Photography Quando anche nascere è proibito
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Quando anche nascere è proibito

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Giorgia Massari

Nel 1994, sei famiglie belghe, incluso il padre di Youqine Lefèvre, intrapresero un viaggio attraverso la Cina per adottare delle bambine. Lefèvre, nata nella provincia di Hunan nel 1993, fu adottata a otto mesi. I suoi documenti ufficiali rivelano un breve soggiorno con la sua famiglia biologica prima di essere lasciata a Yueyang, una città dove un residente la trovò e la portò alla polizia. Da lì, fu collocata in un orfanotrofio fino alla sua adozione. Oggi Youqine Lefèvre dà vita al progetto fotografico The Land of Promises per esplorare le implicazioni delle rigide politiche di controllo delle nascite della Cina, in particolare la politica del “figlio unico” (1979-2015). Una legge che ancora oggi continua a influenzare la vita di milioni di persone, inclusa quella di Lefèvre. Tuttavia, il suo lavoro non è solo una critica a queste politiche, ma anche una narrazione profondamente personale. Racconta il viaggio della sua adozione, le storie delle altre ragazze adottate insieme a lei e la sua esperienza crescendo lontano dal luogo di nascita.

Ricostruire il passato

Senza ricordi personali della sua adozione, la conoscenza di Lefèvre della sua storia si basa sulle storie raccontate dal padre e dagli altri genitori adottivi, oltre che su fotografie, video e documenti ufficiali. Il suo progetto integra questi archivi del 1994 con fotografie contemporanee dei suoi viaggi in Cina avvenuti nel 2017 e nel 2019. Attraverso questa fusione di storia personale e ricerca accademica, Lefèvre tenta di ricostruire il suo passato e comprendere le ampie implicazioni delle politiche che hanno portato all’adozione diffusa di bambine cinesi da parte di famiglie occidentali.

Youqine Lefèvre oggi

Youqine Lefèvre, ora artista visiva belga con sede a Namur, Belgio, adotta un approccio multidisciplinare nel suo lavoro, che include fotografia, archivi, video, testi e ricerca. La sua pratica interroga l’intersezione tra l’intimo e il politico, focalizzandosi in particolare sulle tendenze demografiche e i cambiamenti sociali in Asia orientale. Come artista di origine asiatica cresciuta in Belgio, Lefèvre sfida gli stereotipi occidentali sulle culture e le popolazioni dell’Asia orientale.

L’impatto della politica sul privato

Il suo lavoro affronta criticamente il declino dei tassi di natalità in Asia orientale, cercando di decostruire le narrazioni occidentali semplicistiche. Attraverso storie personali e collettive, esplora come le esperienze intime possano far luce su questioni sociali, politiche ed economiche più ampie. The Land of Promises, il suo primo libro pubblicato da The Eriskay Connection, riflette questa ambizione. Affronta l’eredità complessa delle politiche di controllo delle nascite della Cina e l’adozione transrazziale e internazionale di Lefèvre.

The land of promises è una critica sociale

Il libro di Lefèvre è più di un memoir, è una critica sociale. Trascende la storia personale per commentare temi più ampi come la famiglia, l’infanzia e la memoria all’interno di contesti politici e culturali. In The Land of Promises, Lefèvre crea un dialogo profondo tra la sua narrazione personale e le esperienze collettive plasmate dalla politica di controllo delle nascite della Cina. Il suo progetto sfida gli spettatori a considerare l’impatto umano delle decisioni politiche e i modi in cui i ricordi personali e collettivi sono costruiti e compresi. Attraverso il suo sguardo critico, Lefèvre non solo racconta la sua storia, ma apre anche una finestra sulle complesse realtà affrontate da innumerevoli altre persone, rendendo il suo lavoro sia profondamente personale che universalmente risonante.

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Scritto da Giorgia Massari
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