La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi

La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi

Giulia Guido · 4 mesi fa · Photography

È difficile trovare una sola parola per definire Raimondo Rossi

Di origini Perugine, Raimondo, conosciuto anche come Ray Morrison, è seguito soprattutto per la sua versatilità artistica. 

Grazie al suo styling personale è stato più volte menzionato come personalità da seguire per la moda uomo, ha collaborato con diversi magazine lavorando sia come Fashion Editor sia come Art Director e, ultimo ma non per importanza, si è distinto come fotografo. 

Noi ci siamo voluti focalizzare su questo ultimo aspetto, catturati dai suoi ritratti che fondono la fotografia di moda con una fotografia più intima e profonda. Infatti, non pensate di trovarvi davanti a scatti classici, in cui il focus è quasi sempre sul prodotto e sullo styling, ma Raimondo Rossi riporta l’attenzione sulla persona, sull’individuo. 

Attraverso le sue fotografie e i suoi ritratti, riscopriamo la bellezza della diversità.

Noi abbiamo avuto l’occasione di fargli qualche domanda per conoscere al meglio il suo lavoro. Non perderti l’intervista qui sotto! 

Raccontaci qual è il tuo background, come ti sei avvicinato alla fotografia e se c’è un momento in particolare che ti ricordi?

Sono cresciuto in Umbria e durante le vacanze estive con la mia famiglia giravamo l’Europa in camper. Proprio in quelle occasioni mia madre si dilettava a scattare fotografie con la mitica Rolleiflex, una film-camera.
Ho sempre assistito al processo di creazione dei ricordi tramite fotografie e proprio alcuni anni fa ho deciso di iscrivermi a corsi specializzati.
Dopo la teoria ho iniziato a fare pratica realizzando reportage nei backstage delle fashion week.
Oggi la mia fotografia si è evoluta tanto che mi dedico di più a ritratti o a editoriali di moda. 

Anche dando una veloce occhiata al tuo lavoro si può subito capire che non ti poni nessun limite. Spazi dalla moda, al mondo del cinema, alla fotografia. Ma quale di questi ambiti senti più tuo?

Sono sincero. Non ho alcuna preferenza perché quando scatto mi concentro sulla persona che intendo ritrarre o sulla situazione che in quel momento voglio raccontare. Pertanto, o che la persona o che la situazione siano riferibili ad un evento di moda o cinematografico, non fa per me differenza perché vado a ritrarre un soggetto o a riscrivere un’atmosfera che mi colpisce in quel momento. Non mi limito a fare una cronistoria ma cerco di entrare in punta di piedi dietro le quinte delle storie, annusandole. Nonostante si tratti di tre settori tutti molto interessanti, ritengo di avere maggiore esperienza nella moda. 

Ultimamente hai realizzato degli scatti che rendono omaggio alla diversità, fotografando i volti di uomini e donne di diverse culture. Cosa vuoi raccontare con queste fotografie?

Discriminazioni e ingiustizie sono ormai all’ordine del giorno e noi artisti abbiamo il dovere di sensibilizzare e di trasmettere messaggi importanti. È quello che cerco di fare io con la mia fotografia. Nei miei scatti, ho raccontato spesso la discriminazione e la diversità per far capire che a prescindere dal colore della pelle siamo tutti uguali. Spero che determinati valori possano essere recepiti in maniera autentica dalla società, dalle istituzioni, dai giovani e dalle loro famiglie. Oggi purtroppo anche alcune riviste tendono a voler accendere dei riflettori su un determinato problema finendo per incorrere nell’errore opposto. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Ogni fotografo ha un suo stile e un suo modo di vivere la fotografia. Nel mio lavoro non perdo mai di vista il soggetto che ho davanti all’obiettivo. Alla fine del servizio, spiego sempre alla  persona ritratta che quello che vedrà è un’immagine filtrata dal mio sguardo e reinterpretata in una chiave artistica. Sarà la sua figura, ma anche la mia. 

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Solitamente uso una 3400, una macchina fotografica minimale e leggera che offre un buon compromesso tra qualità e trasportabilità. Mi sono dotato anche di un paio di luci LED con cui posso divertirmi a creare dei giochi d’ombre e immagini particolari dando risalto a ciò che colpisce il mio sguardo.

Ovviamente ho anche altre attrezzature, come i flash, che però sto man mano abbandonando perché nella ritrattistica non danno risultati soddisfacenti.

A quali artisti ti ispiri e che fotografi hanno influenzano il tuo lavoro?

Non ho artisti in particolare da cui posso dire di aver tratto maggiormente ispirazione. Apprezzo i fotografi di alcuni decenni fa, come la Arbus o Bresson, che avevano teorizzato una fotografia senza dubbio più autentica, reale e meno inquinata dalla tecnologia. Per esempio, “L’uomo con i bigodini” di Diane Arbus è per me la foto del secolo. Un vero capolavoro.

Ultima, ma doverosa domanda, soprattutto visto il tuo spaziare tra ambiti in cui l’estetica ha un ruolo fondamentale. Cos’è per te la bellezza?

Credo che la bellezza equivalga a indossare degli occhiali magici che permettono di stringere un rapporto speciale con le cose o le persone che ci circondano, senza invidie e gelosie. La bellezza è libertà. Seguendo quest’ottica potremmo rompere con i canoni estetici stabiliti nel corso degli anni e potremmo parlare di vere e proprie rivoluzioni. È quello che è successo di recente con le modelle curvy.

Un corpo plus size può essere valorizzato e diventare armonioso e lo stesso può succedere con un viso più spigoloso. L’estetica del David non si prospetta più come verità assoluta ma diventa una delle tante forme in cui il corpo si esprime. I canoni estetici hanno subito un’evoluzione da un po’ di tempo a questa parte e non senza polemiche. Basti pensare ad Armine, modella usata da Gucci a fini commerciali e vittima di body shaming attraverso insulti sui social. 

La bellezza universale negli scatti di Raimondo Rossi
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Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

Dominik Hollaus è un giovane fotografo e graphic designer di Innsbruck, Austria, che dopo aver studiato e aver lavorato per diversi anni ha messo a punto uno stile tutto personale. 

Nel suo portfolio troviamo fotografie dall’estetica chiara e pulita, in cui il soggetto risalta su tutto. Questa tecnica lo ha portato a collaborare con diversi brand e realtà come Chanel, Pomellato o Tom Ford. 

Noi però siamo stati colpiti in particolar modo da due suoi progetti personali molto simili, Negative Cuts e Strip Portraits. La particolarità di queste due serie fotografiche è che per realizzare Dominik Hollaus è in qualche modo a photoshoppare un’immagine su pellicola. 

Ci spieghiamo meglio: le immagini che fanno parte di questi lavori sono dei veri e propri collage realizzati strisce di negativi fotografici e a volte tagliandoli e incollandoli in ordine differente. Una volta riassembleti tutti i pezzi, il fotografo li rifotografa: il risultato è estremamente moderno ed accattivante. 

Il soggetto, che sia un edificio o un ritratto, rimane riconoscibile, ma la sua forma è frammentata e la prospettiva e le proporzioni completamente distrutte. Solo in questo modo si possono azzardare nuove e innovative interpretazioni. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguite Dominik Hollaus su Instagram e visitate il suo sito.

Photo credits: Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
Photography
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @alessandrabook, @antonella_civera, @_gary0104, @sim.raw, @wonmin.9, @lilkotova, @missgherard, @yrubysu, @marco.pasini.photo, @_simonepiaras_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
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Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Le fotografie intime e passionali di Leo Maki

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Passionali e intimi, decisi e sensuali, gli scatti di Leo Maki ci aprono le porte di un mondo dove il corpo umano è al centro di ogni cosa. 

Leo Maki è un fotografo e videomaker polacco che a 26 ha già messo a punto uno stile riconoscibile e preciso che utilizza per raccontare e mostrare il proprio punto di vista su temi temi come l’intimità, il corpo e i sogni
Il taglio unico delle sue immagini, in cui il focus è tutto sul soggetto lo ha portato a collaborare con differenti realtà e a realizzare copertine per differenti testate come PNPPL magazine o per HART Magazine. 

Da quando ha ricevuto la prima macchina fotografica a 12 anni ad oggi, sono cambiate molte cose per Leo Maki. Se il primo approccio alla fotografia è stato attraverso quelle fotografie che tutti abbiamo fatto almeno una volta nella vita, magari ad amici in contesti quotidiani, ora la produzione del fotografo di Varsavia sbalordisce per originalità e impatto. 

I protagonisti dei suoi scatti sono giovani uomini attraverso i quali Leo Maki riscopre la bellezza e il potenziale espressivo del nudo artistico. Ogni cosa ruota attorno al corpo, alle sue forme e a ciò che è capace di trasmettere allo spettatore.
Inoltre, l’uso esasperato di luci colorate, che a volte rende gli scatti quasi monocromatici, dà vita a immagini ancora più potenti. 

Non esiste vergogna o imbarazzo e in un certo senso le fotografie di Leo Maki ci ricordano che dobbiamo riscoprire e riabituarci alla bellezza e alla purezza del corpo nudo, senza giudicare. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni suoi scatti, ma per scoprirne di più seguite Leo Maki su Instagram e visitate il suo sito

Leo Maki | Collater.al
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Le fotografie intime e passionali di Leo Maki
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

Giulia Guido · 6 giorni fa · Photography

Cinematografici e surreali. Quasi futuristici. Gli scatti di Kate Hook fanno questo effetto, portano lo spettatore in luoghi lontani, non geograficamente, ma nel tempo e nello spazio. La fotografa con base nel sud del Regno Unito ci fa viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio. 

Kate Hook ha studiato Art Direction all’University of Arts London, Filmmaking alla Staffordshire Uni e oggi è una fotografa specializzata in fotografia analogica. Allontanandosi da molti colleghi che fanno affidamento soprattutto sulla post produzione e su Photoshop, Kate realizza tutto in macchina e guardando i risultati ottenuti non possiamo che rimanere senza parole. 

Noi la abbiamo fatto qualche domanda e Kate Hook ci ha raccontato come ha cominciato a scattare e qualcosa in più sulla sua tecnica. Non perderti l’intervista qui sotto e seguila su Instagram e sul suo sito.

Raccontaci come ti sei avvicinato alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

Non c’è un momento particolare che mi viene in mente, è stata più una sequenza organica di sviluppo di un interesse per la fotografia che è iniziato con una Canon AV-1 che mio padre mi ha dato quando ero un’adolescente, oltre a giocare con le altre fotocamere digitali in casa. Quando avevo circa 14-15 anni mi sono appassionata e verso i 16 anni è diventato abbastanza evidente che avevo un talento per la fotografia. Una cosa che ricordo di quel periodo era qualcuno che mi diceva che stavo scattando foto “sbagliate”, il perché è che a quell’età avevo poca idea di ciò che stavo facendo, dato che non avevo avuto alcun insegnamento o qualcuno che mi mostrasse come usare bene una macchina fotografica. Così ho iniziato a leggere libri su fotocamere e fotografia perché volevo imparare a scattare correttamente e poi farlo “male” di proposito.

Descrivi il tuo stile fotografico. Come sei arrivato a questo punto?

Magico e vivido. Non chiaro o scuro, è luminoso e onirico. Ho passato anni a giocare con vari metodi e tecniche diverse. Quando ero più giovane ero molto attratta dal surrealismo, quindi sento che ha avuto un impatto su di me a livello creativo. Ho sempre creduto che la magia sia reale e che ci sia molto di più nella realtà di quello che ci viene insegnato, così cerco di mostrarlo nel mio lavoro. Dopotutto la realtà è ciò che tu fai con essa. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Il mood e il messaggio… Se ce n’è uno, dipende un po’ dalla foto. Di solito ci sono un bel po’ di elementi da considerare e che dipendono da set che si sceglie. Per quanto riguarda il modello, bisogna considerare il modo in cui è presentato, la sua espressione, ma anche ciò che indossa. Poi ci sono altri elementi come l’illuminazione e l’attrezzatura. Così come i temi e il simbolismo. Tutto questo è come un’equazione matematica con vari fattori diversi che danno vita alle immagini finali.

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Scatto interamente su pellicola e ho iniziato a usare più filtri nel mio lavoro. Le principali fotocamere che uso sono Nikon F100, Fm2 e F3. Recentemente ho ricevuto una Pentax 645N con la quale sono entusiasta di lavorare di più. Di tanto in tanto uso la tecnica del “film soup, ovvero immergo la pellicola di un rullino 35mm in un liquido, questo distorce l’equilibrio chimico della pellicola e provoca alcuni effetti interessanti. Assolutamente nessuno dei miei lavori è photoshoppato, tutto è fatto praticamente nella macchina fotografica. Faccio solo qualche piccolo ritocco prima di caricarlo, tutto qui. Passiamo un sacco di tempo a fissare gli schermi, quindi per me è importante dal punto di vista artistico scattare e creare immagini senza l’ausilio di un computer e di un software di editing. Inoltre scattare su pellicola rende tutto un po’ più reale. 

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Pete Turner e Benoit Debbie sono stati le maggiori influenze per me nel corso degli anni. Turner è stato essenzialmente il padrino della fotografia su pellicola a colori e Debbie è un maestro del colore per la cinematografia. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

La verità. È tutto lì per una ragione. L’occhio umano non può e forse non vuole vedere tutto. La fotografia può dirci quanto sia impressionante e allo stesso tempo quanto sia bello il mondo.

Kate Hook | Collater.al
Kate Hook | Collater.al

Leggi anche: Gli autoritratti surreali di Alice Milewski

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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