ROBOT 11 edition: The Collater.al Diary

Vi raccontiamo con un mini diary ROBOT 11, uno degli eventi più interessanti d’Italia dedicato alla musica elettronica. Entra adesso!

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29 Ottobre 2019

Bologna più che una città è un simbolo, uno state of mind, pregna di cultura e soprattutto di controcultura. Che qualcosa stesse tornando a girare lo si capiva già dall’esordio di ROBOT 11; del resto stiamo parlando di uno dei festival di musica elettronica che in Italia hanno fatto scuola. Dopo alcune edizioni in sordina, finalmente il festival è tornato ad essere protagonista del panorama musicale elettronico e clubber.

Il mio viaggio inizia con la visita dello storico studio di registrazione Fonoprint, che dal 1976 fino ad oggi ha visto varcare la soglia da artisti come Vasco Rossi e Lucio Dalla; proprio di quest’ultimo abbiamo ascoltato una versione molto speciale di Caruso. Decido di recarmi al The Black Box_ Talk tenuto da Andrea Zanni e Daniele Gambetta, autori del manifesto di ROBOT #11, dato che le tematiche rientrano in pieno in quelli che sono i mei interessi personali; è stata un’occasione importante di riflessione collettiva che ci tocca un po’ tutti da vicino.

L’Ex Gam si presenta più bella che mai, tagliata in due da un raggio laser verde acido, minimale e d’impatto. Mentre l’anno scorso lo spazio risultava moto dispersivo, quest’anno l’organizzazione della location si è rivelata vincente ed incisiva. Mi ritrovo davanti al main stage sul quale apre le danze Corgiat, vincitore dello JägerMusic Lab 2019. Trovo il suo sound molto interessante e credo che questo giovane artista del torinese sia destinato a crescere. Tolouse Low Trax, il progetto solista di Detlef Weinrich, parte con delle sonorità minimal-techno che gradualmente e lentamente rincarano la dose. Non è una sorpresa, visto che questa sorta di climax fa parte della sua cifra stilistica e, a quanto pare, funziona.

I protagonisti indiscussi della serata, dobbiamo proprio dirlo, sono stati però i Red Axes, che hanno fatto entrare la festa nel vivo. Il duo israeliano di musica elettronica e indie, formato nel 2010 da Dori Sadovnik e Niv Arzi, ha suonato per tre ore e mezza, senza perdere un colpo! Il loro sound, eclettico e versatile, ha dato quella verve che serviva per rendere l’atmosfera esplosiva. Bastava guardare il pubblico: nessuno è rimasto fermo, non ci sono stati momenti morti o noiosi.

Dopo aver ballato anche io, decido di concedermi una pausa nella Sala Opium, uno spazio estremamente piacevole dove ci si poteva rilassare su dei divanetti posti di fronte a delle proiezioni video accompagnate da un sound ambient. Ho trovato le Immersioni Sonico Visive un’idea veramente vincente. Tornata in pista mi aspetta il dj catalano icona del clubbing John Talabot, che si conferma come un artista capace di smuovere le masse con le sue sonorità, in grado di conquistare tutti i tipi di pubblico. Finalmente mi reco nella Sala Indaco dove sta suonando Badsista, che non tradisce le sue origini brasiliane, ma le esalta attraverso ritmi techno scatenati, remix di pezzi pop e classici dei primi 2000.

La notte è diventata alba, ma per il ROBOT è un nuovo giorno, una nuova era.

Testo e Fotografie © Claudia Fuggetti

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