Xavier Portela ci porta a fare un giro nell’Upside-Down

Xavier Portela ci porta a fare un giro nell’Upside-Down

Claudia Fuggetti · 11 mesi fa · Photography

E a chi non piace Stranger Things? Avete visto l’ultima stagione? Tra i suoi fan troviamo anche il fotografo e filmmaker di Bruxelles Xavier Portela, che è arrivato a dedicare alla serie il suo ultimo progetto fotografico chiamato The Upside Down Glow.

Servendosi delle giornate di pioggia in cui le pozzanghere vanno a creare delle scene speculari della realtà, Xavier ha cercato di riprodurre il Sottosopra. Certo, la città ritratta è più vicina a quella di un videogioco cyberpunk che ad Hawkins, ma il risultato è comunque interessante.

La color correction ricorda molto Blade Runner 2049, anche se l’intento è quello, in generale, di riprodurre le luci e le atmosfere degli anni ’80 ai giorni nostri.

La possibilità dei più mondi non è solo una prerogativa di Stranger Things, ma anche di altre serie tv come la tedesca Dark e tante altre: la possibilità che esita una dimensione a noi invisibile affascina, intriga e fa riflettere su quello che è il rapporto spazio-tempo, limiti che l’uomo ha dato alla realtà per razionalizzarla.

Per fortuna però, l’Upside-Down popolato dal Demogorgone non esiste, ma la serie di immagini di Xavier Portela è più che reale e la puoi guardare ora nella nostra gallery.

Xavier Portela ci porta a fare un giro nell'Upside-Down | Collater.al
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Xavier Portela ci porta a fare un giro nell’Upside-Down
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“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace

Emanuele D'Angelo · 2 giorni fa · Art

ASHEKMAN è un collettivo originario di Beirut in Libano fondato da due fratelli gemelli Omar e Mohamed Kabbani.
Il collettivo è diventato una piattaforma per i due fratelli per combattere l’ingiustizia sociale, politica e l’estremismo che alimenta la falsa propaganda sul Medio Oriente.

Insieme, come sempre, hanno deciso di dare vita a “Operation Salam“, dipingendo una gigantesca parola “Salam” in calligrafia araba su 85 tetti di edifici, un’opera d’arte di 1,3 chilometri che può essere vista dallo spazio.

Salam, che in arabo significa Pace, indica uno stato di reciproca armonia tra persone o gruppi, soprattutto nelle relazioni personali. L’obiettivo di questa iniziativa è quello di diffondere un messaggio positivo al mondo e di grande speranza per tutto il popolo arabo.

“Nascere nel mondo arabo può essere una sfida, può impedire anche solo di osare e sognare. La situazione politica, la corruzione e le guerre che ogni tanto si accendono possono demotivare chiunque e metterlo in uno stato di disperazione. Per altri, tuttavia, questa triste immagine può essere la spinta a fare qualcosa. Abbiamo sempre cercato di fare esattamente questo. Con il nostro collettivo, abbiamo deciso di combattere lo status quo a modo nostro e alle nostre condizioni. Abbiamo preso la lingua, più precisamente la calligrafia, l’essenza stessa della cultura araba (dopo tutto, è ciò che rende l’arabo… arabo!)” hanno detto gli artisti.

“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace
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“Operation Salam”, un murales di 1,3 km per la pace
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Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Skoda ha girato tre pubblicità in casa con le macchinine

Emanuele D'Angelo · 3 giorni fa · Art

L’industria pubblicitaria è stata duramente colpita dalla pandemia, coloro che ancora fanno pubblicità hanno faticato ad adattarsi al contesto completamente nuovo, complici anche le severe restrizioni sulla produzione.

Ma la creatività non è andata in quarantena, non si è mai fermata, infatti la società automobilistica ceca, fondata nel 1923 a Plzen, Skoda insieme ai registi di From Form, Johan Kramer e Steffen Haars ha girato tre spot diversi in casa con le macchinine giocattolo.
Piccoli SUV in miniatura corrono tra salone, cucina, saltando ostacoli e combinando diversi guai.

La maggior parte delle persone ora sta cercando di trovare un modo per lavorare da casa indisturbata. Perché ovunque si guardi, le distrazioni sono lì. È questo che ha ispirato il produttore olandese a raffigurare il padre di una famiglia, che viene continuamente distratto da una piccola automobile giocattolo, nello specifico una KODIAQ. “Ero curioso di sapere come sarà lavorare con una piccola troupe composta da me e dalla mia ragazza. Era lei che teneva e metteva a fuoco la telecamera quando recitavo in un’inquadratura. A parte questo, stavo girando – farlo dopo undici anni è stato fantastico e mi è piaciuto molto! Steffen dice.

Si chiama Paco. Questo membro a quattro zampe della famiglia di Johan Kramer – l’icona olandese della pubblicità e del cinema – è stato il fulcro di una storia con un’auto giocattolo KAROQ. Le limitazioni sono sempre grandi per la creatività”. Mi è piaciuto molto. Ciò che mi ha colpito è stato il fatto che ŠKODA volesse creare qualcosa di fatto in casa, qualcosa con un’atmosfera e un’ambientazione riconoscibile in cui tutti possano identificarsi. Anche il numero di persone coinvolte è stato minimo rispetto alle solite riprese: questa volta eravamo solo io e mia figlia maggiore. E Paco il cane, naturalmente. Abbiamo anche dovuto fare il nostro caffè sul set – regista, troupe di ripresa e catering tutto in uno. Meraviglioso”, dice Kramer, ammettendo di aver apprezzato molto le riprese.

Lo studio fondato dal duo olandese Jurjen Versteeg e Ashley Govers ha utilizzato la suddetta tecnica di ripresa fotogramma per fotogramma anche per il loro clip. Ammettono di aver deciso di giocare con le proporzioni, che è anche un elemento chiave del loro altro lavoro. Il collegamento di veri oggetti per la casa, di una mano umana e di un giocattolo ha permesso loro di creare la sensazione di una “vera” pubblicità di automobili. Ci ha riportato all’infanzia. Se qualcuno ci avesse detto non molto tempo fa che avremmo girato un inseguimento per una vera casa automobilistica, non ci avremmo creduto affatto”, dicono.

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The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Siamo qui per presentarvi un altro progetto che prova il fatto che sebbene abbiamo trascorso oltre due mesi chiusi nelle nostre case, la creatività non ha smesso di viaggiare. Luis Mendo, grafico e art director, ha approfittato del lockdown per dare vita a un lavoro personale che rappresentasse a 360° il suo stile e le sue passioni. 

The Home Stayer è il titolo del progetto che ha portato Luis a creare delle copertine per una rivista immaginaria. 

Il rimando al The New Yorker e alle sue iconiche cover è palese, anzi, quello di Luis Mendo vuole proprio essere un omaggio al famoso magazine, ma nel suo progetto il soggetto principale è uno e uno soltanto: le case e la vita al loro interno. 

Come ha specificato lo stesso artista, in questo periodo di lockdown, le nostre case si sono trasformate in piccole città in cui riposare, lavorare, allenarsi, rilassarsi, sperimentare nuovi hobby. Questo repentino cambiamento dello stile di vita e degli spazi casalinghi ha unito il mondo intero, per un breve periodo in ogni luogo del mondo le persone stavano vivendo nello stesso modo e la casa di uno è diventata la casa di tutti. 

Proprio per questo motivo le cover di The Home Stayer non appartengono a un luogo specifico e al tempo stesso appartengono ad ogni luogo. 

Per il momento Luis Mendo ha realizzato sei cover, ma il progetto non è ancora terminato, quindi se vuoi scoprire le prossime seguilo su Instagram

The Home Stayer, la rivista immaginaria di Luis Mendo
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MOUA, il museo d’arte subacqueo

MOUA, il museo d’arte subacqueo

Giulia Guido · 3 giorni fa · Art

Poco più di un anno fa vi avevamo parlato di Coralarium, il progetto realizzato da Jason deCaires Taylor per salvare la barriera corallina delle Maldive. In questi mesi, l’interesse e l’impegno di Jason deCaires Taylor non si sono mai assopiti, anzi, hanno portato l’artista a collaborare alla realizzazione del MOUA (Museum of Underwater Art), il primo museo subacqueo dell’emisfero australe. 

A largo della Città di Townsville, nella parte nord orientale dell’Australia, sotto la superficie dell’Oceano è stata posizionata una struttura in lamiera di acciaio inossidabile, chiamata The Coral Greenhouse, che al suo interno ospita alcune sculture realizzate, appunto, da Jason deCaires Taylor. 

L’obiettivo, anche questa volta, è quello di combattere la sempre più veloce scomparsa della barriera corallina, offrendo alla fauna oceanica una struttura su cui svilupparsi che non venga intaccata dall’uomo. 

Inoltre, il MOUA si compone anche di una sola opera posta sopra la superficie dell’acqua, sorretta su un palo. Si tratta dell’Ocean Siren, una scultura ricoperta di LED che cambiano colore in base alla temperatura dell’oceano: più è freddo più la luce virerà sui colori del blu e del viola, più è caldo più le luci si tingeranno si arancione e rosso. Questa attenzione alla temperatura dell’acqua deriva dal fatto che l’aumento dei gradi avvenuto negli ultimi anni ha causato la perdita di colore dei coralli, oramai quasi tutti diventati bianchi. 

L’apertura al pubblico del MOUA doveva avvenire lo scorso aprile, ma a causa dell’emergenza sanitaria è stata spostata a data ancora da definirsi. Noi speriamo il prima possibile!

MOUA, il museo d’arte subacqueo
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MOUA, il museo d’arte subacqueo
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