Il lavoro di Jeremy Olson lascia molti punti di domanda a chi la guarda, i dipinti, così come le sculture che l’artista realizza, stampate in 3D o a tecnica mista, rappresentano mondi chiaramente immaginari, nei quali vivono mostri che compiono azioni così umane da creare un curioso effetto straniante.
I paesaggi dell’artista riprendono il concetto di interregno, ovvero di un’epoca, o di un luogo di transizione tra differenti epoche storiche, in cui si verifica una mutazione. C’è il concetto di futuro nella produzione di Olson, i soggetti sono infatti mostri antropomorfi, a loro agio in contesti sull’orlo di una catastrofe come per esempio una casa con il tetto sfondato o una foresta che sembra essere stata distrutta da un incendio. In questo collasso globale i personaggi compiono azioni molto semplici come scrollare lo smartphone, magari appoggiati a un drago rosso come fosse un comodo divano.
La componente paesaggistica è molto suggestiva. Jeremy Olson rappresenta paesaggi spaziali, alieni, sia per colore che per forme, spesso infatti elementi astratti sono inseriti nel paesaggio in modo improvviso, non creando connessioni con il paesaggio, in alcuni casi creato con elementi naturalistici. Un piccolo paesaggio di montagna diventa un modellino da esposizione, lasciando la continua sensazione, osservando la produzione completa di Olson, di passare dal micro al macro, con dubbi sul luogo dal quale noi stessi stiamo guardando questi mondi.






