ICEHOTEL, l’albergo costruito con neve e ghiaccio

ICEHOTEL, l’albergo costruito con neve e ghiaccio

Anna Cardaci · 1 mese fa · Design

In Svezia, tra la neve e il ghiaccio del fiume Torne, trentatré artisti provenienti da sedici paesi differenti hanno trascorso due settimane a lavorare per la realizzare l’ICEHOTEL #30, un albergo temporaneo che sarà aperto al pubblico fino al 14 aprile 2020. Il progetto è stato fondato da Yngve Bergqvist che ha introdotto l’hotel nel 1991 e l’ha riproposto ogni anno.

L’ICEHOTEL è il primo albergo costruito con ghiaccio e neve al mondo ed è situato a Jukkasjärvi, un paese localizzato nel nord della Svezia. Ad oggi, la struttura ha avuto oltre un milione di visitatori provenienti da ogni paese e ogni anno viene ricostruita contestualmente allo svolgimento del festival di scultura di ghiaccio. La struttura svolge la sua regolare attività da dicembre fino ad aprile. 

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Il suo successo ha creato un fenomeno che ha favorito lo sviluppo di progetti analoghi in tutta la Scandinavia. Per il trentesimo anniversario è stato dunque realizzato l’ICEHOTEL #30 per celebrare l’intera struttura. Per fare ciò, nella primavera del 2019, 1.300 blocchi di ghiaccio sono stati raccolti dal fiume e mantenuti freddi fino al momento in cui sono stati utilizzati per creare l’edificio di quest’anno.
Per la costruzione dell’hotel gli artisti hanno progettato 15 suite artistiche per gli ospiti, una sala matrimoni e per altre celebrazioni e infine una sala principale completa di colonne e lampadari.

Il ghiaccio è stato utilizzato anche per fare bicchieri, piatti e per consegnare ordini sotto forma di sculture, blocchi o interi ambienti per eventi in tutto il mondo. Questa realizzazione è aperta al pubblico fino al 14 aprile 2020 a causa delle condizioni climatiche. Infatti, dopo questo periodo il ghiaccio si scioglie. È stata inoltre creata una parte permanente dell’ICEHOTEL aperta tutto l’anno.

Se sei di passaggio o vuoi visitare questo albergo, puoi prenotare una camera qui!

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Best of 2019 – Architecture

Best of 2019 – Architecture

Giulia Guido · 1 mese fa · Design

Sono tantissimi i progetti che quest’anno ci hanno lasciato letteralmente senza fiato, dagli hotel alle mini case, fino ai progetti che sfidano tutte le leggi della natura. Scopri i migliori del 2019 secondo Collater.al. 

Under, il primo ristorante sottomarino d’Europa

In cima alla nostra classifica non potevamo non mettere Under, ovvero il più grande ristorante sottomarino al mondo. Il ristorante offre un’esperienza unica: l’entrata è posta sulla scogliera, mentre la sala da pranzo è posizionata qualche metro più in basso, letteralmente immersa nel mare. State iniziando anche voi a sognare una cena vista fondale marino? 

Zhongshuge, la libreria più bella del mondo che sembra un quadro di Escher

Non dovete per forza essere amanti dei libri e della letteratura per amare la Zhongshuge, la libreria realizzata dallo studio X+Living dall’aspetto surreale. Infatti, gli interni quasi interamente ricoperti da specchi ricordano i quadri di Escher, con scale infinite e senza profondità. 

L’architetto Hayri Atak ha progettato un hotel sospeso nel vuoto

Tra i progetti che ci hanno lasciati proprio senza fiato c’è quello dell’architetto Hayri Atak che ha sognato un boutique hotel con piscina letteralmente sospesa nel vuoto costruito sul fianco del Pulpit Rock, una falesia di granito alta poco più di 600 metri che termina a strapiombo sul fiordo norvegese Lysefjord. 

Infinity London, la prima piscina al mondo con una vista a 360°

Di questo progetto ne hanno parlato in molti. L’Infinity London sarà la prima piscina con una vista a 360° su tutta la città. In pratica, immaginatevi la sommità di un grattacielo cavo, coperto da una una piscina fatta completamente di acrilico colato contenente 600.000 litri di acqua. 

The Twist, il ponte abitabile che si attorciglia su se stesso

Ispirato proprio dalla conformazione del territorio del Kistefos Sculpture Park e dal fiume che lo attraversa, lo studio di architettura BIG – Bjarke Ingels Group ha progettato The Twist, un ponte abitabile che, nella parte centrale, si attorciglia su se stesso di 180°. 

Smart Forest City, il progetto di Stefano Boeri

Stefano Boeri ha presentato il progetto per quella che sarà la città del futuro. Si chiama Smart Forest City, pensata per la città messicana di Cancun e sarà la prima Città-Foresta del nuovo millennio, una “città aperta” e internazionale ispirata ai valori dell’innovazione tecnologica e della qualità ambientale.

La cascata dell’aeroporto Jewel Changi di Singapore

Quest’anno una maestosa cascata composta da sette piani è diventata il simbolo dell’aeroporto Jewel Changi di Singapore. Il “Rain Vortex” è stato progettato da Safdie Architects ed è alimentato dall’acqua piovana raccolta, che scorre al centro di una serra sormontata da una cupola di vetro rovesciata.

Seminole Hard Rock, il primo albergo a forma di chitarra

Hard Rock ha inaugurato il suo ultimo hotel e resort: il Seminole Hard Rock Hollywood il quale si trova nel sud della Florida, a Hollywood, località omonima a quella californiana. La particolarità di questo albergo è la sua forma ovvero quella della chitarra, simbolo e segno distintivo del brand. 

Rat Island, l’eco-resort firmato Jendretzki Design a New York

Il progetto del Rat Island prevede un eco-resort situato su un’isola privata al largo del distretto del Bronx. L’isola sarà neutra dal punto di vista delle emissioni di carbonio, per questo motivo l’eco-resort verrà alimentato solo da energia solare, eolica e acqua piovana raccolta.

Top Tower, a Praga un grattacielo ingloba lo scheletro di una nave

Lo scultore David Černý e l’architetto Tomáš Císař dello studio Black n’ Arch hanno reso pubblico il progetto della Top Tower, un edificio che arriverebbe a 135 metri d’altezza e che dovrebbe essere costruito a Praga. Questo grattacielo differisce dagli altri perché includerebbe nella sua struttura uno scheletro di una nave cisterna.

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Indigo Cabins, le case danesi a basso consumo

Indigo Cabins, le case danesi a basso consumo

Anna Cardaci · 4 settimane fa · Design

Lo studio danese di design Woonpioniers ha creato e sviluppato le Indigo Cabins, delle case realizzate interamente in materiale sostenibile. Queste abitazioni sono costruite con una quantità notevole di materiali biologici che mirano a creare dei mini edifici sostenibili per l’uomo ma, sopratutto, per l’ambiente.

Realizzate con legno e cellulosa, paglia, fibre di canapa, terra e argilla, queste cabine cercano di ridurre al minimo l’utilizzo di sostanze che possano inquinare l’ecosistema come i prodotti artificiali e tossici. Essendo modulari, le cabine offrono un metodo efficace per uno spreco ridotto di energia, materiali e denaro.

Alla fine della loro “vita”, le Indigo Cabins possono essere facilmente smontate, eventualmente ri-assemblate, e poste in un altro luogo. Realizzare questo genere di case permette la prefabbricazione di massa in condizioni controllate e il montaggio in loco in tempi rapidissimi.

Nella progettazione delle cabine, il team ha esplorato anche quali interventi a basso contenuto tecnologico possano contribuire a ridurre il consumo energetico. Il clima locale, la posizione del sole durante tutto l’anno, l’ambiente naturale e lo stile di vita sono tutti elementi a favore di questo genere di sistemazione.
Realizzate internamente in legno, le Indigo Cabins si presentano come strutture a due piani, con grandi finestre, una disposizione degli oggetti nello spazio accurata in maniera da diventare multifunzionale. Ad esempio, la doccia posta sotto le scale fa guadagnare spazio in tutta la casa non dovendo creare una stanza adibita.

Indigo Cabins | Collater.al 2
Indigo Cabins | Collater.al 2
Indigo Cabins, le case danesi a basso consumo
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Woven City, la città del futuro secondo Toyota

Woven City, la città del futuro secondo Toyota

Giulia Guido · 3 settimane fa · Design

È stata presentata pochi giorni fa, all’interno del CES – Consumer Electronics Show, la città del futuro targata Toyota e progettata in collaborazione con Bjarke Ingles e il suo Bjarke Ingles Group. La prima Woven City sarà costruita in Giappone, ai piedi del monte Fuji e ospiterà i dipendenti della stessa Toyota Motor Corporation, iniziando da un minimo di 2000 persone e aumentando la capienza di anno in anno. 

Il progetto segue le ultime tendenze in campo architettonico, che sembra impegnino tutti gli studi a progettare un nuovo tipo di città – come avevamo visto con la Smart Forest City di Stefano Boeri -, proprio per questo la Woven City sarà interamente alimentata da celle a combustibile a idrogeno. 

woven city toyota | Collater.al

Come dichiarato dal presidente della Toyota Motor Corporation, Akio Toyoda: costruire una città completa dalle fondamenta è un’opportunità unica per sviluppare le tecnologie del futuro.

woven city toyota | Collater.al

Infatti, il prospetto è stato anche il pretesto per sperimentare nuove tecnologie, o svilupparne ulteriori, e fondare una città su di esse, in cui sistemi operativi digitali collegano infrastrutture, edifici e veicoli, sfruttando questi ultimi al 100% delle loro  possibilità e dove l’intelligenza artificiale si fonderà con la vita di tutti i giorni.

Il disegno vero e proprio della Woven City, però, parte dalla rete stradale, distinguendo tre tipi di strade: una percorribile esclusivamente da mezzi veloci, alimentati elettricamente e a emissioni zero; una dedicata a mezzi capaci di raggiungere basse velocità, come le biciclette; e l’ultima esclusivamente pensata per i pedoni. 

Il design delle strade, ma anche delle piazze, dei tanti spazi comuni e degli edifici, prevederà l’uso quasi esclusivo del legno, seguendo la secolare tradizione della falegnameria giapponese; mentre le coperture dei palazzi saranno costituite da pannelli fotovoltaici, permettendo alla città di produrre al suo interno tutta l’energia utile. 

A rendere la Woven City totalmente ecosostenibile, inoltre, verranno adibiti spazi in tutta la città dedicati alla coltivazione di vegetazione autoctona e idroponica. 

L’inaugurazione della prima Woven City è prevista per l’inizio del 2021 e noi speriamo possa rappresentare un’alternativa valida e funzionale alle città odierne. 

photo credits: toyota

Woven City, la città del futuro secondo Toyota
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Modular AC Hotel Nomad, l’hotel modulare più alto al mondo

Modular AC Hotel Nomad, l’hotel modulare più alto al mondo

Anna Cardaci · 3 settimane fa · Design

A New York è in costruzione, tra i grandi grattacieli lussuosissimi, l’albergo modulare più alto del mondo: il Modular AC Hotel Nomad. Progettato da Danny Forster & Architecture, i componenti sono stati prodotti a Skawina, in Polonia e successivamente spediti negli Stati Uniti.

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L’industria delle costruzioni modulari è in pieno boom in tutto il mondo e potrebbe consentire un risparmio annuo di 22 miliardi di dollari, poiché produce fino all’80 per cento in meno di rifiuti rispetto alle costruzioni tradizionali. Sviluppata principalmente a causa dell’impennata dei prezzi dei terreni e degli immobili, la costruzione modulare ha raggiunto il settore alberghiero. In questo campo, infatti, questo genere di edifici garantisce che l’alta qualità soddisfi gli standard specifici stabiliti dagli investitori, facendo risparmiare tempo e denaro e mantenendo il controllo sul processo di allestimento tradizionale.

Modular AC Hotel | Collater.al 1
Modular AC Hotel | Collater.al 1

Il Modular AC Hotel Nomad si sviluppa su 26 piani, grande più di 100.000 metri quadrati, è attualmente in costruzione. Situato vicino all’Empire State Building, gli ospiti godranno di una vista ampia sullo skyline newyorkese. L’hotel dunque unisce il lusso con la funzionalità e il risparmio energetico diventando così un hotel a rispetto dell’ambiente. La planimetria è stata studiata in maniera angolata ma allo stesso tempo iper-simmetrica in quanto sfrutta tutte le efficienze che si ottengono costruendo la struttura in una fabbrica. Il design permette ancora di variare con diverse tipologie di camere come le King, Queen, le Junior Suite e le Suite Deluxe. Nonostante sia un hotel modulare, c’è tutto quello di cui gli ospiti hanno bisogno al suo interno.

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