Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother

Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother

Giulia Guido · 4 settimane fa · Art

Il sottile velo di ironia e di sarcasmo è l’ingrediente segreto del successo delle opere di Javier Mayoral, pittore conosciuto su Instagram come PulpBrother. Di origini americane, Javier è nato in Spagna, dove per un breve periodo ha lavorato per una compagnia pubblicitaria. Solo verso i trent’anni si è trasferito negli Stati Uniti, prima a New York, poi a Phoenix, a San Francisco e infine a Miami. Appena arrivato in America, Javier Mayoral lavorava come cuoco e la pittura era solo un hobby praticato nel tempo libero. Poi, attraverso il suo sito e il suo profilo Instagram, ha cominciato a ottenere sempre più successo fino ad arrivare a essere esposto in diverse città americane, ma anche in Spagna, in Austria e in Francia, riuscendo a vivere di arte. 

Oggi i suoi lavori sono ricercati da case editrici, designer di moda, fotografi e case discografiche, per non parlare degli oltre 300K follower che su Instagram non vedono l’ora che l’artista sveli una nuova opera. C’è da dire che Javier Mayoral è molto bravo a non lasciare mai a bocca asciutta: attualmente la sua produzione conta oltre 10K opere. Ma non è solo questo il motivo per cui piace. Javier Mayoral utilizza la pittura per raccontare il mondo di oggi, fatto di apparenze e vizi, con un tocco di sarcasmo. Il sesso e l’arte della seduzione sono altri soggetti ricorrenti che si sposano perfettamente con il suo stile, in cui tornano frequentemente colori cupi e scale di grigio che renderebbero i dipinti macabri se solo non fosse per la presenza di brevi frasi d’effetto che smorzano l’atmosfera. 

Per scoprirne di più seguite Javier Mayoral su Instagram e visitate il suo sito.  

Javier Mayoral
Javier Mayoral
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Javier Mayoral

Courtesy Javier Mayoral

Ironia e sarcasmo nei dipinti di PulpBrother
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Le installazioni tessili di Amanda Browder

Le installazioni tessili di Amanda Browder

Claudia Fuggetti · 4 settimane fa · Art

L’artista tessile Amanda Browder compie interventi architettonici site-specific utilizzando centinaia di metri di tessuto riciclato dai colori e dai motivi vivaci. L’artista ed il suo team di volontari cuciono insieme enormi pannelli che si avvolgono attorno a campanili, passerelle rialzate, e sovrastando e sconvolgendo la fisionomia degli scenari, per offrire ai passanti una nuova esperienza degli edifici a loro familiari. Ricordando il lavoro di Christo e Jeanne-Claude, l’artista definisce la sua pratica un mix tra la “scultura morbida” e la vera e propria installazione applicata agli edifici pubblici.

“Sono innamorata della natura mutevole dei materiali e di come la combinazione del familiare crei relazioni astratte sul luogo. Sono attratta dal reinventare i colori della Pop-Art esplorando i cambiamenti di scala e le percezioni scultoree”.

Questa oggettività relazionale genera una narrazione aperta, situazioni ambigue definite dalla scelta dei materiali e dall’etica del lavoro.

Segui i progetti di Amanda Browder su Instagram e guarda il video qui sotto per un time-lapse di una precedente installazione a Las Vegas e un’intervista con l’artista.

Le installazioni tessili di Amanda Browder | Collater.al
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Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?

Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?

Giorgia Massari · 4 settimane fa · Art

Qualche mese fa vi abbiamo parlato del vecchio studio di Jean-Michel Basquiat diventato headquarter di Atelier Jolie, il nuovo brand di Angelina Jolie. Oggi l’artista Roberto Palacio ci fa tornare a parlare di questo luogo, in modo non poco controverso. Recentemente infatti, in occasione dell’equinozio di primavera, l’artista ha completamente verniciato di rosa la parete dell’ormai Atelier Jolie, e non parliamo di un rosa qualsiasi ma del Pinkest Pink di Stuart Semple. In realtà, è da qualche mese che Palacio interviene sulla facciata del palazzo, già di per sé ricco di interventi artistici lasciati lì come tributo a Basquiat, suscitando numerose critiche. Da un lato gran parte dell’opinione pubblica pensa che l’artista stia deturpando il luogo, pensiamo ai titoli delle varie testate che definiscono la sua operazione un “atto vandalico”, dall’altra c’è Palacio che afferma di star “canalizzando” lo spirito di Basquiat. Ma spiegamoci meglio e capiamo cosa c’è dietro.

Palacio è la reincarnazione di Basquiat?

In effetti le somiglianze tra Roberto Palacio e Jean-Michel Basquiat sono parecchie, così come le coincidenze. Partendo da quella più scioccante, Basquiat è morto il 12 agosto 1988 mentre Palacio è nato esattamente due giorni dopo, per giunta nel suo stesso quartiere, Flatbush a Brooklyn. Entrambi con origini caraibiche ed entrambi con la passione per i fumetti. Insomma, date queste somiglianze oggi Palacio si sente legittimato a operare in modo estremo sulla parete dell’ex studio, senza dubbio come forma di omaggio al suo amato Basquiat, ma qualcosa ci fa pensare che stia solo cercando il suo momento di gloria e di attenzione. D’altronde, Arnet riporta una frase di Al Diaz riguardo il suo incontro con Palacio, sottolineando – seppur in modo positivo – la sua fame di popolarità. «Quello che mi ha colpito di più di questo ragazzo è stata la sua ossessione nel diventare famoso».

basquiat palacio | Collater.al
Palacio’s pinkwashing from March 18, 2024. Photo: Vittoria Benzine

Cosa c’entra la Marvel?

Un aspetto curioso di tutta questa faccenda è il punto di vista di Palacio, che lui stesso spiega in un video su Instagram. L’artista afferma di essersi ispirato a un’operazione compiuta negli anni Cinquanta da Robert Rauschenberg quando cancellò un disegno di William de Kooning creando l’opera concettuale Erased de Kooning. Ma c’è di più. Palacio scrive che i suoi interventi sono «una giustizia poetica, una protesta silenziosa», dichiara inoltre di ispirarsi al personaggio Marvel Brother Voodoo che compie rituali voodoo per creare piani ancestrali, la sua intenzione è quindi quella di riportare lo spirito di Basquiat nel regno degli spiriti.

Insomma, le intenzioni di Palacio non sembrano troppo chiare e le sue “cancellazioni di Jean” – come le chiama lo stesso artista – non sembrano finire qui. Intanto le critiche continuano. Sempre su Artnet, Sinclair the Vandal ha dichiarato che lui non mancherebbe mai di rispetto agli altri «per ottenere un po’ di attenzione, come sta facendo questo ragazzo». Ancora, è Wayne Rada del Lisa Project a dichiarare che «queste azioni sono una mossa del cazzo […] è superficiale, patetica e inutile». Di contro quest’operazione è in grado di aprire un dibattito. Voi cosa ne pensate?



Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?
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Cosa c’è dietro le “Cancellazioni di Basquiat” fatte da Palacio?
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Cose da non perdersi ad Aprile

Cose da non perdersi ad Aprile

Collateral Crew · 4 settimane fa · Art

Aprile è alle porte, con la primavera le cose da fare sono tantissime. Dall’art e design week di Milano fino alla Biennale di Venezia. Abbiamo selezionato per voi tutti gli eventi, mostre e appuntamenti imperdibili secondo la Redazione di Collater.al che sapranno accompagnarvi durante tutto il mese. Ma per la guida dettagliata della Milano Design Week dovrete ancora aspettare un po’, iscrivetevi alla newsletter per non perdervela.

MOSTRE

#1 MIA Photo Fair, da Allianz MiCo dall’11 al 14 aprile – MILANO

In programma da giovedì 11 a domenica 14 aprile 2024, MIA Photo Fair sotto la direzione artistica di Francesca Malgara presenterà 100 espositori, 8 mostre e progetti speciali, 4 premi e oltre 70 gallerie provenienti sia dall’Italia sia dall’estero. Quest’anno, con la XIII edizione, MIA Photo Fair si sposta all’ALLIANZ MiCo durante gli stessi giorni di Miart.

#2 Miart, da Allianz MiCo dal 12 al 14 aprile – MILANO

Curata da Nicola Ricciardi e organizzata da Fiera Milano, miart è la fiera internazionale d’arte moderna e contemporanea di Milano, caratterizzata da una vasta gamma cronologica di opere d’arte. Presenta una selezione di capolavori che abbracciano l’inizio del ventesimo secolo, spaziando da artisti come Balla e de Chirico, a Schiele e Picabia, accanto alle nuove produzioni di alcuni degli artisti contemporanei più influenti, tra cui David Hockney, Francis Alys, Rosa Barba e Monica Bonvicini.

#3 PARMA 360, Festival della creatività contemporanea HOMO DEUS a cura di Chiara Canali e Camilla Mineo dal 6 aprile al 19 maggio 2024 – PARMA

HOMO DEUS è la parola chiave dell’ottava edizione di PARMA 360 Festival della creatività contemporanea, a cura di Chiara Canali Camilla Mineo. Cinque grandi mostre di pittura, scultura, illustrazione, arte digitale e nuovi media sono allestite in dialogo con chiese e palazzi storici della città di Parma, in un percorso diffuso sul territorio che ha come obiettivo quello di valorizzare il patrimonio storico-artistico della città e di proporre al pubblico inedite visioni e prospettive della creatività contemporanea. 

#4 A Kind Of Beauty, mostra personale di Gabriele Micalizzi a cura di Tiziana Castelluzzo dal 4 aprile al 28 giugno 2024, da 29 ARTS IN PROGRESS gallery – MILANO

Le potenti fotografie del fotoreporter Gabriele Micalizzi offrono una prospettiva unica sui conflitti globali, che vanno dalle rivoluzioni arabe agli eventi attuali in Ucraina e Palestina. Il suo lavoro va oltre la semplice documentazione, approfondendo le profondità dell’esperienza umana in mezzo alle avversità.

#5 Una casa ontologica di LUIGI SERAFINI  fino al 25 agosto 2024 al Museo Macro – ROMA

Una casa ontologica è concepita come un’opera espansa, un ambiente in cui Serafini ha creato un meta-ritratto che trasporta all’interno del museo la sua attitudine immaginifica attraverso la rielaborazione degli interni della sua casa romana

#6 Fondazione In Between Art Film presenta Nebula una mostra collettiva al Complesso dell’Ospedaletto dal 17 aprile al 24 novembre – VENEZIA

In occasione della 60. Esposizione Internazionale d’Arte, La Biennale di Venezia, il Compleso dell’Ospedaletto presenta Nebula, curata da Alessandro RabottiniLeonardo Bigazzi. La mostra presenterà otto nuove video installazioni site-specific commissionate a Giorgio Andreotta Calò, Basel Abbas e Ruanne Abou-Rahme, Saodat Ismailova, Cinthia Marcelle e Tiago Mata Machado, Diego Marcon, Basir Mahmood, Ari Benjamin Meyers e Christian Nyampeta.

#7 Off Script, mostra personale di Magali Reus a cura di Federico Giani negli spazi del Museo del Novecento presentata da Fondazione Arnaldo Pomodoro. Dal 10 aprile al 30 giugno – MILANO

Durante la Milano Art Week, Fondazione Arnaldo Pomodoro presenta negli spazi del Museo del Novecento di Milano Off Script, la mostra personale dell’artista olandese Magali Reus (L’Aia, 1981), vincitrice della VII edizione del Premio Arnaldo Pomodoro per la Scultura. Realizzata in collaborazione con il Museo del Novecento, la mostra, a cura di Federico Giani, espone una selezione delle più recenti sculture dell’artista, le Clementine, una serie che prende il suo spunto visivo dai barattoli di marmellata e di conserve della tradizione familiare.

#8 MEGAPIXEL il festival diffuso di grafica, fotografia e video dal 5 al 7 aprile nei quartieri Ticinese, Nolo, Bullona e Città Studi – MILANO

Nato per valorizzare la scena creativa di Milano, attraverso un weekend ricco di performance, talk e workshop in diverse location in giro per la città, arriva la prima edizione di MEGAPIXEL, organizzato da The Method, agenzia specializzata in strategie di comunicazione e campagne creative. MEGAPIXEL sarà un festival diffuso, che si estenderà oltre i confini tradizionali per valorizzare l’industria artistica della città.

#9 Un letto di frasche, mostra personale di Giulia Mangoni, in dialogo con l’architetto Valerio Panella – dal 9 aprile al 6 giugno da ArtNoble Gallery – MILANO

Per la sua seconda personale presso ArtNoble Gallery, Mangoni sviluppa il racconto della memoria legata al territorio Ciociaro che iniziò con la mostra Bits and Cream. Metabolizzazione d’Archivio nel 2021, approfondendo nel particolare una visione magico-realista dove il mondo rurale e i suoi personaggi si animano tra installazioni materiche e dipinti ad olio.

#10 TRILOGY alla galleria Numero 51 x Eunoia gallery dal 4 aprile al 2 giugno 2024 – MILANO

La mostra Trilogy presso Numero 51 Concept Gallery nasce in collaborazione con Eunoia Gallery di Osaka e vuole essere un esplorazione del dinamismo artistico femminile contemporaneo. Le opere di Jazz Szu-Ying Chen, Yuka Mori e Yuka Nishihisamatsu, seppur radicate nelle tradizioni dei rispettivi paesi di origine, trascendono i confini geografici per esplorare temi universali come la superstizione, l’identità, la religione e il ciclo vitale.

#11 Archivio Contemporaneo Exhibition dal 12 aprile al 12 maggio 2024 al Mattatoio – ROMA

Archivio Contemporaneo è un’esperienza museale immersiva, con l’identità dinamica e multidisciplinare di un festival: installazioni, attività didattiche, esposizioni e performance audio-visive.

#12 MEGA art fair, la fiera d’arte emergente da Scalo Porta Genova dal 10 al 14 Aprile – MILANO

#13 Eataly Art House  presenta And They Laughed At Me la personale dell’artista Newsha Tavakolian dal 9 aprile al 31 agosto – VERONA

Vincitrice del premio Photo Grant di Deloitte, l’artista iraniana Newsha Tavakolian presenta la sua mostra personale nella sede di Eataly Art House di Verona. La mostra And They Laughed At Me vede una serie di negativi, errori di scatto e di stampa recuperati dall’archivio personale dell’artista, volti a mettere in rilievo quelli che sono stati gli eventi che hanno narrato e al contempo segnato la storia dell‘Iran. Un allestimento nuovo, dove saranno presentate più di 40 fotografie d’archivio, che furono precedentemente scartate dall’artista stessa ma, alla quale oggi decide di rilegare un significato del tutto differente che sarà fulcro dell’esposizione. 

#14 Ghëddo e Crag Gallery presentano Burnout. Mostri piccole e ninne nanne, mostra personale di Giorgia Pia, dal 6 aprile al 19 aprile – TORINO

La mostra personale di Giorgia Pia è concepita come un viaggio ai margini del non-umano. Attraverso tre momenti narrativi, il progetto dà forma a un bestiario ibrido dove piante, animali e esseri umani si contaminano e negoziano il loro posto nel mondo.

FILM E SERIE TV

Challengers di Luca Guadagnino, dal 25 aprile – IN TUTTE LE SALE

Miniserie RIPLEY dal 4 aprile su NETFLIX

La miniserie drammatica è tratta dai bestseller di Patricia Highsmith di cui Tom Ripley è il protagonista. Un truffatore si trova in un mondo di ricchezza e privilegi dopo aver accettato un incarico speciale in Italia. Ma per avere la vita che desidera, deve tessere una rete di bugie.

MUSICA

L’arrivo della primavera coincide con l’inizio delle serate indie all’aperto, per questo ci siamo fatti dire da @musichettabenedetta alcuni dei concerti imperdibili a Milano, tutti gli altri li trovate nel suo calendarietto settimana per settimana.


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Istituire un rifugio nella selva è necessario

Istituire un rifugio nella selva è necessario

Giorgia Massari · 4 settimane fa · Art

«La selva è in questo racconto sia un luogo selvaggio sia una dimensione caotica, che rimanda alla folla, alla frenesia della società odierna», così i curatori Riccardo Vailati e Giulia Mariachiara Galiano introducono la mostra ora in corso alla Traffic Gallery di Bergamo. Il titolo, Istituire un rifugio nella selva, pone in dialogo due termini che possono essere sì agli antipodi, ma anche altrettanto complementari. Rifugio e selva, da un lato il rimando alla dimensione domestica, a un luogo di pace, dall’altro c’è invece il caos e l’ignoto. Il denominatore comune è però la dimensione selvaggia, animalesca e primordiale, che costudisce sotto la sua sfera entrambi gli elementi. Partendo da questa riflessione si costruisce l’esposizione collettiva che trova la sua espressione visuale e teorica nei lavori di quattro giovani artisti, Anna Marzuttini, Nera Branca, Stefano Ferrari e Gabriele Longega, oltre a una long performance di Matteo Bianchini durante la giornata inaugurale.

istituire un rifugio nella selva
Ph Erik Falchetti, opera di Stefano Ferrari

La nostalgia del primordiale

Sebbene le opere in mostra siano in grado di trasportare immediatamente il visitatore in una sfera apparentemente lontana da quella a cui è abituato, è altrettanto evidente che i discorsi parlano a un lato di noi che è oggi soffocato e represso. Di fronte a opere come Guardiani della soglia di Nera Branca o Domani nascerò e sarò qualcun altro in un altro luogo di Gabriele Longega, è inevitabile che emerga in noi un sentimento nostalgico, dal sapore dolce-amaro. È il nostro istinto primordiale a essere interpellato. Le ossa che Nera Branca recupera nel suo rifugio espanso, ovvero i boschi della Valle d’Aosta, così come il linguaggio esoterico di Longega, riaccendono nell’individuo un ricordo collettivo, andando ad agire su una lacuna contemporanea non poco dimenticata.

Ph Erik Falchetti, opera di Nera Branca

Ancora, sono le opere di Stefano Ferrari e Anna Marzuttini a completare l’evocazione, osservando l’universo floreale e faunistico con una lente di precisione. Da un lato c’è Ferrari che il suo rifugio lo istituisce per gli altri, o meglio, dà vita a sculture che possano essere dei veri e proprio luoghi di accoglienza per gli insetti, sostituendo – nell’ideale rapporto di empatia tra uomo e animale – la presenza umana con un costrutto artificioso, ma che qui si svuota della sua componente egoica per diventare conscio di un’esigenza. Dall’altro lato invece, Anna Marzuttini «fissa nell’opera l’intimo incontro con il paesaggio organico», come ci spiegano i curatori. Nei suoi dipinti, disegni e sculture restituiscono le forme, le vibrazioni e le consistenze nelle quali la stessa artista si è immersa ricercando una sensibilità primordiale di cui oggi siamo nostalgici.

Ph Erik Falchetti, opera di Gabriele Longega

Risvegliarsi dall’amnesia collettiva

Ecco che quindi Istituire un rifugio nella selva diventa un percorso necessario in un contesto contemporaneo e urbano che tende a soffrire di una sindrome cronica di amnesia collettiva, non solo da un punto di vista teorico bensì corporeo. Tutti gli artifici, le agevolazioni e le semplificazioni che nichilizzano i nostri comportamenti e pensieri contribuiscono a rafforzare un nuovo corpo entro cui la sfera primordiale non trova più spazio. La selva che gli artisti in mostra abbracciano – pensiamo ai disegni a bic di Nera Branca che nell’accogliere il caos si tramutano in rifugio salvifico -, diventa lo specchio della frenesia entro cui siamo sommersi senza accorgerci che sotto gli strati di indifferenza esiste altro oltre a noi.

Ph Erik Falchetti, opere di Anna Marzuttini
Ph Erik Falchetti, opera di Stefano Ferrari
Ph Erik Falchetti, installation view, opera di Nera Branca
Ph Erik Falchetti, installation view, opere di Anna Marzuttini (sinistra) e Nera Branca (destra)
Ph Erik Falchetti, dettaglio opera di Anna Marzuttini

Ph credits Erik Falchetti
Courtesy gli artisti e Traffic Gallery

Istituire un rifugio nella selva è necessario
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Istituire un rifugio nella selva è necessario
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