The Guestbook: la nostra intervista a Francois Ollivier

The Guestbook è la rubrica fotografica che racconta i take over degli artisti che animano il profilo Instagram di Collater.al.

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3 Giugno 2019

Francois Ollivier è un fotografo francese di Montreal del quale abbiamo parlato precedentemente qui. Creativo ed eclettico, racconta storie attraverso immagini dal taglio e dalla composizione fuori dal comune.

Noi di Collater.al abbiamo chiesto a Francois di raccontarsi brevemente tramite un’intervista, che trovi qui sotto:

Cosa significa per te scattare foto? Come hai iniziato?

È il mio lavoro, il mio mezzo d’espressione principale (per ora). Non sto dicendo che sarà per sempre, forse un giorno sarà la musica, ma in questo momento mi sto dedicando alla fotografia.

Tutto è iniziato con la serie Strangers in Cuba nel 2014, che ha avuto molta visibilità sul web, con la quale ho parecipato alle mie prime mostre a Montreal. Da quel momento in poi ho contnuato i miei progetti personali, parallelamente a quelli commerciali.

Oggi combino entrambe le cose e il mio sguardo è cambiato molto. Mi piace pensare di far parte della scena artistica relativa al documentario creativo contemporaneo.

I tuoi lavori sono molto interessanti, cosa vuoi comunicare al pubblico?

La mia pratica è cambiata molto inel corso di 5 anni. Ho iniziato con immagini molto grafiche e costruite che non avevano un significato particolare, volevo solo che fossero belle e spettacolari. E’ stato molto divertente farle, giocando con elementi, luci e sconosciuti incontrati lungo la strada.

Dopo un po’ di tempo, ho sentito il bisogno di iniettare più storytelling nel mio lavoro, così ho lavorato sul mio stile per provare cose nuove. Ci sono ancora molta poesia ed elementi vernacolari nel mio lavoro, ma anche molta umanità. Cerco di essere il più onesto possibile con me stesso e con il mio lavoro, di mostrare le cose che vedo, di documentare la vita da una prospettiva e, soprattutto, di fare le cose che voglio.

Non sto cercando di comunicare qualcosa in particolare, ma solo di esplorare modi di raccontare storie in modo creativo. Detto questo, il mio ultimo lavoro commerciale si concentra sulle questioni sociali e sull’ambiente: è sicuramente la direzione in cui mi sto dirigendo ed è un messaggio che voglio sviluppare nelle mie narrazioni.
È come se un fotoreporter volesse essere apprezzato da un collezionista d’arte.

Quindi, se ho aggiunto valore alla tua giornata con una bella immagine, è fantastico e se impari qualcosa guardandola o se ti ha incuriosito, ancora di più!

C’è un motivo particolare per cui hai scelto queste fotografie?

Penso che rappresentino abbastanza bene la mia visione e se non sono mie, penso che meritino di essere conosciute dal vostro pubblico.

Da quali artisti se stato più influenzato?

Devo ammettere che la mia cultura fotografica è piuttosto limitata, e mi ispiro a molte forme d’arte, compresa la musica e la letteratura.
Fortunatamente i miei genitori mi hanno sempre fatto frequentare i musei , quindi sono venuto a contatto sin da molto giovane con i dipinti classici, i grandi maestri e con gli artisti contemporanei mainstream.

Per quanto riguarda gli artisti, amo Christo e Jeanne Claude per la loro land art. Ha ispirato la mia serie Memory Lapses.

Menziono anche James Turrell.
Per quanto riguarda i fotografi viventi, amo il lavoro di Charles Freger, le indagini impeccabili di Mathieu Asselin e il modo in cui Matthieu Gafsou racconta le sue storie.

C’è una foto che non ti stancheresti mai di guardare?

Non proprio, non riguardo mai il mio lavoro e cerco di non rimanere bloccato troppo a lungo sulle referenze. Ma, The Garden of Earthly Delights dipinto dal maestro Hieronymus Bosch potrebbe essere l’eccezione.

Segui il take over di Francois sul profilo Instagram di Collater.al!

The Guestbook: la nostra intervista a Francois Ollivier | Collater.al
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