Prima di i-D e The Face, c’era WET. Nata a Venice Beach nel 1976 per volontà di Leonard Koren, WET: The Magazine of Gourmet Bathing è stata molto più di una rivista dedicata al bagno – era un manifesto estetico che mescolava ironia, erotismo e cultura visiva californiana con uno stile impossibile da etichettare. E la moda, dentro WET, non era mai solo un argomento tra gli altri. Era il linguaggio stesso con cui la rivista si esprimeva.


I vestiti nelle pagine di WET non seguivano le tendenze, ma l’umore. Spesso erano assemblati con oggetti di recupero, indossati in modo surreale, immersi in acqua o accompagnati da elementi completamente dissonanti: alghe, saponi, vinili, plastica trasparente. Il corpo, sempre al centro, diventava un mezzo per raccontare un’estetica fluida, giocosa e straniante.

La moda non era confinata a shooting patinati, ma si fondeva con la grafica radicale, le palette improbabili, i layout spezzati, lo humor nonsense. Ogni immagine sembrava uscita da un sogno lucido tra Marcel Duchamp e David Lynch. Eppure, tutto aveva una sua coerenza: WET parlava del corpo come superficie, della cura come performance, della bellezza come atto dissacrante.

L’approccio postmoderno della rivista risuonava perfettamente con una nuova idea di moda: non più status symbol, ma gioco, trasformazione, espressione individuale. Non è un caso se WET ha accolto tra le sue pagine i primi lavori di talenti come April Greiman e Herb Ritts, che proprio lì hanno iniziato a esplorare un’estetica libera, contaminata, profondamente visiva. Anche Matt Groening, ancora prima dei Simpson, contribuì con illustrazioni e testi, confermando come WET non fosse altro che terreno fertile per un’intera generazione di creativi.

Proprio in un momento storico, forse il migliore, in cui le riviste si prendevano molto sul serio, WET ha fatto dell’assurdo un’arte. La moda ne è uscita – letteralmente – bagnata, distorta, e proprio per questo incredibilmente moderna per i tempi.


Leggi anche: Passato e presente della fanzine: cosa serve per realizzarne una?
