Arnaud Freitas racconta Israele con le sue immagini

Arnaud Freitas racconta Israele con le sue immagini

Claudia Fuggetti · 2 settimane fa · Photography

È un racconto sospeso nel tempo quello del fotografo francese Arnaud Freitas, che nella sua nuova serie d’immagini intitolata Israel, immortala uno spazio intimo e riservato. Israele è una terra ricca di contraddizioni che l’artista cerca di far emergere attraverso scene che ritraggono non solo i paesaggi, ma anche lo stile di vita, i dettagli e le piccole cose che molto spesso sfuggono all’attenzione del comune visitatore.

Si tratta di una serie dal taglio cinematografico che tende a comunicare una sensazione di tipo contemplativo, che riesce a descrivere esattamente il luogo preso in considerazione.

Attraverso queste scene-epifanie, Arnaud ci rivela le sue impressioni sulla cultura israeliana, mantenendo un distacco quasi etereo, che viene rimarcato dalla dimensione fortemente atemporale dell’intero progetto.

L’aspetto più interessante è che le fotografie dell’artista non sono pianificate o previste, ma si modellano all’interno del reale, già magico di per sé. Il suo racconto è intimo, autentico, nuovo.

Dai un’occhiata alla pagina Instagram di Arnaud qui.

Arnaud Freitas racconta Israele con le sue immagini | Collater.al
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Il film diary della fotografa Shannon Tomasik

Il film diary della fotografa Shannon Tomasik

Claudia Fuggetti · 2 settimane fa · Photography

Shannon Tomasik è una fotografa di Grand Haven, Michigan, che non si limita semplicemente a scattare; il suo è un bisogno costante che viene dal profondo e che l’ha portata a concepire il suo profilo Instagram come un diario intimo ed intenso.

L’artista scrive con la luce servendosi di una macchina fotografica 35 mm a pellicola, per produrre scatti che vengono poi condivisi sui social: sì, perché la condivisione diventa una fase importante, indispensabile, che avvalora le scene dense di carica emotiva che Shannon cattura.

Attimi sospesi, ricordi e riflessioni, il rapporto di odio-amore col proprio corpo, l’inseguimento di una luce, forse una speranza inafferrabile. Shannon Tomasik deve condividere il suo dolore, il vuoto di una stanza, l’emozione di stare con qualcuno, e lo fa servendosi di un’estetica cinematografica, che lei stessa ha più volte definito quasi indie.

Se ancora non lo hai fatto, dai un’occhiata al profilo Instagram dell’artista qui.

Il film diary della fotografa Shannon Tomasik | Collater.al
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Enshroud, le donne musulmane di Medina Dugger

Enshroud, le donne musulmane di Medina Dugger

Claudia Fuggetti · 1 settimana fa · Photography

Le immagini di Enshroud, progetto visual della fotografa Medina Dugger, sono state realizzate come collage digitali e propongono la rappresentazione astratta del velo. Le forme, i pattern, i colori hanno il compito di raccontare la Nigeria, un territorio popolato da una parte di credenti musulmani e dall’altra parte da cattolici: l’hijab divene dunque un simbolo molto visibile della fede, delle usanze e dello stile a Lagos.

Medina ha voluto comunicare la potenza del suo progetto attraverso una spiegazione ben dettagliata di questo:

“La serie vuole far riflettere anche sulla percezione e le realtà che circondano le donne che indossano il velo, indumenti che hanno una storia lunga e complessa che precede quella l’Islam. Nell’antichità, i veli indicavano lo status sociale di una donna. Oggi, l’hijab è spesso diffamato. Le donne in hijab rischiano stereotipi, esclusione sociale, giudizio e abusi. Molti associano il velo all’estremismo e alla repressione femminile”.

La sua spiegazione diventa utile ed interessante non solo per capire veramente cosa si nasconde dietro queste immagini gioiose e colorate, ma anche per cogliere i significati che si celano dietro i filtri che i mass media pongono davanti alle culture.

In Occidente, il velo è diventato anche il simbolo di una posizione contro l’islamofobia. Nike ha recentemente rilasciato il Nike Pro Hijab per atlete musulmane e Halima Aden è la prima modella keniota ad apparire in hijab sulla copertina di British Vogue”.

Visita il sito di Medina Dugger se vuoi approfondire.

Enshroud, le donne musulmane di Medina Dugger | Collater.al
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Denisse Ariana Pérez, la bellezza delle comunità afro

Denisse Ariana Pérez, la bellezza delle comunità afro

Claudia Fuggetti · 1 settimana fa · Photography

Denisse Ariana Pérez è una copywriter, autrice e fotografa di Copenhagen, nata nei Caraibi. È ossessionata dalle parole, dalle persone, dalle immagini e dalla ricerca di modi per farli parlare gli uni con gli altri.

Le immagini di Denisse sono costruite attraverso la connessione tra il linguaggio scritto e quello fotografico, perché alla fine si tratta sempre di raccontare una storia. Il suo lavoro più recente si concentra sull’uso della fotografia e della narrazione per evidenziare la bellezza delle comunità afro e di altri gruppi emarginati dai quali si sente ispirata.

Tra i suoi soggetti preferiti ci sono anche gli albini, ai quali si sente ugualmente legata per via del loro aspetto fisico, insolito ed affascinante. I lavori dell’artista sono stati pubblicati su The Guardian, El Pais, VICE, Afropunk, Dazed e Accent Magazine.

Visita il sito di Denisse qui.

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Il reportage di Daria Garnik sulla vita dell’astronauta Jurij Gagarin

Il reportage di Daria Garnik sulla vita dell’astronauta Jurij Gagarin

Collater.al Contributors · 1 settimana fa · Photography

La fotografa russa Daria Garnik, classe 1986, laureata in critica d’arte, ha realizzato una serie di scatti in onore dell’astronauta sovietico Jurij Gagarin il quale, il 12 aprile del 1961, è stato la prima persona al mondo a viaggiare nello spazio diventando il pioniere dell’era dell’esplorazione spaziale. Jurij, provenendo da una famiglia che abitava nella campagna russa, rappresentava un simbolo di speranza e di progresso, la prova vivente che tutto era possibile, anche a dispetto delle proprie origini. L’astronauta oggi è considerato un eroe dell’ex Unione Sovietica e della sua propaganda, vista l’importanza dell’esplorazione spaziale all’interno della politica dell’URSS, ma anche la rivalità e il clima di tensione con gli Stati Uniti.

Per questo motivo divenne l’idolo di molti bambini tra cui Daria che, nonostante sia nata ben 25 anni dopo la missione, curiosa dell’uomo che si celava dietro al mito, ha deciso di mettersi in viaggio e recarsi nella città natale di Gagarin a circa 200 km di distanza da Mosca, un tempo chiamata Gzhatsk ma successivamente ribattezzata a suo nome dopo il volo storico nello spazio. Qui esistono attualmente molti luoghi che commemorano l’astronauta come musei, negozi, biblioteche e cinema.

La fotografa russa ha creato un reportage ripercorrendo un po’ la vita di Jurij volendone conoscere la storia, immortalando la casa, la macchina, il cibo che mangiava quando era nella navicella spaziale, la scuola frequentata ecc.
Gli scatti di Daria prendono spunto da molteplici influenze, dalla sua età adolescenziale dove in quegli anni la Russia stava attraversando un periodo difficile fino alla realtà circostante, dalle persone che incontra, la scoperta di nuovi luoghi e di conseguenza una migliore comprensione del mondo.

Tra gli scatti preferiti di Daria Garnik c’è quello del garage che ricorda molto un acquario dentro cui è posta l’automobile di Gagarin. Questa immagine fa sembrare tutto un luogo dove il tempo si è fermato. L’auto GAZ-21 era un regalo dato dal governo all’aviatore dopo il suo incarico, che ha utilizzato fino alla sua tragica morte avvenuta a causa di un incidente mentre stava guidando un caccia.

Daria Garnik | Collater.al 6
Daria Garnik | Collater.al 6
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Testo di Anna Cardaci

Il reportage di Daria Garnik sulla vita dell’astronauta Jurij Gagarin
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Il reportage di Daria Garnik sulla vita dell’astronauta Jurij Gagarin
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