Artista concettuale, regista, fotografo ed editore fuori dall’ordinario: Max Siedentopf è una figura impossibile da incasellare. Classe 1991, ha già lasciato il segno con una carriera che tocca moda, arte contemporanea, comunicazione visiva e progetti virali. Fondatore della rivista Ordinary, vincitore di un Emmy Award, collaboratore stretto di Gucci, Max è conosciuto per il suo approccio giocoso e anticonformista che sfida le convenzioni di ogni disciplina che tocca. Oggi parliamo di un suo progetto risalente al 2017, SNAKE, CAKE, LAKE, AWAKE, FAKE, RAKE, STEAK, DRAKE, SHAKE – pensato per mettere insieme creativi diversi e mondi opposti.

Si tratta di uno dei suoi lavori più surreali e innovativi, che già dal titolo si presenta come uno scioglilungua: SNAKE, CAKE, LAKE, AWAKE, FAKE, RAKE, STEAK, DRAKE, SHAKE, appunto. Un’opera che, come tutto il lavoro di Max, nasce da un’idea semplice e si trasforma in un esperimento collaborativo che attraversa linguaggi, continenti e discipline.

Tutto comincia con una lista di parole in rima. Max, “capitano creativo” del progetto, affida questa sequenza — snake, cake, lake, awake, e così via — al fotografo uruguaiano JP Bonino, che lavora da Buenos Aires. Le istruzioni? Minime ma aperte: qualche disegno a mano e un messaggio chiaro — “forse puoi renderli più divertenti o strani ;-)” come raccontano a It’s Nice That nel lontano 2017. Un invito alla libertà creativa che definisce perfettamente l’universo visivo di Max.

Bonino, noto per uno stile fotografico ironico e fuori dagli schemi, raccoglie la sfida e realizza una serie di immagini surreali, evocative e bizzarre. Il progetto non si ferma lì: dopo di lui, le immagini passano alla poetessa e illustratrice Anna Haifisch, che le interpreta con testi poetici, e infine alla sviluppatrice web Rifke Sadleir, che le trasforma in un sito interattivo. Il risultato finale è un viaggio multisensoriale e multidisciplinare, dove arte visiva, poesia e tecnologia si intrecciano in un flusso di creatività collettiva.


Max Siedentopf ama l’assurdo e l’imprevedibile. Il suo obiettivo non è solo quello di realizzare immagini belle, ma di creare idee visive che facciano riflettere, sorridere o semplicemente confondere. «La maggior parte della fotografia di moda è solo bella, ma manca di un’idea,» ha dichiarato sempre a It’s Nice That.


Con Bonino, già nel 2017, aveva trovato un partner ideale per spingere i limiti del mezzo, arrivando persino a proporre idee volutamente esagerate solo per vedere fin dove il fotografo fosse disposto a spingersi. Il risultato è un’opera che non cerca definizioni, ma propone un modo diverso di guardare e pensare – già nel 2017. Come gran parte dei lavori di Max, questo progetto è tanto un’opera visiva quanto una provocazione concettuale.

