Quando arte figurativa e poesia si incontrano diventano linee scure e incomplete che compongono corpi adagiati nel vuoto, distratti, inutili.

Mark Demsteader fa piovere monocromie che compongono volti malinconici su corpi solo abbozzati, abbandonati dall’artista come dalla persona ritratta.
Lo sguardo volto altrove rifugge alla realtà di un corpo che è lì ma non vorrebbe esserci. Non vorrebbe essere.
Le parole diventano superflue. Non si spiega una poesia, in questo caso si guarda soltanto.
















