Photography Il silenzio che prende forma negli scatti di Mounir Raji
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Il silenzio che prende forma negli scatti di Mounir Raji

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Anna Frattini

C’è un silenzio che si insinua tra le pieghe della terra, nei vuoti lasciati dall’acqua, tra le crepe della memoria. In Bladi, il nuovo progetto fotografico di Mounir Raji, quel silenzio prende forma, si fa immagine e racconto. Dopo averci portato nell’universo di Dreamland, questa volta il fotografo olandese di origini marocchine ci riporta alle sue radici, lungo le rive del fiume Draa, nel sud-est del Marocco.

mounir raji

Un tempo il Draa era una linfa vitale, un fiume pieno di vita dove lo stesso Raji trascorreva le estati della sua infanzia, nuotando nelle sue acque e osservando la vita fiorire intorno a lui. Oggi, molte di quelle acque si sono prosciugate, lasciando dietro di sé terra arida e un silenzio denso di assenza. Bladi, che in arabo significa “la mia terra”, nasce proprio da questa assenza, ma anche dal desiderio di ritornare, di comprendere e di documentare.

Con uno sguardo intimo e rispettoso, Mounir Raji racconta un paesaggio in trasformazione, segnato dalla siccità e dai cambiamenti climatici, ma ancora profondamente vivo. Le immagini catturano l’essenza di un luogo che non si arrende, dove la forza silenziosa della natura si intreccia con quella delle persone che continuano ad abitarlo, ad amarlo, a resistere.

Bladi è un viaggio personale, ma anche universale. È la storia di un legame indissolubile tra uomo e terra, di una memoria che resiste alla perdita, di un ritorno che non è solo fisico ma anche emotivo. Questo primo capitolo è solo l’inizio di un percorso che Raji continuerà a tracciare con la stessa delicatezza che attraversa ogni suo scatto. Un percorso che ci invita ad ascoltare ciò che resta, a guardare dove gli occhi spesso non si posano più, e a ricordare.

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Scritto da Anna Frattini

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