Le ali delle farfalle nelle macrofotografie di Linden Gledhill

Le ali delle farfalle nelle macrofotografie di Linden Gledhill

Francesca Maura Sansotta · 3 settimane fa · Photography

Linden Gledhill è un biochimico e un artista che esplora il mondo fisico con immagini in scala e frammenti di tempo.

La sua formazione nel campo scientifico e la passione per la fotografia lo hanno portato all’utilizzo della microscopia avanzata e di attrezzature ad alta velocità per creare immagini che rivelano l’inaspettata bellezza fisica che ci circonda.

Gledhill fotografa strutture che normalmente non sono visibili a occhio nudo, surreali close-up sulle ali di lepidotteri che si rivelano come dei piccoli petali perfettamente organizzati in complessi pattern o inaspettati ‘imposta come sfondo del desktop’ immediati.

La farfalla non vive per cibarsi e invecchiare, vive solamente per amare e concepire, e per questo è avvolta in un abito mirabile.
Hermann Hesse

Le ali delle farfalle nelle macrofotografie di Linden Gledhill | Collater.al
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Richard Koek ha catturato le due Tokyo

Richard Koek ha catturato le due Tokyo

Giorgia Massari · 3 settimane fa · Photography

Dopo New York New York, il fotografo olandese-argentino Richard Koek annuncia l’uscita del suo libro fotografico Tokyo Tokyo, disponibile dal 30 aprile. Nel titolo, la ripetizione del nome della città vuol essere già un primo indizio a quello che i suoi scatti sveleranno. Koek cerca il dualismo che ogni città racchiude nella sua essenza. Nel caso di Tokyo, da un lato la tradizione e dall’altro l’estrema contemporaneità. I cliché crollano e fanno spazio alla vera vita quotidiana degli abitanti della capitale nipponica, ma catturarla non è stato semplice.

richard koek

«Non avevo realizzato che fosse un compito impossibile da realizzare», spiega Koek in un’intervista a Creative Boom. «Tokyo non può essere catturata in un libro, ha 40.000.000 di abitanti ed è molto più estesa di New York City. Ho trovato un modo che in qualche modo avesse senso per un libro, e spero di essere riuscito a catturarlo». Senza dubbio Koek svela un lato curioso della città, mettendo in luce il forte contrasto che caratterizza l’universo edochiano. Scopriamolo attraverso alcuni scatti mostrati in anteprima.

Una sala d’attesa, quattro donne vestono in abiti tradizionali ma sulle gambe sono appoggiate borse decisamente dei giorni nostri, così come le loro acconciature.

Ciò che Richard Koek sottolinea è che Tokyo Tokyo è tutto quello che non ti aspetti da questa città. Da turista, da outsider, quando parti per Tokyo hai un’idea ben chiara di cosa aspettarti, fornita principalmente dalle immagini propinate dai media, ma quando torni quest’idea si ribalta. «Il mio libro mostrerà due lati della città; la bellezza delle tradizioni secolari, così come la bellezza nella vita quotidiana del momento che tutti viviamo», spiega Koek sempre a Creative Boom. Un altro aspetto che emerge è infatti la rapida evoluzione della città che, se da un lato conserva con gelosia le tradizioni, dall’altro è in costante cambiamento, sia da un punto di vista architettonico – sorgono in continuazione nuove costruzioni – sia da un punto di vista socio-culturale.

richard koek
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Courtesy Richard Koek

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Cenk Erdoğan e la tradizione fieristica turca

Cenk Erdoğan e la tradizione fieristica turca

Anna Frattini · 3 settimane fa · Photography

Il mondo delle fiere di contea in Turchia è parte integrante della cultura anatolica. Non sono semplici eventi annuali ma incarnano la tradizione nel vero e proprio senso della parola. A raccontarci queste realtà è il fotografo turco Cenk Erdoğan, addentrandosi nelle vite di coloro che lavorano in questi contesti ricchi di tradizione e cultura del posto. Il progetto si chiama It’s Not Fair e si tratta di un vero e proprio viaggio nomade, fatto di tende e migrazione stagionale. Nelle immagini scattate da Erdoğan sembra palpabile l’atmosfera torrida dell’Anatolia, abitata da famiglie nomadi che montano e smontano tende da una città all’altra. La sussistenza di queste persone dipende da questo moto migratorio dove nei mesi invernali trascorsi in zone stabili – dove si dedicano all’agricoltura, al commercio e al lavoro temporaneo per mantenersi – fino alla prossima stagione delle fiere.

Cenk Erdoğan

Cosa racconta Cenk Erdoğan

Le giornate sono impegnate dal duro lavoro richiesto dalle fiere itineranti: montaggio e smontaggio di attrezzature, lunghi viaggi verso la prossima fiera e la costante lotta per arrivare a fine mese. Cenk Erdoğan ci racconta anche alcuni dei retroscena dietro a queste immagini: una parte significativa dei guadagni di queste persone viene inghiottita dai proprietari dei campi fieristici come affitto. Nonostante queste sfide, i lavoratori delle fiere perseverano, mossi da un senso condiviso di scopo e dal desiderio di preservare il loro patrimonio culturale.

Le storie dentro a It’s not fair

La lente di Erdoğan cattura sia le difficoltà che l’umanità di questi individui, intrecciando una narrazione che trascende la semplice documentazione. Attraverso le sue fotografie, getta luce sulle complessità delle loro vite: il cameratismo forgiato tra le avversità, la gioia di intrattenere le folle e l’orgoglio nel mantenere vive le tradizioni vibranti dell’Anatolia. In It’s not fair, Erdoğan non solo cattura momenti fugaci, ma preserva anche uno stile di vita tanto duraturo quanto essenziale per l’identità anatolica. Attraverso la sua lente, i lavoratori delle fiere di contea sono immortalati, le loro storie raccontate con dignità e rispetto, garantendo che il loro lascito continui a risuonare per generazioni a venire.

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Il moto di una provincia immobile

Il moto di una provincia immobile

Anna Frattini · 3 settimane fa · Photography

Cercando Busto Arsizio su Google, una delle descrizioni più esplicative del comune italiano – abitato da 90.000 persone – è quella che troviamo su Wikipedia. «[…] un importante polo industriale e commerciale in un contesto urbanizzato». Secondo Alessandro Galli, classe ’98, Busto Arsizio invece «è una copia originale di qualsiasi altra città dell’hinterland milanese, con l’ambizione di rimanere sempre la stessa». Da questa riflessione nasce 21052 copia (di copia) originale, un progetto fotografico che vuole dare una visione non convenzionale di Busto Arsizio, prestando attenzione su ciò che i bustocchi danno per scontato. Insomma, una riflessione sulla provincia in grado di farci riflettere sulla dicotomia città-hinterland tanto presente nel nostro paese.

21052 copia (di copia) originale, un reportage di Busto Arsizio secondo Alessandro Galli

É dal 2021 che Alessandro Galli cerca di trasferirsi a Milano. Ora che ci è riuscito ha voluto ripercorrere insieme a noi gli anni dell’attesa a Busto Arsizio, l’immobilità di una provincia che vedendo andar via molti dei suoi giovani abitanti decide di non cambiare, di rimanere sempre uguale. L’intenzione di Galli è quella di riflettere sul degrado urbano e sulla mancanza di migliorie messe in atto nel corso del tempo. Ma non solo, negli scatti di Galli c’è anche un particolare – e straniante – tipo di bellezza, che solitamente passa inosservato.

La riflessione sulla provincia si dirama anche in una fanzine, uscita l’anno scorso, che ripercorre tutti i luoghi in cui Galli ha deciso di scattare. Ci sono anche cinque cose che secondo il fotografo sono da sapere su Busto e su di lui. Un espediente che oltre agli scatti ci permette di andare oltre all’immagine ma anche un vero e proprio saluto alla sua città dove – almeno in parte – ha sviluppato il suo gusto estetico. Alcune delle fotografie rispecchiano l’ambizione di Busto Arsizio di assomigliare a Milano in un’immobilità significativa. C’è la ragazza in bilico sulle punte, i cantieri, le attività prima aperte poi chiuse. Anche l’incuria attorno alla stazione di Castellanza è particolarmente significativa secondo il fotografo. Ci sono anche immagini che secondo Galli sono «strettamente legate al suo gusto fotografico», come quella del sottopassaggio illuminato da un semaforo verde o il cespuglio incolto all’ingresso di un condominio di Busto Arsizio.

Pollice Verde
busto arsizio
Campana

La fanzine

21052 copia (di copia) originale nasceva nel 2021, in piena emergenza Covid-19. Con la fine del coprifuoco, un sabato mattina alle 5, il fotografo ha lasciato cinque copie della fanzine in giro per la città in cinque location insieme a un flyer con le grafiche che vedete qui sotto nello slider. Prima una specie di Termini e Condizioni da accettare quando si inizia a vivere a Busto Arsizio e poi una mappa dei luoghi secondo Galli. Un’idea originale che parla di provincia in modo sicuramente innovativo. Incluso nel flyer c’è anche l’opera d’arte più importante della conservata in città. Si tratta del Dipinto anonimo risalente al XVII sec e conservato nel Museo di Arte Sacra San Michele Arcangelo. L’opera raffigura un prete mentre benedice un appestato nel lazzaretto di Busto Arsizio.

Alcune delle fotografie di Alessandro Galli saranno in mostra dal 2 al 5 maggio da Liquida PhotoFestival.

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Quello che rimane della guerra secondo Gabriele Micalizzi

Quello che rimane della guerra secondo Gabriele Micalizzi

Giorgia Massari · 3 settimane fa · Photography

Da 29 ARTS IN PROGRESS, la galleria di Milano in via San Vittore, sono esposte le fotografie di Gabriele Micalizzi, già ospite di Spigola, un podcast di Collater.al. In occasione dell’intervista abbiamo avuto modo di approfondire quella che è l’attività del fotoreporter soprattutto in territorio di guerra. Intitolata A Kind of Beauty, la mostra aperta da oggi 4 aprile è curata da Tiziana Castelluzzo. L’esposizione presenta una selezione di fotografie, che spaziano dal bianco e nero stampato ai sali d’argento al colore, accuratamente scelte tra i negativi custoditi nell’archivio dell’artista.

gabriele micalizzi
© Gabriele Micalizzi – Manifesto, March of Return, Gaza, 2018 – Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery_WEB

Le immagini esposte catturano momenti significativi dei principali teatri di conflitto degli ultimi vent’anni, dalla tumultuosa primavera araba ai conflitti mediorientali contro il califfato, sino alle attuali crisi in Ucraina e Palestina. La mostra si distingue per l’approccio innovativo verso la fotografia documentaristica, abbracciando un’estetica e un significato che superano il mero scopo informativo. Le opere di Micalizzi non solo documentano i conflitti, ma evocano un mondo autonomo e coerente, ricco di poesia e potenza. L’approccio artistico del fotografo induce lo spettatore a riflettere sui complessi significati degli eventi storici, trasmettendo emozioni e sensazioni attraverso ogni scatto.

 Gabriele Micalizzi
© Gabriele Micalizzi – Mock Death, March of Return, Gaza, 2018 – Courtesy of 29 ARTS IN PROGRESS gallery_WEB
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