Un’ex chiesa sull’isola della Giudecca, una mostra sull’oceano, una delle vetrine artistiche più importanti al mondo. As Above, So Below è l’evento collaterale alla 61. Biennale di Venezia che fino all’8 giugno trasforma uno spazio sacro in un luogo di riflessione ecologica. La mostra è stata realizzata grazie alla sinergia fra One Ocean Foundation e ZEITGEIST19, un team curatoriale formato da Elizabeth Zhivkova e Farah Piriye Coene.

Il titolo della mostra riprende il principio ermetico di corrispondenza – come in alto, così in basso – per indagare l’interdipendenza tra atmosfera e abisso, umano e non umano. L’oceano non è presentato come uno sfondo distante, ma come sistema vivente capace di custodire la memoria profonda del pianeta e di riflettere i suoi squilibri. L’architettura sacra dell’ex chiesa, oggi sede di Fabbrica H3, diventa un ambiente immersivo dove suono, luce e sistemi computazionali dialogano con secoli di storia.
Marshmallow Laser Feast: ascoltare le balene
Tra le opere in mostra, Seeing Echoes in the Mind of the Whale del collettivo Marshmallow Laser Feast è forse quella che meglio incarna lo spirito della mostra. Si tratta di un’installazione audiovisiva immersiva della durata di 17 minuti, sviluppata a partire da vocalizzazioni di cetacei e ricerca bioacustica. Il pubblico è accompagnato nel mondo sensoriale di tre specie: il tursiope, la megattera e il capodoglio, scoprendo come questi animali percepiscano l’ambiente attraverso il suono, percorrano immense distanze e comunichino in modi che eccedono i limiti sensoriali umani.

L’opera è allestita proprio sotto l’affresco L’Assunzione della Vergine risalente al 1672 di Girolamo Pellegrini: una scelta non casuale, che trasforma la pala d’altare in una sorta di omaggio alle balene, e lo spazio ecclesiale in un luogo di contemplazione ecologica. Commissionata da Disseny Hub Barcelona e Fundación Telefónica, l’installazione trova a Venezia un contesto ideale per amplificarne il significato.
Un requiem per il Mar Caspio
Requiem for the Caspian di Suad Gara è un cortometraggio documentario, coprodotto da ZEITGEIST19, che osserva una costa in ritirata e le vite sospese attorno a questa scomparsa. Sull’isola di Pirallahi, al largo di Baku, gli abitanti di un antico villaggio di pescatori attendono il ritorno di un mare che si sta prosciugando, mentre fabbriche e piattaforme petrolifere avanzano su quello che fu un ecosistema vibrante.


Il film legge questa sparizione non solo come collasso ambientale, ma come una forma di colonizzazione culturale: un territorio trasformato dalle economie estrattive, dove paesaggio, narrazione e memoria vengono occupati e svuotati di senso. Proiettato in dialogo con l’installazione multimediale Water Older Than the Sun (Caspian) di Suad Gara e Almagul Menlibayeva — un’opera che intreccia cybertextile, video AI e reti da pesca reali raccolte lungo la costa del Caspio — il documentario costituisce la base di un racconto a due voci: uno diretto, l’altro reinterpretato attraverso l’intelligenza artificiale.
Andrea Crespi e il mito nell’ologramma
Con Thetis, Andrea Crespi porta nella mostra una riflessione sul confine tra natura e immaginario. L’opera, creata appositamente per As Above, So Below, evoca la ninfa marina della mitologia greca all’interno di una medusa primordiale sospesa in una piccola teca olografica. L’abisso diventa qui uno spazio simbolico oltre che biologico: un archivio di origini, apparizioni e futuri latenti.


La tecnologia olografica non demistifica il mito, ma lo reincarna in una forma contemporanea, mettendo in discussione il confine tra umano e non umano, presenza e proiezione. Collocata sullo sfondo dell’interno affrescato dell’ex chiesa, Thetis entra in risonanza con il linguaggio pittorico classico del luogo, prolungando un dialogo secolare tra arte, mito e percezione.
Gli altri artisti in mostra
La mostra ospita anche altri quattro lavori che ampliano e arricchiscono il dialogo ecologico della mostra. Yoko Shimizu presenta Tides of Light: Meadows of the Abyss, un’installazione video nata nell’ambito del progetto M.A.R.E. del CVC Centro Velico Caprera, di cui One Ocean Foundation è partner scientifico: i delicati lampi del plancton bioluminescente diventano messaggi visivi provenienti dalle profondità marine, fragili indicatori dello stato di salute degli ecosistemi oceanici.
Antoine Bertin porta invece Fish String Theory, un’installazione sonora costruita attorno al misterioso suono percussivo prodotto dalle Scorpaena del Mediterraneo — a lungo inspiegabile per pescatori e marinai — e ai paesaggi acustici della Laguna della Giudecca. Forme scultoree di pesci con fili tesi vibrano attivate non da mani umane, ma da un sistema di ascolto automatico sintonizzato sui suoni del mare.

Elnara Nasirli con Whispering Forest trasforma un ulivo italiano recuperato in strumento sonoro: i segnali bioelettrici della pianta vengono catturati e convertiti in note musicali, udibili solo avvicinandosi all’albero con un gesto di abbraccio. Un invito a sintonizzarsi sui ritmi lenti della vita non umana.

Chiude il percorso Conversations with Nature’s Memory di Orkhan Mammadov, un’installazione generativa a doppio schermo in cui l’intelligenza artificiale simula due ecosistemi paralleli — uno sopra e uno sotto il suolo — guidati da una logica di crescita ispirata alle reti micellari, rendendo visibile l’invisibile dialogo sotterraneo che sostiene la vita.

As Above, So Below non si esaurisce nelle opere esposte. La mostra è concepita come una piattaforma di ricerca a lungo termine, accompagnata da talk curati, podcast, programmi pubblici e residenze d’artista che riuniscono artisti, filmmaker, scienziati marini e ricercatori. La chiusura prevista per l’8 giugno 2026, in coincidenza con la Giornata Mondiale degli Oceani, è un gesto simbolico che sigilla il legame tra visione curatoriale e impegno ambientale globale.
One Ocean Foundation nasce in Italia nel marzo 2018 con una missione chiara: accelerare soluzioni concrete per la protezione degli oceani, promuovendo un’economia blu sostenibile e diffondendo la conoscenza degli ecosistemi marini. A guidarne l’approccio è la Charta Smeralda, un codice etico sviluppato dal suo Comitato Scientifico che orienta individui e organizzazioni verso comportamenti rispettosi del mare. La Biennale di Venezia è, in questo senso, un palcoscenico naturale: As Above, So Below — riconosciuto come UN Ocean Decade Action e parte dell’UNESCO Blue Thread — sceglie l’arte come strumento per allargare la conversazione sull’oceano a un pubblico globale.
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