I film del Marvel Cinematic Universe sono l’epica della contemporaneità? Sì, e non stiamo esagerando.
Quasi sempre associamo l’epica alle opere di Omero e Virgilio, ma esistono anche poemi che si perdono nella notte dei tempi o epopee moderne. Questo particolare genere letterario è basato sull’etica, quella dell’eroe. Ma su questo torneremo più avanti.
L’epica nasce per raccogliere conoscenze, esperienze comuni e creare un orizzonte di valori entro cui ogni persona possa riconoscersi. L’epica è inclusiva nella forma in cui vuole includere la società nei suoi valori – ritenuti di per loro veri – e vuole che la società stessa, tramite la sua lettura, viva secondo virtù quella forma alta di etica condivisa, che si rivela essere un’enciclopedia tribale cui aggrapparsi per vivere secondo valori fissi e veri.

Inconsciamente o meno, anche la modernità ha avuto la necessità di proporre personaggi e temi rassicuranti capaci di incarnare valori da condividere.
Già Torquato Tasso nella sua “Gerusalemme Liberata” aveva proposto un poema cavalleresco sui generis che traeva spunto dalle ormai vetuste Chanson de Geste medievali del ciclo carolingio, dove i protagonisti erano Carlo Magno e i suoi cavalieri. Tasso non ambienta il suo poema a Roncisvalle, e la figura di Carlo Magno viene sostituita da quella di Goffredo di Buglione, capitano cristiano della prima crociata. Il suo personaggio nel poema serve per ricordare la perfezione assoluta del fisico, della prestazione in battaglia e specialmente del carattere severo, inflessibile che non cede alle tentazioni (un topos tipico dell’epica greca, quello della kalokagathìa, l’idea di perfezione fisica e morale dell’eroe). Tasso, per celebrare la religione cristiana, scrivendo il suo capolavoro durante la Controriforma, scelse un condottiero perfetto che rappresentasse in tutto e per tutto i degni successori di Gesù Cristo nella crociata. Ma l’anima irrequieta di Tasso, che potremmo definire estremamente moderna, ha inserito nel poema cavalieri tutt’altro che incorruttibili. Tancredi e Rinaldo, i migliori guerrieri cristiani, si perdono, smarriscono la strada e il loro cammino. Le distrazioni si fanno inquietudini. Alla fine, dopo un lungo pellegrinaggio interiore e diverse peripezie, Rinaldo viene perdonato dal Pio Buglione e sarà proprio lui, avendo ritrovato la fede, a portare i cristiani alla vittoria.

È chiaro come l’epica sia figlia e madre del suo tempo e si evolve nel corso dei secoli. Nella modernità l’idea di epopea è cambiata e la sua fruizione è stata relegata al mondo cinematografico.
Gli Stati Uniti d’America, negli anni ’30 e soprattutto durante e dopo la Guerra, hanno sentito il bisogno di trovare e valorizzare il loro passato. Ed essendo una nazione giovane, hanno individuato nella conquista del West la loro personale epopea (perché tale è stata); ma Hollywood ha trasformato tutto questo in un’epica vera e propria, dove sono rintracciabili, in molti film, alcuni topoi tipici della tradizione epica più antica, come la vestizione dell’eroe e la sua preparazione (El Dorado, 1967, Howard Hawks) o la Teiscopia (La Battaglia di Alamo, 1960, John Wayne).
Ma i principali fautori di questa epica creata nelle sale di Hollywood sono stati John Ford e John Wayne.

Nel loro incredibile sodalizio, i due hanno prodotto innumerevoli film (alcuni dei quali sono grandi capolavori della cinematografia, come “Sentieri Selvaggi”) in cui Wayne ha incarnato nei suoi personaggi l’immagine di un’America che aveva ritrovato una sua storia, una storia di fondazione dove il bene vince sul male. Una dicotomia netta, che non poteva lasciar spazio a dubbie interpretazioni. Il male e il bene erano entità ben separate, e i personaggi che popolavano il West erano statuari, granitici, ma al contempo portatori di un messaggio rassicurante per il pubblico. Personaggi flat, dove lo scandaglio della psiche era assente, perché non necessario. Dobbiamo anche pensare che nel secondo dopoguerra questa narrazione era funzionale per porsi agli occhi dell’Occidente come i buoni in un contesto instabile di imminente Guerra fredda.

Pensiamo a film come “I due Invincibili”, dove Wayne, colonnello nordista, diventa addirittura amico di un ex colonnello confederato e adotta un ragazzo pellerossa come suo figlio. Inoltre, sempre in “Sentieri Selvaggi” (cosa adesso assurda se non riletta con gli occhi della storia) vaga per anni alla ricerca della nipote che era stata sequestrata da un gruppo di indiani, rappresentati, nella classica dicotomia bene/male, come sanguinari incivili. Per capire il significato di questa epopea dobbiamo comprende un periodo storico diverso ed estremamente lontano da noi. In questa epoca, che voleva costruire un passato e parlare al presente, non c’era spazio per tonalità grigie. Il mondo veniva diviso in bianco e nero, e solo il bianco, che risultava vincente, era portatore di integrità, forza, saggezza e autentico spirito americano.

L’epopea Marvel è invece molto diversa. Si è adattata perfettamente alla contemporaneità e dà al pubblico quello di cui ha bisogno: esempi e modelli da imitare, che non hanno più quelle caratteristiche di solidità e fermezza. Anzi. I nuovi eroi sono figure umane a tutto tondo, che portano nella loro interiorità complessità e incoerenze tipiche della società di oggi: pur essendo eroi, sono estremamente umani (ed è per questo che forse li amiamo). Loro stessi amano, temono, hanno paura di fallire, alle volte non sono sicuri di quale sia il confine tra ciò che è giusto e ciò che non lo è.
Il Marvel Cinematic Universe è, ed è stato, capace di toccare in profondità i fruitori dei film perché parla di uomini veri che hanno dei poteri, ma che sono comunque afflitti dai grandi o piccoli problemi tipici della modernità. Hanno una vita spesso complicata e sono costretti a sopportare le difficoltà quotidiane che tutti noi abbiamo: relazioni amorose difficili, conflitti tra figli e genitori ma anche, come nel caso di Natasha Romanov, passati tragici.
Riuscire a mettere da parte queste difficoltà per combattere per un bene superiore contro nemici più forti di loro infonde un senso di speranza e protezione a chi ha seguito e continua a seguire questa incredibile saga. Fanno grandi, grandissime cose, salvano il pianeta da distruttori cosmici e poi tornano dalle loro famiglie, al loro lavoro, ad assistere un familiare malato, a rimboccare le coperte ai propri figli.

Non sono personaggi solitari che non hanno nulla da chiedere, integerrimi e incorruttibili. Vivono col dubbio, coi sensi di colpa degli errori commessi (come la distruzione di Sokovia e le sue nefaste conseguenze tra gli Avengers). Il dubbio di aver sbagliato, la consapevolezza di non avere sempre ragione e di non essere super partes li rende creature a volte deboli, altre frustrate.
Ma tornando a quanto lasciato in sospeso all’inizio di questo articolo, possiamo dire che sono eroi, così come Enea, in quanto si fanno portatori di una caratteristica tipica dell’eroe antico: non sono figure granitiche, ma uomini che diventano eroi nel momento in cui accettano le difficoltà che il fato ha posto sul loro cammino. E perseverano nella volontà di cooperare per un bene maggiore, mettendo in secondo piano gli interessi personali, gli amori individuali, la tristezza o le perdite, in favore di un bene collettivo.

Arrivano addirittura a combattere fra loro, a farsi del male. Subiscono perdite che li fanno vacillare (come Occhio di Falco dopo il sacrificio di Vedova Nera). L’eroe Marvel, come quello antico o western, è una figura rassicurante che vuole essere d’esempio, e l’epica Marvel, con il suo linguaggio estremamente attuale, si pone come un prodotto rassicurante che regala alla società un’epopea che costruisce e rinnova il presente di nuove certezze.
Infine la saga dei Marvel Studios si è concretizzata nella pianificazione di film giustapposti per creare una narrativa a lungo termine, di ampio respiro. Con il Marvel Cinematic Universe assistiamo alla creazione di un grande affresco corale dove gli eroi si muovono in solitaria in film a loro dedicati, come venivano dedicati capitoli su singoli eroi nei poemi epici greci, o in grandissimi Colossal, che sono la trasposizione moderna dei momenti corali di maggior climax dei poemi antichi, come le battaglie.

Autore: Francesco Fusi