Guardando le opere di Louisa Gagliardi si prova una gamma di emozioni variegata. Si viene catapultati in un mondo che può somigliare a una dimensione post apocalittica. A tratti, disturbante. Surrealismo, metafisica e realismo magico sono le parole chiave che costruiscono l’universo di Gagliardi. A rendere questo effetto tangibile sono i dettagli perturbanti e gli slittamenti percettivi dati dal ribaltamento di scene quotidiane trasformate in vere e proprie visioni oniriche. Ma chi è Louisa Gagliardi e cosa c’è dietro alle sue opere?

Louisa Gagliardi è un’artista svizzera il cui lavoro sfrutta una procedura lunga e complessa, partendo da un primo step di elaborazione digitale che porta alla stampa su vinile dei dipinti, che – una volta tesi su telaio – vengono riniti con vernice, gel, glitter o addirittura smalto per unghie. Nelle sue opere ritroviamo scorci urbani e dettagli con significati enigmatici ma non solo; è la dimensione domestica a risultare più affascinante e avvolgente – sempre in modo disturbante.

Gagliardi è in grado di ricreare così ambienti ambigui, trompe-l’œil veri e propri stampati anche su componenti al di fuori dalla tela; come nel caso delle poltrone LC2 ideate da Le Corbusier in Many Moons – la personale dell’artista al MASI di Lugano – dove i pezzi di design non sono solo nella tela ma anche nell’allestimento. Questo risulta così in un approccio innovativo e straniante allo stesso tempo che rende le opere di Gagliardi, in grado di innescare una riflessione sull’incessante desiderio di controllo e di gestione della nostra immagine in questa strana epoca digitalizzata in cui ci ritroviamo a vivere.

Anche i colori hanno un ruolo fondamentale nel mondo di Gagliardi a partire dalle varie sfumature di un verde acido declinate in molte delle sue opere, ritroviamo anche il viola; come in Chaperons (2023) dove mani giganti avvolte in guanti di questo colore “intervengono” in un ambiente claustrofobico e metallico.

Louisa Gagliardi riesce così a farci riflettere – attraverso le sue atmosfere – sull’epoca che stiamo vivendo in un mix di ambiguità e ricerca artistica, fondata in una tecnica pittorica che ci porta nella contemporaneità. Le capacità dei mezzi digitali si estende e genera una realtà parallela, «quest’ultima abitabile non solo idealmente» come sottolinea la curatrice del MASI di Lugano, Francesca Benini, in mostra fino al 20 luglio.
