Fyre Festival: tutto quello che dovete sapere sul flop più grande di sempre

Dopo i due documentari firmati uno Netflix e l’altro Hulu, usciti a pochi giorni di distanza, il Fyre Festival è tornato nell’occhio del ciclone.

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23 Gennaio 2019

Sembra che in questi giorni non si parli di altro, dimostrando che ogni volta che la parola Fyre finisce sul web si scatena un vero e proprio caos mediatico.
Per chi non lo sapesse, o se lo fosse perso, l’idea per il Fyre Festival è nata dalle menti dell’imprenditore Billy McFarland e del rapper Ja Rule per sponsorizzare un’applicazione musicale della Fyre Media, azienda dello stesso McFarland.

fyre festival | Collater.al 3
Il progetto prevedeva, appunto, l’organizzazione di un festival che avrebbe dovuto svolgersi dal 28 al 30 aprile e dal 5 al 7 maggio  del 2017 e che avrebbe dovuto superare per grandezza, lusso e qualità degli artisti presenti manifestazioni come il Coachella e il Burning Man.
Nato durante quel periodo di transizione che ha visto diventare quella dell’influencer una vera professione e che ha definitivamente trasformato i social network in una piattaforma lavorativa, il Fyre Festival divenne un fenomeno virale.
Era il 12 dicembre 2016 quando influencer, top model e celebrità lanciarono una vera e propria campagna pubblicitaria via social e l’hashtag #fyrefestival iniziò subito a raccogliere migliaia e migliaia di seguaci. Nonostante non ci fossero ancora notizie certe su cosa fosse, di cosa si trattasse, quando sarebbe stato e dove, l’hype che si creò iniziò letteralmente a invadere il web.
A fomentare e alzare le aspettative fu il video annuncio pubblicato a inizio 2017. Lo spot oltre a rivelare finalmente il luogo, ovvero un’isola delle Exuma, un arcipelago delle Bahamas, appartenuta a Pablo Escobar, prometteva musica, divertimento e ad assicurare quest’esperienza “ai limiti dell’impossibile” c’erano i volti di Emily Ratajkowski, Alessandra Ambrosio, Bella Hadid, Hailey Baldwin e altre top model.

fyre festival | Collater.al

In sole 48 ore i biglietti che comprendevano il volo privato da Miami, ville sulla spiaggia, pasti firmati da chef rinomati, spiagge dalla sabbia bianchissima, tende di lusso, yacht, concerti con i più grandi artisti del momento andarono sold-out. Tutto sembrava perfetto. Sembrava.
La realtà dei fatti era ben distante da quella raccontata sul sito, su Twitter e su Instagram e le piccole crepe cominciarono a diventare sempre più profonde, fino a provocare il peggiore degli scenari.
A sei settimane dall’inizio del Fyre Festival non era stato organizzato quasi niente e con il passare del tempo imprenditori, chef e artisti iniziarono a farsi indietro, a ritirarsi dal progetto.
I pochi influencer e clienti paganti che riuscirono ad arrivare sull’isola il primo giorno del festival vennero accolti da una situazione quasi post-apocalittica e tutta la verità venne a galla. Zero organizzazione, nessuna villa, le poche tende sopravvissute al temporale della sera prima erano comunque piene d’acqua e di fango, poco cibo e di scarsa qualità, poca acqua e assolutamente niente divertimento.
Dopo mesi di cause legali, inchieste e indagini l’11 ottobre dello scorso anno arrivò la sentenza ufficiale per Billy McFarland che lo condannava a 6 anni di reclusione in un carcere federale.

Ma se una storia si presta alle telecamere, e quella del Fyre Festival si prestava, non basta una sentenza per archiviare la questione. Pochi giorni fa, infatti, sia Hulu sia Netflix hanno rilasciato due documentari che approfondiscono la questione, raccontando tutti i retroscena legati alla realizzazione e all’organizzazione del festival.

Quello di Hulu, uscito il 14 gennaio, si intitola Fyre Fraud e si concentra sia sulla vicenda, ma fa anche un’analisi della società in cui questa frode è nata e cresciuta, della generazione dei Millennials e dell’impatto che hanno il mondo dei social e degli influencer sul pubblico. Inoltre, in Fyre Fraud sentiamo forse l’unica testimonianza che ci interessa davvero sentire, ovvero quella dello stesso Billy McFarland.

fyre festival | Collater.al

Invece, il documentario firmato Netflix, Fyre: The Greatest Party That Never Happened (non poteva esserci titolo più azzeccato) è un racconto molto più imparziale dell’intera vicenda che include le testimonianze di quesi tutti i membri dello staff che hanno lavorato o collaborato con McFarland alla creazione del festival.

fyre festival | Collater.al

Noi qui non vi vogliamo dire quale sia il migliore tra i due, certo è che quando ne vedrete uno vi verrà sicuramente voglia di guardare anche l’altro.

Ovviamente, l’arrivo di questa vicenda su due delle piattaforme streaming più importanti e forti ha fatto sì che il Fyre Festival tornasse sulle bocche di tutti. Ad aggiungere benzina sul fuoco è stato l’ex socio di Billy, Ja Rule che non ha risparmiato i commenti su Twitter, dichiarandosi completamente estraneo ai fatti e commentando di essere stato egli stesso truffato.

“I love how ppl watch a doc and think they have all the answers…”
“I too was hustled, scammed, bamboozled, hood winked, lead astray!!!”

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