Photography Edward Nurton e il disastro silenzioso di Černobyl
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Edward Nurton e il disastro silenzioso di Černobyl

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Anna Frattini

Ci sono catastrofi che non si vedono, ma che continuano a generare immagini. The Elephant’s Foot, progetto del fotografo e artista Edward Nurton, nasce da questa consapevolezza: quella di un disastro silenzioso, di qualcosa che non è accaduto – o che forse è accaduto troppe volte – ma che potrebbe ancora ripetersi.

Il titolo fa riferimento a uno degli oggetti più iconici e inquietanti della storia contemporanea, la massa di materiale radioattivo formatasi dopo l’esplosione del reattore di Černobyl, soprannominata appunto “il piede dell’elefante”. Da qui Nurton costruisce una narrazione fittizia, ambientata in luoghi e tempi incerti, che parte da una cittadina sulle rive di un fiume contaminato e si espande per raccontare come l’esposizione alle radiazioni attraversi il corpo umano, la società e la natura.

Dietro le sue immagini, fredde, sospese, quasi cliniche, c’è un lungo lavoro di ricerca su incidenti nucleari realmente avvenuti negli ultimi decenni. L’approccio di Nurton, tuttavia, non è documentaristico. The Elephant’s Foot si muove su un piano ambiguo, a metà tra il reale e la fantascienza, sfruttando la forma di una sceneggiatura distopica per interrogarsi su come la paura delle radiazioni abbia plasmato l’immaginario collettivo, alimentando ossessioni, segreti e teorie del complotto.

Ogni dettaglio sembra avere un corrispettivo nel mondo reale: la data di un disastro, la posizione di una città, le ferite di un corpo. Ma l’artista rifiuta l’evidenza, preferendo lasciare che siano le immagini — e il loro silenzio — a suggerire domande più che risposte.

Realizzato tra il 2022 e il 2024, The Elephant’s Foot è stato selezionato da Yogurt Lab di Yogurt Magazine, sotto la curatela di Francesco Lombardi, e sarà pubblicato come photobook a metà del 2026. Un progetto che si muove nel territorio incerto tra indagine e immaginazione, ricordandoci che la paura, come le radiazioni, può essere invisibile ma profondamente reale.

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Scritto da Anna Frattini

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