Photography Nella Thailandia rurale, tra sogni e realtà
Photographyreportage

Nella Thailandia rurale, tra sogni e realtà

-
Collater.al Contributors

L’infanzia dura meno di quanto crediamo, ma quando ce ne accorgiamo è ormai troppo tardi, quando ormai è un’immagine che guardiamo da lontano e che ci sembra più semplice di come in realtà l’abbiamo vissuta. È in questo spazio fragile, tra ciò che si sogna e ciò che si riesce a vivere, che si inserisce While We Can Dream, il progetto del fotografo thailandese Teeradon Angkapanompai.
Nato in Thailandia e oggi di base a Londra, dove lavora come fotografo e regista, Angkapanompai ha costruito la serie tornando più volte a casa, nelle aree rurali del paese. Il titolo è già una dichiarazione. Quel «finché possiamo» indica una finestra che si chiude in fretta, il momento in cui l’onestà e l’immaginazione dei bambini cominciano a cedere il passo alle pressioni della vita adulta.

Thailandia

L’Isan, dove le strade si restringono presto

Come in molti paesi, anche in Thailandia la distanza tra le campagne e la capitale è enorme. Teeradon Angkapanompai è cresciuto nell’Isan, una regione remota del nord-est dove mancano strutture scolastiche adeguate e dove, anno dopo anno, le ambizioni dei suoi coetanei si sono ridotte. Il passaggio all’età adulta, scrive Till Stock nel testo che introduce il progetto, è stato plasmato più dai vincoli strutturali che dai desideri personali.

Stock sottolinea anche un’assenza. Media e istituzioni tendono a ignorare lo scarto tra l’immaginazione dell’infanzia e la realtà economica del nord-est del paese, perché lo percepiscono come qualcosa di immutabile. Le fotografie di Angkapanompai mettono in crisi proprio questa idea. Ci mostrano la gioia che abita la giovinezza e ci costringono a riconoscerla come qualcosa che merita di essere custodito.

Una casa, una pista abbandonata

Nel racconto di Stock, la casa di Teeradon coincide con quella della nonna. Poco lontano c’è una pista da corsa in disuso, che per i bambini del posto diventava un luogo di libertà e uguaglianza. Che i genitori fossero contadini, pescatori o imprenditori benestanti contava poco. Lì erano prima di tutto bambini, e immaginavano ogni giorno possibilità senza fine.
Le immagini della serie nascono da questo terreno emotivo. Parlano dei bambini thailandesi, di ciò che li accomuna e di ciò che li distingue, ma lo fanno senza il tono di chi osserva dall’alto.

Un’infanzia che forse non c’è stata

Il punto più delicato del progetto sta qui. Angkapanompai ha raccontato di aver creduto a lungo di non aver avuto un’infanzia vera, schiacciata da conflitti familiari, responsabilità arrivate troppo presto e dalle ore di allenamento calcistico con il sogno di diventare professionista. Ironia della sorte, quel tempo di immaginazione che le sue foto mettono al centro è proprio quello che sentiva di aver perso.

While We Can Dream diventa allora anche il tentativo di un adulto di rivivere emozioni che appartengono all’essere bambino nella propria terra. Il fotografo stesso ammette di non aver compreso fino in fondo questo significato mentre scattava. La serie si colloca così in una posizione doppia, quella di chi è vicino e al tempo stesso distante. C’è l’appartenenza al paese e alla sua gente, e c’è la consapevolezza di guardare la vita degli altri con i propri pregiudizi e la propria storia. Per questo il lavoro evita la nostalgia facile e la tentazione di imporsi sui soggetti, e sceglie invece intimità e vulnerabilità.

Ne escono ritratti di vite plasmate dalle circostanze e dalla quotidianità della Thailandia rurale. Una di queste vite è quella dell’artista, alle prese con un periodo che per anni ha pensato di non aver mai davvero avuto.

Photographyreportage
Scritto da Collater.al Contributors

Editor's Picks

x
Ascolta su