Art Dopo 8 anni cambia il murales di Hangar Bicocca
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Dopo 8 anni cambia il murales di Hangar Bicocca

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Giorgia Massari
el seed

Era il 2016 quando il Cubo di Pirelli Hangar Bicocca accolse il murales del duo brasiliano OSGEMEOS, una coppia di street artist formata dai fratelli gemelli Otavio e Gustavo Pandolfo. L’opera del duo doveva essere la prima del programma Outside the Cube, una serie di interventi site specific commissionati a street artist internazionali con l’intenzione di cambiare ogni due anni. L’opera Efêmero – raffigurante un maxi vagone della metropolitana – è rimasto però visibile fino allo scorso febbraio diventando quasi un simbolo dello spazio. Per questo oggi, che vediamo il Cubo con una nuova veste, ci troviamo a guardare le vecchie foto con un po’ di nostalgia. Ma in fondo è proprio di questo che parla il nuovo murales di eL Seed, presentato alla stampa oggi 2 luglio. Il significato di appartenenza, di immigrazione e i sentimenti legati all’emigrazione dal proprio Paese e andare in un altro creando nuove connessioni, sono tutti i concetti che eL Seed affronta nella nuova gigantesca opera milanese Waves Only Exist Because the Wind Blows.

Il titolo dell’opera – letteralmente Le onde esistono solo perché il vento soffia – anticipa quello che l’opera vuole interpretare, parlando delle memorie collettive di ognuno di noi e degli strati della nostra identità. Rappresentativa è la frase di Cesare Pavese, «Un paese ci vuole, non fosse che per il gusto di andarsene via», che colpisce eL Seed per essere la sintesi del suo stesso concetto:

«Dove si trova la casa? È un luogo o un sentimento? Come esseri umani, tutti noi vogliamo appartenere a un luogo, a un gruppo. La sensazione di sentirsi a casa si intreccia con il sentimento di appartenenza. Il senso psicologico di attaccamento alla casa è così complesso e profondo che va oltre gli aspetti fisici di un luogo. Si tratta di una profonda connessione emotiva e di un senso di radicamento. Come esseri umani, tutti desideriamo un senso di appartenenza. Milano è un centro internazionale che da sempre è impegnato ad accogliere persone di ogni provenienza, a celebrare la loro diversità e a preservare il loro senso di radicamento e identità».

Quello che l’opera di eL Seed presenta sulla facciata sono onde colorate di calligrafia araba su un fondo color sabbia. Sotto questi colori, eL Seed ha nascosto i nomi di persone a lui care e di chi ha richiesto di essere incluso, restituendo così l’opera alla comunità. Curato da Cedar Lewisohn, il progetto esplora temi globali attuali e interagisce con l’architettura storica del luogo. In generale, tutte le opere di eL Seed, esposte in tutto il mondo, utilizzano colori, simboli e calligrafia per trasmettere messaggi di unità. Se rimaniamo in territorio milanese, le sue opere sono visibili anche alla Galleria Patricia Armocida di Milano fino al 26 luglio.

Ph Francesco Margaroli
Ph Francesco Margaroli
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Scritto da Giorgia Massari

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