All’interno di IN/FORM, il progetto che sta trasformando gli spazi di Sebino in un territorio di dialogo tra arte e industria, l’intervento immaginato dal’artista Riccardo Ricca si muove lungo una dimensione profondamente simbolica, costruendo una narrazione che attraversa il mito, la materia e il fuoco.
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Partendo dalla missione stessa dell’azienda – leader nella progettazione di sistemi antincendio – Ricca individua nel fuoco non soltanto un elemento tecnico da controllare, ma una presenza archetipica, viva, quasi sacra. È da qui che nasce il riferimento a Prometeo, figura centrale dell’intero progetto: colui che ruba il fuoco agli dèi per consegnarlo agli uomini, trasformando un elemento divino in qualcosa di conoscibile, gestibile, umano. Un gesto che diventa metafora diretta dell’operato di Sebino e del rapporto contemporaneo tra tecnologia e natura.
L’installazione si sviluppa come un percorso in tre fasi all’interno della navata industriale, trasformando il magazzino in uno spazio esperienziale e rituale. La prima sezione, La Soglia, introduce il visitatore in una dimensione quasi primordiale: lunghi teli trattati con bitume e segnati dal fuoco scendono dalle scaffalature, mentre da alcune casse emergono sculture floreali carbonizzate, come resti di una combustione antica. Qui il fuoco appare ancora come forza incontrollabile, elemento distruttivo e misterioso da cui nasce un senso di timore.
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La presenza del bitume, materiale ricorrente nella pratica di Ricca, diventa fondamentale: una superficie scura, densa, capace di assorbire la luce ma anche di restituirla in modo inatteso. I fiori, pur apparendo fragili, sembrano custodire al loro interno una tensione latente, come se il fuoco continuasse a esistere sotto forma di memoria materiale.
Con la seconda fase, Prometeo, il paesaggio cambia progressivamente. Tra le scaffalature iniziano ad apparire nuovi elementi organici: fiori costruiti a partire dagli sprinkler dell’azienda emergono dalle casse e si diffondono nello spazio come una germinazione spontanea. La tecnica smette di essere semplice infrastruttura industriale e diventa organismo, forma vivente, presenza che cresce e si moltiplica all’interno dell’architettura produttiva.


È proprio qui che il progetto costruisce uno dei suoi cortocircuiti più interessanti: gli sprinkler, simboli del controllo e della sicurezza, vengono reinterpretati come elementi botanici, trasformandosi in fiori metallici e semi-trasparenti. Natura e artificio smettono di opporsi e iniziano invece a contaminarsi reciprocamente.
Il percorso culmina con La Scala, forse l’immagine più evocativa dell’intera installazione. Al centro della navata, una scala industriale – definita “scala cimiteriale” nel lessico aziendale – diventa asse simbolico dell’opera. In cima, irraggiungibile, un unico grande fiore bianco in resina trasparente si trasforma in reliquia luminosa, sospesa tra desiderio e contemplazione. :contentReference[oaicite:4]{index=4}

La tensione tra alto e basso, tra accessibile e inaccessibile, costruisce un’immagine quasi sacra. Il fiore – simbolo di vita per eccellenza – viene collocato su un dispositivo associato alla morte, generando un continuo slittamento di significato. È una conclusione che sintetizza perfettamente l’intero progetto: il tentativo umano di domare una forza distruttiva senza mai eliminarne completamente il mistero.
Accanto all’intervento nella navata, Ricca sviluppa anche Desierto Florido, una grande installazione scultorea pensata per la seconda sede di Sebino. Una struttura triangolare in cemento accoglie decine di fiori costruiti con resina, filo di ferro e bitume, alcuni dei quali derivati direttamente dagli stampi degli sprinkler industriali. Illuminati dalla luce, questi elementi semitrasparenti sembrano custodire al loro interno piccole fiamme vive, trasformando l’intera composizione in un paesaggio sospeso tra rovina e rinascita.
Più che un semplice intervento site-specific, quello di Riccardo Ricca è un attraversamento poetico dello spazio industriale. Le navate, le casse, le scale e i sistemi antincendio smettono di essere soltanto strumenti funzionali e diventano materia narrativa, elementi capaci di raccontare il rapporto ambiguo e profondissimo che lega l’uomo al fuoco, alla tecnica e alla possibilità stessa di trasformare il mondo.
