Crescere in una piccola comunità isolata, circondata dalla natura e poco altro, modella negli artisti immaginari stilistici in cui l’uomo ha un ruolo irrilevante. Il fotografo Brendon Burton, nato a Portland (Oregon), rappresenta la decadenza e la solitudine dei paesaggi americani, in cui la presenza di attività dell’uomo come tralicci o blocchi di cemento suonano spesso come un elemento di disturbo, come errori nel paesaggio.
Burton cattura nitidamente una faccia degli Stati Uniti, quella degli orizzonti sconfinati, dei manifesti, delle case abbandonate e delle macchine che “come ci sono finite lì?”.
Il fascino e l’angoscia dell’abbandono si sovrappongono nelle immagini che ritraggono costruzioni in legno ormai fatiscenti. La cartellonistica isolata in mezzo ai campi, oppure nascosta dalla nebbia, racconta anche delle difficoltà di essere ascoltati in ambienti ostili come quelli immortalati da Burton.
Il lavoro di Brendon Burton è in parte raccolto nel libro “American poetry”, una raccolta di paesaggi scattati nel corso di cinque anni lungo le strade degli Stati Uniti.














