Gli scatti in bianco e nero di Chiara Borgaro

Gli scatti in bianco e nero di Chiara Borgaro

Giulia Guido · 3 anni fa · Photography

Non provate a cercare spiegazioni nascoste, guardando le fotografie di Chiara Borgaro c’è solo una cosa da fare: lasciarsi andare. 

Chiara Borgaro è una fotografa italiana che oggi vive e lavora a Torino. Scorrendo i suoi scatti possiamo notare due elementi ricorrenti, su cui si basa la sua ricerca artistica: l’utilizzo del bianco e nero e il legame tra uomo e natura. Ci troviamo davanti a fotografie in cui le silhouette di giovani donne si fondono con le rocce, gli alberi, la terra, il cielo e con la nostra immaginazione. 

Alcuni scatti di Chiara Borgaro saranno esposti per Ph.ocus – About Photography nella sezione “Please, Take Care” e per l’occasione non ci siamo fatti raccontare qualcosa in più sul suo lavoro e il suo stile. Non perderti la nostra intervista qui sotto! 

Qual è il primo ricordo che hai legato alla fotografia? 

Forse l’immagine di mia nonna che di tanto in tanto mi chiedeva di seguirla nella tavernetta di casa, dove in un cassetto tiene ancora oggi una grande quantità di vecchie fotografie. Mi diceva sempre che la fotografia non la interessava per niente, ma quando si ritrovava a scorrere tutti quei ricordi tra le dita era come se si dimenticasse di quanto poco le importava. Cercava di ricordarsi chi fosse ritratto in quelle immagini, non sempre era facile individuarlo. Alcuni erano componenti della famiglia emigrati in Argentina, altri vecchi compagni di scuola, poi c’erano le foto di famiglia, di quando lei e il nonno erano giovani. Per ognuna cominciava il racconto di una storia e quello sapevo essere un momento solo nostro. 

Spesso i tuoi scatti sono in bianco e nero. Cosa ti porta a scegliere questa tecnica e quali aspetti di essa apprezzi maggiormente? 

Un giorno è nata per gioco una canzone che un mio amico ha scritto sulla mia persona e in un verso cita un mondo in bianco e nero, definendolo un po’ nostalgico. Ecco, la scelta forse si lega bene a questo sentimento che mi caratterizza e mi tiene sempre legata in modo piuttosto romantico al passato.

Fotografare in bianco e nero mi consente di dare alla realtà un’altra dimensione, di lasciare spazio all’immaginazione e sono proprio le immagini che si generano nella mia mente, spesso surreali, che mi interessa riprodurre. Non voglio ricreare il reale, per questo i colori non mi servono. Chi guarda può sicuramente intuirli e non è detto che corrispondano a quelli reali, per questo è un esercizio di immaginazione anche per l’osservatore. 

Molte volte le tue fotografie si sviluppano attorno a una figura umana. Cosa vuoi trasmettere e raccontare attraverso i corpi che fotografi? 

Esatto, sono corpi che entrano a far parte del paesaggio, del contesto da cui sono circondati. Spesso è come se fossero in qualche modo privati della loro dimensione propriamente umana. Divengono al pari di un albero, un sasso o un qualsiasi altro elemento naturale.

La mia fotografia non ha il proposito di trasmettere messaggi, ma cerca piuttosto di estendere a chi guarda la possibilità di trovare un senso. Molte volte sono immagini intime, che generano da una necessità personale, (forse egoistica?), di espressione e nemmeno io sono in grado fino in fondo di attribuirne il significato. 

Forse è proprio così che si lascia spazio all’immaginazione, allargando, anziché restringere, le possibilità di interpretazione.

Parte del tuo progetto realizzato su Porta Palazzo sarà esposto a Paratissima. Raccontaci e dicci come è nato. 

Dopo aver trascorso dei mesi nelle campagne dell’Irpinia a cui devo molto, mi sono spostata a vivere in città, a Torino. Ho trovato un appartamento che sin da subito mi ha dato la sensazione di trovarmi come su di un confine. Da un lato, la vita ordinata e sistemata secondo certi canoni del centro della città, dall’altro, alle spalle del palazzo, la vita caotica e caratteristica dei quartieri che si aprono oltre Porta Palazzo. Al mercato persone che conducono vite molto diverse tra loro si incontrano e condividono uno stesso spazio. È un punto di osservazione privilegiato sull’umanità, ma bisogna entrarci dentro per raccontarlo, per questo l’intero progetto si intitola “La vie ici”. È la vita qui, mia e di chi condivide una realtà che sorge e tramonta ogni giorno con il mercato. Nello specifico le fotografie esposte a Paratissima ritraggono momenti in cui nulla fa più rumore e il silenzio domina sulla piazza, ma le immagini non posso spiegarle. 

C’è uno scatto al quale sei particolarmente legata? Raccontacelo. 

Ci sono più scatti a cui sono molto affezionata. Non è semplice scegliere. Sicuramente ho un legame significativo con una fotografia in bianco e nero di un albero, posizionato sul lato destro dell’immagine, il cui tronco piega verso il lato opposto dello scatto. È lasciato poco spazio alla terra in cui affonda le radici, mentre ampio spazio è lasciato a un cielo di nubi dense che creano con il loro candore un forte contrasto con gli altri elementi. Per i più attenti si intravede un filo di stelle che scende dalla chioma verso il suolo. A distanza di due anni da quello scatto ne è seguito un altro, il soggetto era lo stesso, ma accanto all’albero questa volta c’erano due corpi, spogli, nell’atto di un abbraccio. È divenuto per me simbolo di una fase della mia vita, che come un cerchio si è chiusa nel punto stesso in cui aveva avuto inizio. 

Gli scatti in bianco e nero di Chiara Borgaro
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Il mondo mondano di Nicolò Rinaldi

Il mondo mondano di Nicolò Rinaldi

Collater.al Contributors · 5 giorni fa · Photography

Il fotografo italiano di street e lifestyle Nicolò Rinaldi compie una vera e propria esplorazione del mondo quotidiano in chiave fotografica. Dopo aver iniziato con la fotografia di paesaggi e esterni, Rinaldi si specializza nel campo della fotografia documentaristica e street, identificando cliché e abbracciando l’ordinario in situazioni affollate. Nella serie Mondo Mondano, Rinaldi si addentra nel cuore della movida sociale. Il vivace tessuto delle feste e dei festival vibra nei suoi scatti e riflette l’eccentricità del contemporaneo. Glitter, drink, luci stroboscopiche, occhiali da sole, si mescolano a tatuaggi, baci, grida e cappelli stravaganti in un’affascinante indagine sociale. Tutto è realizzato in analogico, trascendendo il tempo e scegliendo una narrativa più autentica.

Courtesy Nicolò Rinaldi

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Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang

Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang

Claudia Fuggetti · 6 giorni fa · Photography

Fish Zhang, conosciuta su Instagram con l’account fiiiiiish, è una giovane fotografa di Tokyo che racconta il mondo che le gravita intorno. Il suo sguardo è molto particolare e spesso le immagini che propone al pubblico generano un sentimento di incertezza e destabilizzazione, che in inglese si riassumono benissmo con il termine “weird”. Le pose vengono smorzate da un mood narrativo che tende più a cogliere l’attimo che a illustrare ogni singolo momento di una storia. La sessualità trova ampio spazio nella sua produzione fotografica, che ci ricorda in parte lo stile di Ren Hang, del quale abbiamo precedentemente parlato qui. La donna è rappresentata senza artifici, ma con semplicità e realismo, nonostante negli scatti ci sia un grande senso compositivo.

Visita il sito di Fish e dai un’occhiata ai suoi lavori nella gallery.

Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al  Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al Strano è bello, gli scatti NSFW di Fish Zhang | Collater.al

Courtesy Fish Zhang

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Lo stile cinematografico e NSFW degli scatti di Lou Escobar

Lo stile cinematografico e NSFW degli scatti di Lou Escobar

Claudia Fuggetti · 7 giorni fa · Photography

Lou Escobar è una fotografa e film-maker francese con base in California che realizza splendide immagini caratterizzate da uno stile fortemente cinematografico. Le atmosfere glam e patinate sono la sua passione e tutti i suoi scatti, anche quelli NSFW, sembrano estrapolati dalle scene di un film hollywoodiano. Le donne immortalate da Lou Escobar sono a loro agio con il proprio corpo e diventano icone di un tipo di sessualità audace, che trasmettono libertà e sensualità, anche solo attraverso lo sguardo.

Tra le sue pubblicazioni non mancano nomi di magazine di moda come Schon e Cake Magazine, mentre il Marsatac festival lo ha scelto per l’adv dell’edizione 2018. I suoi racconti visivi sono ipnotici e non ci si stanca mai di guardarli; se vuoi conoscere altri lavori puoi dare un’occhiata al suo profilo Instagram che trovi qui.

Lo stile cinematografico e NSFW degli scatti di Lou Escobar
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Lo stile cinematografico e NSFW degli scatti di Lou Escobar
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Cosa succede quando la galleria del telefono diventa un progetto fotografico?

Cosa succede quando la galleria del telefono diventa un progetto fotografico?

Giorgia Massari · 1 settimana fa · Photography

«Un progetto rischioso, un po’ come il writing», ci spiega il fotografo catanese Salvo Sibilla parlandoci del suo progetto di street photography dal titolo Sani e Salvi. Si tratta di un progetto che non nasce per essere tale. Una raccolta di scatti amatoriali privati, fatti con l’iPhone, che acquistano una dimensione pubblica. Tutto ha inizio nel 2020 quando Salvo inizia a scattare in strada, un po’ per cercare compagnia in una nuova città – che nel caso di Milano è capace di farti sentire molto solo -, un po’ per catturare la stravaganza intorno a lui, alla quale non era abituato. Nell’estate del 2022 decide di renderlo pubblico e di condividere una parte della galleria del suo smartphone. Salvo racchiude in un unico progetto i suoi scatti amatoriali “pieni di luci, di volti e di vite”, come afferma il suo collaboratore e amico Loris Di Bella. Snaturate della loro dimensione intima, le fotografie “anti-etiche” – usando le parole di Salvo – prendono vita dialogando tra loro e accorgendosi della presenza di un grande comune denominatore: l’immediatezza stratificata alla stravaganza.

Ma Sani e Salvi non rimane solo a Milano. Viaggia per diverse strade e per diverse città, da Milano ad Amsterdam, da Rotterdam a Sestri Levante, da Finale Ligure a Pedara e, infine, da Bologna a Catania, città natale di Salvo Sibilla. I soggetti preferiti di Salvo sono le persone anziane, lui stesso ci racconta il motivo di questa scelta. «Il primo motivo, quello più umano, è perché mi ricordano i miei nonni, le persone che mi mancano di più da quando mi sono trasferito a Milano. Sono una persona molto romantica e per questo cerco questo aspetto anche nei miei scatti. Nelle persone anziane ritrovo lo stesso animo puro e gentile dei miei nonni».

Questo progetto diventa per Salvo Sibilla una sorta di terapia di adattamento in una nuova città. Provenendo da Catania e approdando a Milano, le differenze culturali sono molte. «Mi piaceva camminare in strada e osservare tutto quello che stava intorno a me. Venendo da una piccola città come Catania, purtroppo nasci con degli stereotipi e dei limiti mentali. Quando sono arrivato a Milano, questi limiti visivi sono iniziati a cadere, tutti quegli aspetti che all’inizio giudicavo come stravaganze sono diventate oggi normalità». Le fotografie diventano quindi un modo di relazionarsi alla nuova quotidianità e, allo stesso tempo, di scoprire una nuova città. In questo senso, è interessante sottolineare l’approccio fotografico di Salvo Sibilla, che lui stesso descrive come “un po’ anti-etico“. «La mia tecnica è quella di agire come un turista. Mi fermo facendo finta di cercare una via e scatto la fotografia alla persona, molto da vicino», ci spiega «Molto spesso le persone anziane non se ne accorgono, così come i miei nonni anche se loro, con il tempo, hanno imparato a riconoscere la mia metodologia e ora sono molto contenti quando li scatto, si sentono un po’ i protagonisti».

«Sani e Salvi può dirsi che è nato da poco e ha ancora tutto da scoprire e che è arrivato alla fine, guadagnando di saggezza», si legge sempre nel testo di Loris Di Bella. Il progetto quindi non finisce qui anzi, diventa per Salvo Sibilla un punto di partenza che gli ha insegnato «a non mollare mai», come ci confessa Salvo, che chiude l’intervista citando la frase di un suo amico: “continua a fare quello che fai a prescindere da tutto e tutti”.

Courtesy Salvo Sibilla

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