Art L’inquietante malinconia nelle opere di Jon Rafman
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L’inquietante malinconia nelle opere di Jon Rafman

Tommaso Berra

Raramente la realtà ha avuto tanto bisogno di essere immaginata
Con questa frase l’artista Jon Rafman descrive il proprio rapporto con il presente e con gli strumenti attraverso i quali interagiamo tra di noi. Il digital artist canadese, attraverso il software CLIP Guided Diffusion, si serve dell’intelligenza artificiale per realizzare immagini grottesche e inquietanti generate da un archivio di immagini e creature antropomorfe e disgustose.
Rafmann mostra così i lati più oscuri di internet, un mondo che l’artista considera disturbante ma dal quale trae costante ispirazione per le due opere e i suoi video.

La tecnologia come strumento per rappresentare un’umanità quasi in decomposizione serve proprio per esprimere l’idea che le moderne interazioni sociali provocano in Jon Rafman una sorta di malinconia sgradevole. Secondo l’artista la tecnologia impatta negativamente sul modo di vivere e vedere la realtà, fino a domandarsi cosa sia realmente la realtà, specialmente quando creata da un’intelligenza artificiale, da una generazione di immagini che conosce solo le forme della realtà ma non il suo spirito.
Le caricature delle sue opere sono quindi un modo per enfatizzare questo rapporto disumano con la tecnologia, che persino l’arte finisce per subire, perdendo così la bellezza dei soggetti e la composizione delle scene, che lasciano posto a categorie estetiche più legate al kitsch e al brutto. Scopri il lavoro dell’artista sul suo sito ufficiale.

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Scritto da Tommaso Berra
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