Tra pochi giorni – precisamente il 12 ottobre – gli spazi della Fabbrica del Vapore di Milano apriranno le porte in occasione di Rea! Art Fair, la fiera per l’arte emergente tanto attesa dal pubblico milanese e non solo. Per l’occasione, vogliamo presentarvi una delle artiste che sarà presente alla fiera con la scultura Nàladyen. Si chiama Rosa Frazzica (1999) – su Instagram @aplysiae – vive e lavora a Como e attualmente sta frequentando il Biennio in Scultura all’Accademia di Belle Arti di Brera. La sua ricerca nasce dalla fascinazione per gli organismi viventi e per i loro habitat, con un particolare focus sulla dimensione marina. «Oscillando tra zoologia e antropologia, tra organico e artificiale, la mia ricerca vuole tradurre, attraverso forme e materiali, la poeticità che lega questi mondi cercando di ricreare quella condizione ottimale in cui ogni singola particella si calibra, si regola per accogliere un processo generativo.» ci racconta Rosa.

Guardando il percorso artistico di Rosa Frazzica è evidente come la sua ricerca sia evoluta nel tempo. Se prima vi era un particolare focus su elementi quali le conchiglie e i molluschi, ora la flora e la fauna diventano il fulcro. Le consistenze, le superfici, le trame e le strutture del mondo vegetale e animale vengono assimilate dall’artista attraverso un occhio che non vuole guardare alla realtà nella sua forma più coerente, ma che vuole percepirne l’aspetto mistico. L’artista stessa dichiara di essere affascinata dalla dimensione sacra e trascendentale delle cose. «Nel mio pensare da bambina ho sempre percepito il culto come qualcosa di magico e le preghiere come incantesimi. Perciò anche il mondo fantasy e fantascientifico contribuiscono alla creazione dei miei lavori, di alcuni immaginari. Con i miei lavori vorrei rendere attuale il culto più antico di tutti, quello della natura, con un linguaggio nuovo.»

In questo senso, la presenza di catene, amuleti e, più in generale, di elementi antropici, diventa fondamentale. Il rimando alla sfera artificiosa e, al contempo, a quella religiosa, rafforzano il dialogo creato da Frazzica tra il naturale e l’artificiale, tra la scienza e l’occulto. Anche i materiali sono determinanti a questo proposito. Le consistenze ricalcano il naturale pur servendosi di materia decisamente artificiale come la paraffina, il silicone e la stampa 3D in plastica e resina. «Il silicone dà un’idea di pelle, corpo, vita e la paraffina gel, avendo una consistenza gelatinosa, ricorda un interno di un organismo, un liquido che contiene e preserva.» afferma l’artista, «Penso che i materiali artificiali caratterizzino molto il nostro tempo. Nel mio immaginario è come se l’uomo volesse ridare forma al ricordo di una natura, di un mondo che non c’è più.»

Nonostante le opere di Rosa Frazzica sembrino provenire da una dimensione altra, il colore qui gioca un aspetto rilevante in termini di sensazioni. «Il colore rosa prevale nelle sculture dell’artista, che cerca sempre di infondere nei suoi lavori il senso di protezione e tranquillità che questo colore può trasmettere.» si legge nel testo curatoriale di Milena Zanetti. In effetti, se le forme e le realtà proposte da Frazzica sono in grado di creare un effetto alienante, in un certo senso la delicatezza del rosa accompagna lo spettatore per mano, quasi suggerendo una lettura positiva dei nuovi linguaggi proposti dall’Antropocene.


Courtesy Rosa Frazzica
