I sogni che facciamo la notte, specialmente quelli che ricordiamo vividamente, sono la base dei percorsi psicoanalitici, da Freud fino ad oggi. Parte del metodo consiste nell’annotare immediatamente usciti dalla fase di sonno ciò che si è visto durante la notte, provando a riportarlo nel mondo reale per non dimenticarsene. Questo procedimento semplice ma fondamentale per interpretare i sogni è lo stesso utilizzato dall’artista e illustratrice indiana Shweta Sharma.
L’artista nata a Jaipur trova ispirazione nei sogni, si sveglia e inizia a disegnare i suoi personaggi coloratissimi, ispirati al mondo della metafisica ma anche all’arte e alle tradizioni popolari, dalle quali ha preso una palette di colori apia che rimanda ai festival religiosi indiani.


Quella di Shweta Sharma non è pura arte astratta, nelle opere vengono ripresi alcuni schemi geometrici della tradizione artistica indiana, ma anche elementi sviluppati fin dall’infanzia. I dettagli anatomici per esempio sono una grande passione dell’artista fin dagli inizi della sua carriera, già dai primi anni di suola realizzava disegni nei quali rappresentava soggetti dettagliati, studiando i movimenti del corpo e le sue pose. Questa ricerca si realizza a pieno nella serie di fumatori realizzata da Shweta Sharma, con le mani al centro delle illustrazioni, che sono state realizzate anche su scatole di fiammiferi, realizzate in collaborazione con artigiani e miniaturisti indiani.
Questo background e la conoscenza del corpo umano ha permesso di fare il passaggio a un’arte più astratta, tenendo nel disegno gli elementi e i tratti essenziali del corpo e il suo lato magico.



