Photography Le storie vere sono tristi
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Le storie vere sono tristi

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Giorgia Massari

Fin dal titolo – True stories are sadLuca Brama esplicita il sotto testo della sua serie di fotografie che immortalano la sua personale e intima realtà, divenute poi un libro pubblicato nel 2022 da Skinnerboox. Un quotidiano che nella sua evanescenza diviene invece immortale, ma solo e soltanto in quella materia bidimensionale, o digitale, prodotta a partire dallo scatto. Il fotografo, giovanissimo e oggi esposto nella mostra collettiva Oltre il Sangue Amaro a Brescia, riflette così sul ruolo della fotografia, o meglio, sulla funzione in relazione alla memoria umana. In questo senso Brama intende la fotografia come unico mezzo in grado di palesare i limiti e l’evanescenza di ciò che è esistito producendone una traccia tangibile, concreta, conservabile. «Il ricordo diviene così la ferita più profonda», ci dice Luca, continuando: «La fotografia è una sorta di meccanismo di difesa dell’umanità nei confronti del tempo che passa, che nel tentare di risolversi produce un traccia di se stessa. Una ferita che ci fa sanguinare perché siamo vivi, ma che a differenza di quelle sulla pelle rimarrà visibile anche dopo la nostra morte».

L’idealizzazione di una felicità mai vissuta

Così Luca Brama approccia questo mezzo come una sorta di diario fotografico per costudire le sue memorie e, allo stesso tempo, per indagare la ricerca della felicità qui intesa come un Eden. Per altro, quest’ultimo, sarebbe dovuto essere il titolo della serie, poi sostituito da True stories are sad, che meglio esplicita la violenza intrinseca della fotografia – così come della vita. Se la parola Eden – riferito alla fotografia – indica per Brama uno spazio idealizzato, che costudisce una felicità solo successiva (osservando le fotografie a posteriori) e forse neppure vissuta (nell’attimo fotografato), affermare che «le storie vere sono tristi» è stato per lui un atto di consapevolezza. «Le storie vere sono tristi, perché? Perché finiscono e il loro ricordo diviene così la ferita più profonda», ci spiega.

Il pessimismo è un grande ottimismo tradito

Nonostante le fotografie di Luca Brama siano uno specchio sulla sua realtà, nel loro insieme non costituiscono una narrazione lineare e non possono neppure essere considerate un reportage. Il suo taglio è decisamente poetico e, come afferma lui stesso, assomigliano più a un brano rap. Una cultura, quella hip-hop, che lo ha sempre accompagnato, affascinato e influenzato, soprattutto nel modus operandi del «elevare ciò che viene dal basso con una voce interna». Così che quella drammaticità che alcuni potrebbero percepire diventa semplice verità, una rappresentazione che ben spiega l’idea di Brama secondo cui gli opposti possono sempre coesistere. Eden-Inferno, felicità-tristezza.

«Credo che gli opposti possano convivere, a questo proposito mi piace molto una frase di Pasolini in cui afferma che in realtà i pessimisti sono i più grandi ottimisti perché il pessimismo deriva da un grande ottimismo tradito.»

Courtesy Luca Brama
*Citazioni estratte dalla conversazione con Claudio Musso per il Premio Nocivelli.

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Scritto da Giorgia Massari
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