Gli scatti di Rebekah Campbell immortalano la femminilità

Gli scatti di Rebekah Campbell immortalano la femminilità

Giulia Guido · 7 mesi fa · Photography

Molte volte, un artista pone al centro della propria ricerca estetica un mondo o un soggetto che conosce molto bene. Questo è il caso di Rebekah Campbell, una giovane fotografa americana, originaria dell’Oklahoma, ma che oggi vive e lavora a New York, e che si è fatta conoscere grazie ai suoi scatti pieni di sensualità e di femminilità

Infatti, i soggetti che Rebekah predilige sono giovani donne, ma riuscendo ad andare oltre alla bellezza concreta del corpo. I suoi scatti riescono a scavare più a fondo, rivelando il lato più nascosto, più intimo, più vero della femminilità.

Vediamo fotografie coperte da un sottile velo malinconico, nostalgico, quasi sognante, che ha portato Rebekah Campbell a collaborare per alcune delle maggiori riviste come Elle Uk, Vogue Mexico e L’Oficiel.

Scopri gli scatti di Rebekah nella nostra gallery e sul suo profilo Instagram

Rebekah Campbell | Collater.al 2
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Gli scatti di Rebekah Campbell immortalano la femminilità
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Gli scatti di Rebekah Campbell immortalano la femminilità
Gli scatti di Rebekah Campbell immortalano la femminilità
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181°, le fotografie concettuali di Yoshiki Hase

181°, le fotografie concettuali di Yoshiki Hase

Claudia Fuggetti · 7 mesi fa · Photography

Yoshiki Hase è un fotografo originario di Kawasaki, che attualmente risiede a Tokyo. L’artista ha vinto diversi premi a livello internazionale e si è fatto conoscere per il suo stile originale all’interno del circuito della fotografia concettuale. Il suo progetto 181° rappresenta delle installazioni di land art concepite come oggetti geometrici enigmatici.

Come spiega l’artista:

“By placing objects into these physical spaces, the onlooker intermittently experiences peculiar instances of visual harmony”.

Non è possibile identificare i luoghi che vengono ritratti da Yoshiki, ma uno scenario completamente nuovo emerge dallo spaccato della “volontà e della natura“. Il nome 181° deriva dal fatto che solitamente i 180° rappresentano l’orizzonte libero da ostacoli: aggiungendo solo il numero 1, si crea un senso di smarrimento, si definisce una sorta di anomalia.

Esplora il sito di Yoshiki se vuoi saperne di più.

181°, le fotografie concettuali di Yoshiki Hase | Collater.al
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L’estetica folle del fotografo Viacheslav Poliakov

L’estetica folle del fotografo Viacheslav Poliakov

Claudia Fuggetti · 7 mesi fa · Photography

Viacheslav Poliakov è un fotografo ucraino interessato agli spazi pubblici di piccole città di provincia, l’artista sembra avere infatti una vera e propria ossessione per gli oggetti e le strutture bizzarre. Come lui stesso afferma:

“Ci può essere una fabbrica sovietica abbandonata usata come pascolo accanto al castello medievale trasformato in magazzino, che a sua volta sarà circondata da un mercato fatto di plastica lucida e colorata, con una chiesa dorata a sinistra e un’area vuota fatta di fango e pozzanghere a destra”.

Il complesso passato storico e culturale della zona, fatto di leggi superate, burocrazia e infiltrazioni mafiose delle amministrazioni, ha posto in secondo piano la riparazione degli edifici e delle infrastrutture sovietiche, portando i cittadini a fare tutto il possibile per migliorare lo stato delle loro strade e dei loro giardini. Il risultato è il caos più totale, che ispira e diverte Viacheslav.

“Una sottocultura visiva ingenua che coinvolge lo spazio pubblico si è diffusa in tutta l’Ucraina dopo la caduta dell’Unione Sovietica e la successiva espansione della globalizzazione”.

Così negli scatti dell’artista ci ritroviamo davanti a sculture di unicorni realizzate con vecchi pneumatici e pezzi di una recinzione: insomma è la creatività della gente comune che questa serie mira a catturare.

Ciò che sembra nascere per errore, diventa l’attrazione principale, il soggetto prediletto dall’artista, che attraverso il caos mette ordine, donando al pubblico una nuova chiave di lettura della realtà.

L’estetica folle del fotografo Viacheslav Poliakov
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L’estetica folle del fotografo Viacheslav Poliakov
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Salento death valley, il progetto di Gabriele Albergo

Salento death valley, il progetto di Gabriele Albergo

Claudia Fuggetti · 7 mesi fa · Photography

Salento death valley nasce per gioco, non è un vero e proprio progetto, è il nome che il fotografo salentino Gabriele Albergo usa su Instagram. La parola Death Valley racchiude un’attitudine e dei riferimenti culturali ed artistici alla fotografia di paesaggio statunitense e al cinema di registi come David Linch o dei fratelli Cohen.

Il suo sguardo è stato influenzato anche dal cinema italiano di denuncia degli anni 70 e dal neorealismo. Gabriele ha abbinato anche un sottotitolo al suo lvoro, che spiega così:

“Il sottotitolo è a black diary of the most beloved Italian peninsula, un diario oscuro della luminosissima penisola più amata dagli italiani”.

Il suo progetto racchiude una cura estetica notevole che valorizza la narrazione del paesaggio composta da scene suggestive e significative. Il racconto del Salento di Gabriele si discosta dall’immaginario prettamente classico o turistico e rivela al pubblico un corpus di immagini reinterpretano la tradizione e la storia di questo territorio:

“Spesso sono sarcastico e cinico nei confronti di quello che è adesso il Salento, non mi piace la piega che ha preso, eravamo la periferia della periferia, ma in pochissimo tempo siamo diventati uno dei luoghi più visitati e ambiti del mondo, conservando comunque quelle che erano le nostre caratteristiche peggiori”.

Considerando che abbiamo dovuto mostrare solo la parte migliore, che poi non è nemmeno opera nostra, ma della natura e tutto il resto è stato nascosto, Gabriele va alla ricerca di ciò che è stato rimosso perché crede che ci sia il bisogno di riportarlo a galla e farci urgentemente i conti.

Segui Gabriele sul suo profilo Instagram, che trovi qui.

Salento death valley, il progetto di Gabriele Albergo | Collater.al 1
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Salento death valley è il nome del progetto fotografico di Gabiele Albergo che racconta un'altra faccia del Salento. Scopri adesso di che si tratta!
Salento death valley, il progetto di Gabriele Albergo
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Salento death valley, il progetto di Gabriele Albergo
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La chiesa si fa moderna nella serie di scatti “Sacred Spaces”

La chiesa si fa moderna nella serie di scatti “Sacred Spaces”

Giulia Guido · 7 mesi fa · Photography

Nell’immaginario comune i luoghi sacri, le chiese, vengono sempre collegati a qualcosa di vecchio, di antico, che sopravvive al passare del tempo, che c’era prima di noi e che resisterà una volta che noi non ci saremo più. Il progetto fotografico Sacred Spaces del fotografo francese Thibaud Poirier sfata questo pensiero comune. 

Al centro della ricerca fotografica di quest’ultimo progetto ci sono, infatti, le chiese moderne d’Europa, quelle che hanno perso l’aspetto sia esteriore sia interiore di quelle classiche, ma che rimangono comunque luoghi che continuano a trasmetterci quella sensazione che esista qualcosa di più grande di noi. 

Guardando gli scatti di Sacred Spaces vi verrà naturale confrontare uno all’altro, la scena stilistica lo facilita, anzi, lo impone. Tutte le chiese sono riprese dallo stesso punto di vista, che permette di mostrare in uno scatto solo l’intero ambiente.

Sacred Spaces | Collater.al
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La chiesa si fa moderna nella serie di scatti “Sacred Spaces”
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La chiesa si fa moderna nella serie di scatti “Sacred Spaces”
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