Il dipinto di Frida Kahlo bruciato e “consegnato al metaverso”

Il dipinto di Frida Kahlo bruciato e “consegnato al metaverso”

Tommaso Berra · 1 mese fa · Art

Dentro alla sua giacca nera, stretta sulle spalle e dipinta con schizzi di colore, il collezionista d’arte messicano Martin Mobarak sta tenendo un party a Miami, gli ospiti sono a bordo piscina sorridenti, stanno per vedere bruciare un dipinto di Frida Kahlo.
La folla sta guardando proprio Mobarak e non si tratta di una performance come quelle viste in passato, in cui saltimbanco alla ricerca di attenzioni sfregiano questo o quell’altro capolavoro dell’arte. Il nostro antieroe vive in una timeline diversa da quella che considera Frida come una delle artiste più intense del 900, vive in quella in cui l’artista messicana realizza opere nel metaverso, ed è lì che Mobarak vuole portare il dipinto Fantasmones Siniestro, che il meta-collezionista sostiene di aver acquistato nel 2015 dalla galleria di New York Mary-Anne Martin Fine Art, i quali sostengono tuttavia di non aver mai sentito parlare di lui, come riporta Vice.

In un clima da aperitivo con bicchieri di plastica, Martin Mobarak sfila l’opera da una custodia nera, toglie il panno che la protegge e con un cacciavite inizia a svitare la cornice. Completato il lavoro di bricolage, il meta-carpentiere mostra fiero l’opera che Frida Kahlo aveva realizzato nel 1944 per il critico d’arte venezuelano Juan Rohl, poi esposta a New York e venduta prima nel 2004 alla Vergel Foundation e poi a un collezionista privato nel 2013.
È qui che il meta-bartender mette l’opera in una coppa Martini gigante, piena di ghiaccio e carburante (neanche un’oliva, eddai!). Le fiamme iniziano a bruciare Fantasmones Siniestro, mentre in sottofondo per rendere tutto più surreale si alza il volume di Cielito Lindo (Ay, Ay, Ay, Ay, canta y no llores). La coppa si trasforma quindi in un altare, sul quale è sacrificato un pezzo di arte in nome del futuro, si completa il rituale dell'”alchimista dell’arte, che trasforma l’arte fisica in oro digitale”, come il meta-sciamano si è definito.

Frida Kahlo | Collater.al

Il rituale non è altro che una trovata di Mobarak per presentare il suo progetto di blockchain Frida.NFT che prevede di realizzare 10mila copie digitali NFT dell’opera, ciascuna dal valore di 3 ETH, circa 4000$, per una cifra totale di 40 milioni di dollari, poco meta, molto neoclassici. Parte dei proventi tuttavia verrà destinato ad associazioni a sostegno dei bambini, un comunicato che non nasconde i dubbi sul valore del progetto.
Il collezionista sostiene di non aver distrutto l’opera ma di averla “consegnata al metaverso“, di aver quindi introdotto il lavoro di Frida in una dimensione che permetta di “riunire una comunità di collezionisti, creatori e amanti dell’arte, con la missione di fondere il mondo dell’arte tradizionale con il potenziale in espansione del mondo digitale“. Un concetto che non convince in primis gli addetti ai lavori, che hanno dubitato sulla provenienza dell’opera, facendo arrivare il caso all’Istituto Nazionale di Belle Arti e Letteratura del Messico, che nei giorni scorsi ha aperto un’indagine.

Frida Kahlo | Collater.al

In Messico infatti la distruzione di un monumento artistico costituisce per legge un crimine, si aggiunge poi il dubbio sulla provenienza dell’opera (ora crypto opera) autentificata dal mercante Andres Siegel il 30 luglio 2022, giorno della cerimonia.
Non sembra più un caso quindi che la performance si sia svolta a Miami e non in Messico, un grande progetto imprenditoriale forse, che ha gettato ombre sulla gestione del patrimonio artistico in possesso di grandi investitori slegati dalle istituzioni.
Chissà se Fantasmones Siniestros è davvero nel metaverso, per il momento è certo che abbiamo perso una pagina di diario della storia di Frida Kahlo, in cui un pese gigante, una scopa, un’anatra, un uccello e creature spettrali rappresentavano tutta la complessità e la magia di una delle più grandi artiste della storia dell’arte.

Frida Kahlo | Collater.al
Il dipinto di Frida Kahlo bruciato e “consegnato al metaverso”
Art
Il dipinto di Frida Kahlo bruciato e “consegnato al metaverso”
Il dipinto di Frida Kahlo bruciato e “consegnato al metaverso”
1 · 4
2 · 4
3 · 4
4 · 4
“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Don’t Worry Darling è uno di quei casi in cui si guarda il film più per curiosità che per sano interesse. La pellicola che è arrivata nelle sale cinematografiche lo scorso 22 settembre e che è stata presentata alla Mostra del Cinema di Venezia lo scorso 5 settembre, ha cominciato a far parlare di sé molto prima del trailer, del teaser e delle prime foto dal set. 

Le controversie infatti sono cominciate proprio a inizio riprese, quando Olivia Wilde, che firma la regia, licenzia Shia LaBeouf, motivando questa decisione al metodo di lavoro dell’attore che a detta della Wilde non si adattava al suo modus operandi.
I problemi di Olivia Wilde sono continuati anche con la protagonista, Florence Pugh, con la quale sembra aver avuto diverse tensioni (mai pubblicamente confermate).
A completare questa complicata fase di produzione è arrivata la scelta della regista di sostituire LaBeouf con l’allora compagno Harry Styles

Inevitabilmente, tutti questi avvenimenti hanno avuto un loro peso anche in fase di promozione, che hanno però spostato il focus dal film vero e proprio a del puro gossip. 

Un peccato? Forse no. 

Alice e Jack Chambers sono una coppia felicemente sposata che vive a Victory, una comunità sperimentale degli anni’50 dove gli uomini trascorrono tutto il giorno al lavoro, mentre le donne si occupano della casa, per poi trascorrere il tempo libero insieme ai vicini. Qualcosa però improvvisamente cambia e Alice comincia a sentirsi costretta in quella vita, con una sempre maggiore volontà di scoprire cosa si nasconde oltre i confini della città. Questa è la trama, che di per sé cela anche qualcosa di potenzialmente interessante, sfortunatamente è lo sviluppo che manca. È come quando a scuola i professori dicevano “ha del potenziale ma non si applica”. 

Di tutto ciò che mette sul tavolo Don’t Worry Darling – che sembra più un bisogno di riscatto da parte della Wilde – qualcosa si salva ed è il motivo per cui il film si lascia guardare fino alla fine: l’estetica

Per curare la fotografia, infatti, la regista si è avvalsa del lavoro di Matthew Libatique, direttore della fotografia americano e collaboratore abituale di Darren Aronofsky. In quasi trent’anni di lavoro, Libatique ha curato la fotografia di film come Requiem for a Dream e Il cigno nero, esperienza che lo ha portato ad essere preparato all’inquietante realtà portata sul grande schermo in Don’t Worry Darling. Si nota subito come la luce calda che illumina l’intera cittadina diventa fredda e cupa quando Alice è da sola con sé stessa, e diventa sempre più fredda col passare del tempo. L’utilizzo della luce va, poi, di pari passo con i colori dei luoghi: ad esempio, il verde della vasca da bagno che ricorda quello delle divise ospedaliere. 

Per questo motivo è stato particolarmente difficile selezionare solo 10 inquadrature del film che forse ha puntato molto sull’estetica e troppo poco sul contenuto. 

“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
Photography
“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
“Don’t Worry Darling” in 10 inquadrature 
1 · 11
2 · 11
3 · 11
4 · 11
5 · 11
6 · 11
7 · 11
8 · 11
9 · 11
10 · 11
11 · 11
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen

Tommaso Berra · 5 giorni fa · Photography

A partire dal 2018 il fotografo tedesco Tom Hegen ha viaggiato tra Australia, Senegal, Francia e Spagna osservando dall’alto il paesaggio e la morfologia di questi territori, in particolare delle saline, luoghi affascinanti che dal cielo appaiono come mosaici preziosi.
Le geometrie e il reticolo di percorsi rende questi paesaggi quasi astratti se osservati dall’alto, e le tinte pittoriche che spingono i colori verso il giallo, l’azzurro e il tipico rosa sembrano tavolozze di qualche acquerellista dallo stile delicato.
La serie di fotografie racconta un elemento del paesaggio molto peculiare, in cui la natura, in tutta la sua aridità, riesce a mostrare energia e creatività, che Hegen riesce a mettere in evidenza regalandoci un punto di vista insolito e unico.

Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Tom Hegen | Collater.al
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
Photography
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
Saline come mosaici negli scatti di Tom Hegen
1 · 6
2 · 6
3 · 6
4 · 6
5 · 6
6 · 6
Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin

Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin

Tommaso Berra · 1 settimana fa · Photography

Da poco più di un anno Aleksandr Babarikin si è trasferito a New York, di lavoro fa il software engineer ma voleva cercare uno strumento per capire a pieno gli abitanti della città, i suoi ritmi e più in generale il contesto di un mondo molto diverso da quello bielorusso, nazione in cui è nato.
La fotografia per Aleksandr Babarikin è quindi un hobby, le sue impressioni di New York sono molto forti e l’aspetto interessante è nella sua scelta di intendere lo strumento non come una conoscenza approfondita, non come uno studio esaustivo della realtà che lo circonda, piuttosto come una raccolta di sensazioni, come accade nelle prime fasi di qualunque conoscenza.
Il concetto di “impressione” di New York è resa visivamente chiara attraverso le sfumature che uniformano tutta la scena scattata da Babarikin. I soggetti si mischiano con lo sfondo, le ombre della città, i taxi e la scenografia di cemento sono mosse, come instabili e inafferrabili, forse un “impressione” che è già certezza.

Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
Photography
Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
Le impressioni di New York di Aleksandr Babarikin
1 · 10
2 · 10
3 · 10
4 · 10
5 · 10
6 · 10
7 · 10
8 · 10
9 · 10
10 · 10
Le foto di Brett Lloyd sono una riflessione su Napoli

Le foto di Brett Lloyd sono una riflessione su Napoli

Tommaso Berra · 2 settimane fa · Photography

Nel viaggio per raggiungere un amico a Sorrento, Brett Lloyd perde la coincidenza per l’ultima coincidenza direzione Costiera Amalfitana e si ritrova solo, di notte, a Napoli. Il fotografo inglese ha lasciato il documento a Roma, e senza la possibilità di trovare un hotel per l notte inizia a girare per i vicoli della città fino all’alba, innamorandosi di quella che diventerà per i futuri 12 anni la sua casa, fisica e artistica.
Il legame di Brett Lloyd con Napoli è intenso ed emotivo, le persone e la classicità dei paesaggi hanno ispirato per più di un decennio l’attività del fotografo, raccolta ora in un nuovo libro edito da Mörel Books e intitolato “Napoli Napoli Napoli“, presentato a Parigi 10 novembre e ora al centro di una mostra allestita a Milano il 16 e il 16, da Spazio Maiocchi.

I 135 scatti contenuti all’interno del libro raccontano una giornata a Napoli, dall’alba al tramonto, mettendo in scena quel teatro popolare che è la città ai piedi del Vesuvio. Lloyd riflette sul classicismo e sul potere del mare, elemento al centro di molti scatti e della vita dei ragazzi, spesso giovanissimi, ritratti dall’artista.
Il racconto di “Napoli Napoli Napoli” è un opera paziente, che corre lungo quattro estati, l’unità di misura per definire il passare del tempo quando si è giovani e spensierati. proprio con queste persone negli anni Brett ha intessuto rapporti attraverso gli sguardi e le emozioni comuni, superando una barriera linguistica iniziale che non sembra emergere mai nelle foto. la sintonia tra la lente fotografica e i soggetti è totale, gli occhi e i rosari puntano dritti verso l’obiettivo, mentre il mare continua il suo moto perpetuo.

Brett Lloyd | Collater.al
Brett Lloyd | Collater.al
Brett Lloyd | Collater.al
Brett Lloyd | Collater.al
Brett Lloyd | Collater.al
Le foto di Brett Lloyd sono una riflessione su Napoli
Photography
Le foto di Brett Lloyd sono una riflessione su Napoli
Le foto di Brett Lloyd sono una riflessione su Napoli
1 · 16
2 · 16
3 · 16
4 · 16
5 · 16
6 · 16
7 · 16
8 · 16
9 · 16
10 · 16
11 · 16
12 · 16
13 · 16
14 · 16
15 · 16
16 · 16