La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi

La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi

Giulia Guido · 10 mesi fa · Photography

È difficile trovare una sola parola per definire Raimondo Rossi

Di origini Perugine, Raimondo, conosciuto anche come Ray Morrison, è seguito soprattutto per la sua versatilità artistica. 

Grazie al suo styling personale è stato più volte menzionato come personalità da seguire per la moda uomo, ha collaborato con diversi magazine lavorando sia come Fashion Editor sia come Art Director e, ultimo ma non per importanza, si è distinto come fotografo. 

Noi ci siamo voluti focalizzare su questo ultimo aspetto, catturati dai suoi ritratti che fondono la fotografia di moda con una fotografia più intima e profonda. Infatti, non pensate di trovarvi davanti a scatti classici, in cui il focus è quasi sempre sul prodotto e sullo styling, ma Raimondo Rossi riporta l’attenzione sulla persona, sull’individuo. 

Attraverso le sue fotografie e i suoi ritratti, riscopriamo la bellezza della diversità.

Noi abbiamo avuto l’occasione di fargli qualche domanda per conoscere al meglio il suo lavoro. Non perderti l’intervista qui sotto! 

Raccontaci qual è il tuo background, come ti sei avvicinato alla fotografia e se c’è un momento in particolare che ti ricordi?

Sono cresciuto in Umbria e durante le vacanze estive con la mia famiglia giravamo l’Europa in camper. Proprio in quelle occasioni mia madre si dilettava a scattare fotografie con la mitica Rolleiflex, una film-camera.
Ho sempre assistito al processo di creazione dei ricordi tramite fotografie e proprio alcuni anni fa ho deciso di iscrivermi a corsi specializzati.
Dopo la teoria ho iniziato a fare pratica realizzando reportage nei backstage delle fashion week.
Oggi la mia fotografia si è evoluta tanto che mi dedico di più a ritratti o a editoriali di moda. 

Anche dando una veloce occhiata al tuo lavoro si può subito capire che non ti poni nessun limite. Spazi dalla moda, al mondo del cinema, alla fotografia. Ma quale di questi ambiti senti più tuo?

Sono sincero. Non ho alcuna preferenza perché quando scatto mi concentro sulla persona che intendo ritrarre o sulla situazione che in quel momento voglio raccontare. Pertanto, o che la persona o che la situazione siano riferibili ad un evento di moda o cinematografico, non fa per me differenza perché vado a ritrarre un soggetto o a riscrivere un’atmosfera che mi colpisce in quel momento. Non mi limito a fare una cronistoria ma cerco di entrare in punta di piedi dietro le quinte delle storie, annusandole. Nonostante si tratti di tre settori tutti molto interessanti, ritengo di avere maggiore esperienza nella moda. 

Ultimamente hai realizzato degli scatti che rendono omaggio alla diversità, fotografando i volti di uomini e donne di diverse culture. Cosa vuoi raccontare con queste fotografie?

Discriminazioni e ingiustizie sono ormai all’ordine del giorno e noi artisti abbiamo il dovere di sensibilizzare e di trasmettere messaggi importanti. È quello che cerco di fare io con la mia fotografia. Nei miei scatti, ho raccontato spesso la discriminazione e la diversità per far capire che a prescindere dal colore della pelle siamo tutti uguali. Spero che determinati valori possano essere recepiti in maniera autentica dalla società, dalle istituzioni, dai giovani e dalle loro famiglie. Oggi purtroppo anche alcune riviste tendono a voler accendere dei riflettori su un determinato problema finendo per incorrere nell’errore opposto. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Ogni fotografo ha un suo stile e un suo modo di vivere la fotografia. Nel mio lavoro non perdo mai di vista il soggetto che ho davanti all’obiettivo. Alla fine del servizio, spiego sempre alla  persona ritratta che quello che vedrà è un’immagine filtrata dal mio sguardo e reinterpretata in una chiave artistica. Sarà la sua figura, ma anche la mia. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Solitamente uso una 3400, una macchina fotografica minimale e leggera che offre un buon compromesso tra qualità e trasportabilità. Mi sono dotato anche di un paio di luci LED con cui posso divertirmi a creare dei giochi d’ombre e immagini particolari dando risalto a ciò che colpisce il mio sguardo.

Ovviamente ho anche altre attrezzature, come i flash, che però sto man mano abbandonando perché nella ritrattistica non danno risultati soddisfacenti.

A quali artisti ti ispiri e che fotografi hanno influenzano il tuo lavoro?

Non ho artisti in particolare da cui posso dire di aver tratto maggiormente ispirazione. Apprezzo i fotografi di alcuni decenni fa, come la Arbus o Bresson, che avevano teorizzato una fotografia senza dubbio più autentica, reale e meno inquinata dalla tecnologia. Per esempio, “L’uomo con i bigodini” di Diane Arbus è per me la foto del secolo. Un vero capolavoro.

Ultima, ma doverosa domanda, soprattutto visto il tuo spaziare tra ambiti in cui l’estetica ha un ruolo fondamentale. Cos’è per te la bellezza?

Credo che la bellezza equivalga a indossare degli occhiali magici che permettono di stringere un rapporto speciale con le cose o le persone che ci circondano, senza invidie e gelosie. La bellezza è libertà. Seguendo quest’ottica potremmo rompere con i canoni estetici stabiliti nel corso degli anni e potremmo parlare di vere e proprie rivoluzioni. È quello che è successo di recente con le modelle curvy.

Un corpo plus size può essere valorizzato e diventare armonioso e lo stesso può succedere con un viso più spigoloso. L’estetica del David non si prospetta più come verità assoluta ma diventa una delle tante forme in cui il corpo si esprime. I canoni estetici hanno subito un’evoluzione da un po’ di tempo a questa parte e non senza polemiche. Basti pensare ad Armine, modella usata da Gucci a fini commerciali e vittima di body shaming attraverso insulti sui social. 

La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @_barbarac__, @alanyssalas_ph, @saracamporesi.it, @salvo_95126, @labianca_paola_photo, @reportageofmylife, @monica_milescow, @mariyaleksa_ph, @_eleonoram_, @cynthia_foto.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

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Julien Lallouette e le persone raccontate con gli scatti

Julien Lallouette e le persone raccontate con gli scatti

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

In che modo raccontereste i vostri amici? O meglio. Quale mezzo scegliereste di utilizzare per valorizzare loro? Julien Lallouette ha scelto la fotografia. 

Classe 1991, Julien Lallouette è un’art director e fotografa francese, nata a Le Havre, e con base a Londra. Oltre a lavori commerciali, Julien realizza progetti personali in cui si focalizza su una persona alla volta. Visitando il suo sito si possono trovare diverse serie di scatti, ciascuna dedicata a una persona diversa e intitolata con il nome della protagonista. Amiche, conoscenti, ma anche modelle vengono ritratte in ambienti domestici e intimi dove hanno la libertà di mostrarsi come sono davvero.

La luce è quella naturale che entra senza ostacoli da finestre spalancate, che viene filtrata da tende, o che penetra con fatica da imposte chiuse. Lo stile retrò e vintage è il risultato dato dalla pellicola, infatti Julien Lallouette fotografa in analogico, attirata dalla grana spessa, dagli effetti, ma anche dall’attesa e dall’attenzione che precedono e seguono il momento dello scatto. 

Così, sulle punte dei piedi, entriamo nel bagno di Lily mentre si fa un bagno o nella veranda di Lucy quando è appena sveglia. Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi scatti, ma seguite Julien Lallouette su Instagram e visitate il suo sito per vederne di più. 

Julien Lallouette
Julien Lallouette
Julien Lallouette
Julien Lallouette
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Julien Lallouette e le persone raccontate con gli scatti
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Julien Lallouette e le persone raccontate con gli scatti
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Le foto erotiche, sensuali e patinate di Joshua Rhodes

Le foto erotiche, sensuali e patinate di Joshua Rhodes

Buddy · 4 giorni fa · Photography

Joshua Rhodes è un fotografo californiano presente su instagram con gli account @fuzzyaxolotl e @fuzzyanalog.

Le sue immagini sono cariche di erotismo solare: modelle in stile pin-up, ritratte con ironia e sensualità, con uno stile vintage che sembra riprendere il gusto editoriale di Playboy e di un certo cinema erotico 70s.

I corpi statuari delle sue modelle bionde brillano al sole su spiagge perfette, emergono dall’acqua dell’oceano o di piscine cristalline.

Scatti naturali, luci delicate e patinate.

Guarda qui una selezione dei suoi scatti, seguilo su Instagram e sul suo sito personale.

Le foto erotiche, sensuali e patinate di Joshua Rhodes
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Le foto erotiche, sensuali e patinate di Joshua Rhodes
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Il tre volte Premio Oscar Lubezki firma il Calendario Lavazza 2022

Il tre volte Premio Oscar Lubezki firma il Calendario Lavazza 2022

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

In un lunedì diverso dagli altri percorro un piccolo vicolo fiorentino poco illuminato dal sole finché la meraviglia non mi si presenta davanti agli occhi. Piazza della Signoria mi accoglie con la sua bellezza che non importa quante volte sei stato a Firenze, sembra sempre incredibile pensare che un luogo così riesca a sopravvivere al tempo.
È proprio qui, all’interno della Camera d’Arme di Palazzo Vecchio che prendo il mio posto per scoprire il nuovo Calendario Lavazza 2022

L’anno scorso Lavazza aveva presentato il Calendario al grido di The New Humanity invitando, in un periodo di incertezze e paure come se ne sono visti pochi negli ultimi decenni, a immaginare un futuro fondato su una nuova umanità. È forse in questo concetto che affonda le radici il tema del Calendario dell’anno prossimo, I Can Change The World

In un certo senso è come se Lavazza ci stesse dicendo che non basta immaginare e sognare un futuro diverso, ma bisogna attivarsi e combattere per costruirlo. Allora, quale posto migliore della città che ha dato i natali a Brunelleschi, Lorenzo de’ Medici, Dante Alighieri, Machiavelli, ma anche a Guccio Gucci, Oriana Fallaci e Tiziano Terzani per dimostrare come nessun cambiamento si innescherà mai finché ognuno di noi non dedicherà la propria vita a questa causa. 

Come in ogni battaglia che si rispetti abbiamo bisogno di capitani da seguire e di cui imitare le gesta. Lavazza ce ne offre sei, sei personalità di spicco nel loro ambito, sei giovani che sono riusciti a fondere la loro passione con tutti i valori in cui credono. 

La street dancer Shamell Bell che si batte contro il razzismo, la biologa marina Cristina Mittermeier che documenta l’avanzare della distruzione degli oceani con fotografie subacquee e non, la rapper rifugiata afgana Sonita Alizada, il musicista Ben Harper che ha lavorato a un remake della propria canzone “With my own two hands” per l’accompagnamento musicale del video clip del progetto Calendario Lavazza 2022. A completare il sestetto, e presenti a Firenze, Shilpa Yarlagadda, designer di gioielli che supporta l’empowerment femminile, e il land artist Saype

A dirigere e fotografare questi sei attivisti, o artivisti – come li ha definiti Francesca Lavazza presentando il progetto – Lavazza si è affidata al (e qui mi sbilancio, ma credo che i tre premi Oscar vinti consecutivamente sostengano questa tesi) miglior direttore della fotografia di sempre, Emmanuel Lubezki

Lubezki

Trattengo il fiato, e con me tutta la stampa presente, mentre sale sul palco. Bastano poche parole per capire che la purezza e la sensibilità delle immagini che crea e che siamo abituati a vedere sul grande schermo sono solo il riflesso della sua personalità, cosa che ho potuto appurare anche nei minuti trascorsi insieme una volta finita la conferenza e forse motivo principale per cui è stato scelto proprio lui per raccontare con 12 scatti il claim “I Can Change The World”. 

Scatti che vogliono, e possono, dare solo il LA al cambiamento che auspichiamo di vedere nel mondo e di questo Chivo – soprannome di Lubezki – ne è consapevole. “Sarebbe troppo pretenzioso pensare che un calendario possa cambiare il mondo”, mi dice aggiungendo “l’unica cosa che io posso fare è amplificare le voci di questi artisti. Ognuno di loro sta lavorando davvero sodo per cambiare il mondo. Sono profondamente ottimisti e quando si è ottimisti si vive per davvero la propria vita, credendo in ciò che si fa, e loro lo stanno facendo. In questo caso il mio è un lavoro umile e mi metto al loro servizio per raccontare chi sono e cosa fanno nella speranza di scatenare in chi li scoprirà delle vibrazioni positive.

Lubezki

Percepisco da come ne parla e dagli occhi lucidi che a volte lo tradiscono che il legame creato con i sei protagonisti del Calendario è reale e profondo. Scoprire che ognuno di loro è stato scattato in luoghi differenti del Pianeta che mostrano sia l’impatto del cambiamento climatico sia quanto di bello ha da offrire il mondo in cui viviamo e che Chivo li ha vissuti tutti a fianco dei giovani attivisti, facendosi anche dirigere da loro, non ha fatto altro che confermare i miei pensieri. “Ho parlato con loro – mi racconta – ci siamo confrontati e ho capito subito che non avrei dovuto lavorare come un fotografo, ma più come un direttore della fotografia, lasciandomi dirigere da loro e facendomi guidare anche dalle loro idee. Per questo motivo abbiamo dei ritratti in primissimo piano, ma anche delle foto in cui a dominare è il paesaggio.” 

A questo punto basta davvero uno sguardo alle foto per capire come i 12 scatti creano un racconto più complesso e strutturato. “Dal deserto scelto da Sonita al mar dei Caraibi dove ho fotografato Cristina, tutti i paesaggi in cui abbiamo lavorato sono in pericolo e scattare questi sei giovani immersi nella bellezza e nella fragilità di questi posti sottolinea il loro profondo ottimismo di cui parlavo all’inizio. Ho cercato di creare un viaggio da fare attraverso il calendario, attraverso i diversi luoghi, ma anche attraverso la luce”. 

Non deve stupire questa scelta, Lubezki è riconosciuto internazionalmente proprio per un utilizzo minuzioso e perfetto della luce naturale. “Beh – mi confida – devo dire che l’uso della luce naturale è nato dai registi con cui lavoro, in particolare da Terrence Malick che quando mi ha chiamato a lavorare con lui è stato per fare un film tutto con la luce naturale. Grazie alla sua conoscenza del comportamento della luce naturale, ma anche della fotografia, siamo riusciti a fare quattro film insieme usando esclusivamente luce naturale. Per Revenant è stato diverso e penso che per Alejandro sia stato interessante esplorare questo mondo e capire come muoversi e come lavorare durante il giorno rispetto alla luce. Ma non sono stato io ad avere l’idea iniziale.” Nonostante ciò, ora questa impronta stilistica è diventata la sua firma e possiamo ritrovarla anche all’interno del Calendario, infatti ha aggiunto “In questo caso specifico, ho incorporato la luce naturale nel calendario perché ho pensato che avrebbe dato un risultato più puro, che mi avrebbe aiutato a incorporare i personaggi con nel paesaggio, anche se a volte ho usato il flash. Per Saype, per esempio, ho dovuto farlo. La sua foto è stata scattata tra le tre e le quattro del mattino in Alaska ed era così buio che ho dovuto per forza utilizzare delle luci.” 

Lubezki

Come detto poche righe sopra, quello creato da Lavazza ed Emmanuel Lubezki è un viaggio alla scoperta del mondo che per il breve tempo di una vita occupiamo e che stiamo dando troppo per scontato. A qualcuno la scelta di affidare la realizzazione e la direzione artistica a un direttore della fotografia abituato a lavorare nell’ambito cinematografico può far storcere il naso. Se, però, si scava più a fondo arrivando al profilo Instagram di Chivo (lo trovate come @chivexp, nome datogli da Steven Soderbergh) il cerchio si chiude e tutti i dubbi vengono sanati.
Facendo parte di quelle 500 mila persone che lo seguono non potevo non approfittare per chiedergli cosa ne pensasse di Instagram, ritrovandomi improvvisamente a parlare con una persona di 56 anni che probabilmente ha capito meglio di me e molti giovani quale sia l’utilizzo più giusto. “Ho iniziato a usare Instagram sia perché volevo sapere di cosa si trattasse, ma anche perché, avendo due figlie, ero preoccupato degli effetti che hanno sui giovani. A poco a poco poi ho iniziato a scoprire un aspetto enciclopedico ed è diventato un posto dove trovare fotografie incredibili, ballerini, coreografi, pittori, musicisti, artisti. Infine si è trasformato anche in un luogo dove conoscere e incontrare persone, Saype l’ho conosciuto attraverso Instagram”.

Il nostro incontro si conclude concordando sul fatto che gli smartphone abbiano a tutti gli effetti cambiato il nostro modo di fare fotografie, ma che se il risultato deve vivere fuori dallo schermo di un telefono allora bisogna affidarsi ad altri strumenti. “Se hai intenzione di stampare delle foto, per esempio delle dimensioni di quelle per il Calendario Lavazza, probabilmente avrai bisogno di una fotocamera di maggiore qualità”. 

Mi congedo con la consapevolezza di aver appena avuto uno di quegli incontri che capitano una volta nella vita e una frase continua a risuonarmi nella testa, “I Can Change The World”. 

Il tre volte Premio Oscar Lubezki firma il Calendario Lavazza 2022
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Il tre volte Premio Oscar Lubezki firma il Calendario Lavazza 2022
Il tre volte Premio Oscar Lubezki firma il Calendario Lavazza 2022
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