È passata quasi una settimana dalla notizia della scomparsa di Bill Viola (1951-2024) e ci chiediamo quanto ci abbia lasciato. La sua morte, tema per altro ampiamente sviscerato dall’artista italo-americano, apre oggi infiniti dialoghi e studi intorno alla sua ricerca. Una riflessione calda è senza dubbio il suo essere precocemente multidisciplinare. La sua propensione per la video-arte e per l’installazione, così come per la musica, lo configura come uno dei primi sperimentatori delle nuove tecnologie intese come mezzo artistico. Lo stesso Bill Viola spiegava come «tenere in mano la videocamera e il microfono» significa «tenere in mano un sistema filosofico, non solo uno strumento di raccolta di immagini e suoni». Ecco che l’invenzione del video come arte fu definitivamente codificata e delineata da lui, tanto da essere considerato oggi il pioniere della video-arte. Laura Cumming, critica d’arte, lo descrisse come «il Rembrandt dell’era del video». Insomma, ciò che è certo è che Bill Viola segna un punto di svolta della storia dell’arte e apre la strada a tutti gli artisti che oggi sperimentano con le immagini in movimento.

Se Bill Viola aveva capito prima di tutti la potenza della tecnologia e dei media, ancor di più aveva capito che l’opera d’arte vive e si evolve «nella mente dello spettatore che osserva», per usare le sue parole. Il trasferimento a Firenze – subito dopo la laurea – lo ha visto al lavoro da art/tapes/22 e in contatto con artisti del calibro di Jannis Kounellis, Mario Merz, Vito Acconci e Joan Jonas. Per questo Palazzo Strozzi, nel 2017, era il luogo perfetto per una retrospettiva sull’artista americano. Bill Viola. Rinascimento elettronico è stata infatti una delle personali che più è andata a fondo sulla storia e sulle avanguardie portate avanti da Viola. Mentre a Milano, l’anno scorso, erano quindici le opere in mostra in occasione di Bill Viola – la sua ultima personale in Italia, precisamente a Palazzo Reale.

L’acqua nelle opere di Bill Viola
L’acqua è sicuramente uno dei punti focali del corpus di Bill Viola che nel corso degli anni ha riflettuto sulla capacità della materia di fare da schermo ma anche da mezzo rivelatore. Acqua come vita ma anche come distruzione e morte. Un tema che tornerà spesso nel corso della sua carriera, intersecato a quello della tecnologia – in grado, secondo lui, di mettere in piedi criteri estetici e orizzonti nuovi mai visti prima. Significativa in questo senso è sicuramente He Weeps for You (1976), un’installazione con telecamere che seguiva il punto di vista interno di una goccia d’acqua.
Di opere significative – nel corso degli anni – ce ne sono state moltissime. Theater of Memory (1985) per il Whitney, accostata a dipinti e sculture e la prima in assoluto in time based. Nel 1995 arriva anche Buried Secret in occasione della Biennale di Venezia (in mostra nel padiglione USA) e nel 2001 Catherine’s Room che mostra ancora una volta l’abilità verso rimandi medievali e classici. Quest’ultima opera infatti riprende Santa Caterina da Siena di Andrea di Bartolo, risalente al 1393.

Natura e tecnologia hanno saputo coesistere nel mondo di Bill Viola senza forzature né costrizioni, parlando attraverso un linguaggio emotivo che a oggi lo ha reso un visionario empatico capace di cambiare le regole del mondo dell’arte, talvolta restie al cambiamento.

