, gradualmente, sparivano o viceversa, nei periodo di siccità l’architettura tornava alla luce. Dopo un millennio questi sistemi sono stati sostituiti da impianti idrici più moderni e tecnologici, ma il loro fascino rimane comunque immutato.
Nel 2017 la giornalista ha pubblicato il suo libro dedicato a queste meraviglie degne di una favola Disney, immortalando oltre 200 architetture, il libro si chiama “La comparsa dei pozzetti dell’India”. Fino al 22 ottobre 2019 potrete trovare questa serie in mostra al Fowler Museum alla UCLA.
Testo di Elisa Scotti












