Una cosa si nota di più se c’è o se non c’è? È una di quelle domande che fanno sempre riflettere e le risposte a volte fanno nascere delle vere idee geniali. Ad esempio nel campo della pubblicità è capitato spesso di vedere campagne di prodotti iconici basate sulla loro assenza: lo ha fatto McDonald’s qualche anno fa e ancora prima Coca-Cola. È come dire che quel prodotto lì è talmente riconoscibile che non c’è bisogno di farlo vedere, le persone lo immagineranno comunque.
Ecco, possiamo dire che questo è lo stesso principio che Coco Dávez ha applicato al suo progetto personale Faceless.
Coco Dávez, all’anagrafe Valeria Palmeiro, è un’artista spagnola che vive e lavora a Madrid. Classe 1989, ha cominciato a dipingere verso i vent’anni, nel 2010 risquotendo un discreto successo nel campo dell’editoria. Qualche anno dopo a causa della crisi che ha subito il settore ha dovuto reinventarsi e superato un periodo di stop nel 2013 ha ricominciato a creare senza più smettere.
La sua produzione alterna lavori su commissione per clienti come Vitra, Kenzo, Prada, New Balance e molti atri e progetti personali. Tra questi a spiccare è il già citato Faceless, che l’ha portata ad essere conosciuta a livello mondiale.
Ciascun dipinto di questa serie rappresenta un personaggio famoso, reale o di finzione, con uno stile sintetizzato al massimo: Coco Dávez non usa più di 4 o 5 colori che sono sempre accesi e vibranti, non troviamo outline o contorni e le forme sono semplici e decise.
La caratteristica principale di questi lavori è che l’artista non ne disegna i volti, ma sebbene manchino le bocche, gli occhi, i nasi, le sopracciglia, la loro immagine è talmente iconica che riusciamo a riconoscerli lo stesso.
Dai più lampanti, come Topolino o David Bowie ai più “difficili” come Bill Murray o Don Draper, non importa chi sia il personaggio in questione, i piccoli particolari che lo caratterizzano saranno sufficienti per non farci sbagliare.
Ma a Coco Dávez piace cambiare, per questo, oltre a Faceless, sul suo sito e sul suo profilo Instagram possiamo trovare altri lavori, alcuni ancora più minimali altri invece più realistici. In ogni caso la sua firma sono i colori che utilizza, tra i quali non mancano mai quelli primari.




















