I dipinti rabbiosi di Paolo Troilo

Paolo Troilo disegna se stesso, un se stesso urlante e lacerato e nei disegni mette a tal punto il suo corpo, da preferire le mani ai pennelli.

avatar
30 Gennaio 2014

L’’autoritratto è una delle migliori forme d’introspezione. Disegnare il proprio volto, il proprio corpo, può far capire molto di come ci sentiamo, come ci vediamo, come ci percepiamo e come ci mostriamo agli altri.

Paolo Troilo, nato a Taranto nel 1972, disegna se stesso, un se stesso urlante e lacerato, arrabbiato e disperato, e nei disegni mette a tal punto il suo corpo, da preferire le mani ai pennelli. Con le dita sparge sulla tela chiazze bicromatiche che danno vita a queste esplosioni vagamente acquose eppure così virili.

Questa figurazione densa e materica si concentra ad analizzare alcune fattezze del volto rese deformi, contorte e sfibrate da urla e grida, che intensificano l’irruenza di sentimenti e pulsioni. Paolo si presenta al mondo, come un uomo forte, ma disperato che sembra sfogare la sua frustrazione nella pittura. Anche l’acqua, quando esplode, distrugge.

Newsletter

Keep up to date!
Receive the latest news about art, music, design, creativity and street culture.
Share