Art Cosa ci lascia la mostra di pittura in Triennale
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Cosa ci lascia la mostra di pittura in Triennale

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Giorgia Massari

Pittura Italiana Oggi è il titolo della mostra collettiva di pittura alla Triennale di Milano, che si concluderà tra qualche giorno, per la precisione l’11 febbraio. Se da un lato l’esposizione ha voluto dare al pubblico una panoramica generale sulla direzione che la pittura sta prendendo oggi in Italia, dall’altro le idee sembrano essere confuse. Parlando con artisti e curatori e leggendo in giro qualche articolo, in particolare quello denso di domande di Valentina Bartalesi su FlashArt e quello più critico di Federico Giannini su Finestre sull’arte, l’unico fil rouge della rassegna a cura di Damiano Gullì sembra essere l’oggi, rimarcato nel titolo. Ma come possono i centoventi artisti e artiste presenti riuscire a mappare la situazione attuale, costituita invece da migliaia di pittori? Gli artisti e artiste coinvolti – scelti da Gullì sulla base di studio visit svolti da lui stesso – appartengono a diverse generazioni, dai cosiddetti Boomer alla Gen Z, trovando in Triennale uno spazio istituzionale in cui dialogare, ma senza saperlo o, almeno, solo a posteriori. La mostra, dal percorso libero o disorientante, a seconda dei punti di vista, è altrettanto controverso e tenta l’impresa di riassumere in un unico grande corridoio la complessità che determina oggi la pittura italiana, seguendo il modello del salon ottocentesco. In quest’ottica è inevitabile pensare all’esclusione, se si parla di mappatura, che la rassegna comunica indirettamente. La selezione, senza dubbio difficile, genera non poche discussioni. Forse, a questo proposito, sarebbe stato più determinante e d’impatto prendere una posizione netta e limitare la selezione ai soli giovani artisti, under 35 per esempio, per dare uno spazio rilevante (spesso mancante) agli emergenti, nonostante anche questa scelta potrebbe creare controversie. Da un punto di vista contenutistico invece, è chiara l’intenzione coraggiosa di tracciare la situazione, più o meno esaustiva, delle varie diramazioni della pittura italiana contemporanea, dalla tridimensione – o pittura scultorea – alla desolazione presente nelle tele che, per citare Marco Bassan su Artribune, «è la sensazione più invadente» del percorso. A fronte della complessità della mostra, non vogliamo addentrarci troppo nel dettaglio ma quanto meno riportarvi due aspetti secondo noi interessanti, le opere a tre dimensioni e quelle invece delicate e intime dei più giovani, soffermandoci sugli artisti che ci sono piaciuti di più.

Installazione della mostra Pittura italiana oggi – photo di Piercarlo Quecchia DSL Studio © Triennale Milano

Tre dimensioni

Fin da subito è chiara la presenza di opere che vogliono uscire dal perimetro della tela, allargandosi nello spazio. Due esempi per noi validi sono le opere di Paolo Gonzato e di Giuliana Rosso. Il primo con OUT OF STOCK, un’intera parete site-specific fatta di pattern a losanghe; la seconda con Tree House, una delle sue opere “a scenografia” che abbiamo già visto da The Address a Brescia e da Artissima a Torino. In particolare l’opera di Rosso racconta con estrema delicatezza l’adolescenza contemporanea. Una casa sull’albero è teatro di sfide pericolose, messe in atto da due ragazzini, protagonisti della scena. Insieme allo smartphone fisicamente presente davanti all’opera, i visitatori possono solo guardare la scena, esclusi dall’azione e dalla tridimensione creata dall’artista sfruttando l’angolo di due pareti. Le opere a tre dimensioni – per citare il titolo dell’episodio 7 del podcast di Tiziano Scarpa per Triennale Milano – possono essere partecipative di un’esperienza corporea oppure scegliere l’esclusione dello spettatore. In ogni caso, qui la prospettiva è ricercata nello spazio piuttosto che nella tecnica, rendendo necessaria un’osservazione fisica e non solo digitale che riporta il pubblico al centro e ne richiede la presenza.

Paolo Gonzato, OUT OF STOCK – courtesy Apalazzo Gallery
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Il linguaggio dei giovani è intimo e sincero

Sempre nell’ottica di sottolineare ciò che a noi è piaciuto, ci soffermiamo su un linguaggio in particolare, quello vero, sincero e intimo di alcuni dei pittori scelti da Gullì in questa collettiva. Da Emilio Gola (1994) a Aronne Pleuteri (2001), alcuni dei più giovani presenti, passando per Chiara Enzo (1989), Ismaele Nones (1992) e Flaminia Veronesi (1986), questi artisti sono in grado di ascoltare davvero il mondo e di tradurlo in immagini che toccano diverse corde. Nel caso di Chiara Enzo, troviamo con piacere una delle sue piccole tele, che mostra la vulnerabilità dell’individuo attraverso una tecnica estremamente realista. Dall’immaginario più crudo è invece l’opera di Pleuteri che rimanda in modo più o meno esplicito a uno scenario catastrofico, belligerante, che riporta inevitabilmente alla situazione geopolitica attuale. Più fiabesco è il linguaggio di Veronesi, allegro e spensierato come il dipinto di Gola, capaci di riflettere l’altro lato della società attuale. Desiderosa di libertà, leggerezza e uguaglianza. Sulla stessa scia c’è Nones che, attraverso un linguaggio che guarda all’iconografia del passato, è in grado di parlare del presente con estrema sincerità, toccando temi quali la sessualità e l’alienazione.

 
 
 
 
 
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Enzo Chiara, Accidente, 2022, 14,8×17,6 cm

Cosa rimane?

Come esplicita giustamente Giannini nell’articolo citato sopra, la visita a Pittura Italiana Oggi, non può far altro che lasciarci quella sensazione post fiera d’arte. Tante opere, tutte insieme ma slegate tra loro, un’esperienza nel complesso divertente ma che ci lascia pochi ricordi, senza dubbio soggettivi dettati dalla nostra personale percezione, cosa ci è piaciuto e cosa no. Giannini paragona l’esperienza anche a una partita di calcio, «col pubblico che commenta le performance di chi è sceso in campo e si lamenta per chi è stato lasciato in panchina».

Nones Ismaele, “Emma I”, 2021, pittura acrilica su tela, 135x90cm
Moretti Pietro, Tra i tuoi vuoti, 2022, 190×140 cm
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Scritto da Giorgia Massari
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