Il legame tra Fausto Serafini e la fotografia inizia 10 anni fa, dal bisogno cercare qualcosa che rappresentasse a pieno l’identità e lo spirito dell’artista. La vita notturna vissuta nel locale che gestiva all’epoca portava stress, da sfogare alla domenica in montagna o campagna, scattando foto che creavano una bolla dove non sentire il peso della quotidianità.
È una collega a fornire le prime basi per approcciarsi all’arte della fotografia, dodiché inizia un percorso da autodidatta, partendo da un background musicali e cinematografico coltivato negli anni. Fausto Serafini inizia semplicemente a rappresentare la realtà, lasciando intatte le foto e i set, per uno stile che l’artista definisce come “vero e punk“.


L’ossessione per il realismo ha reso fin da subito necessario un rapporto di confidenza, che prevedeva il passare del tempo insieme ai soggetti da fotografare. Serafini ha iniziato quindi a definire un metodo ben codificato, importantissimo per il risultato finale e che prevede spesso che il primo giorno quasi non si scatti. Le parole creano un legame tra fotografo e soggetto, in quelle che l’artista definisce come “convivenze”, diventate sempre più lunghe, per le quali prevedere sempre solo il biglietto di andata, per concentrarsi sul lavoro e poi salutarsi.
“Questo metodo di lavoro lo amo particolarmente perché permette di creare anche connessioni umane (che ultimamente scarseggiano) molto forti, con metà dei soggetti ci si sente spesso e si resta amici e ci si confida. Stringere rapporti mi ha fatto cambiare molto ottica su cosa cerco da un’immagine” racconta a Collater.al Serafini.
È la voglia di tirar fuori il più possibile da pochi soggetti che rende così solida la ricerca del fotografo. Per questo ora sta provando a lavorare anche con un numero ridotto di muse, una di queste è la sua compagna Francesca, ora sua unica musa, protagonista di questa serie fotografica, risultato della loro prima convivenza alla quale è seguita una seconda e una terza, tutt’ora in corso.













