Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”

Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Due mesi trascorsi ad Ankara, in Turchia, sono stati per Alberto Allegretti momento di grande osservazione della realtà che lo circondava. Nella capitale e negli altri piccoli e grandi centri visitati durante questo periodo, Allegretti ha guardato con interesse ad un elemento caratterizzante della vita del popolo turco e i luoghi di aggregazione come le botteghe, attrazione e punto di ritrovo sociale per i nativi e per i turisti.
È nata così “Turkish Salesmen” una serie di ritratti a venditori piccoli o medi, di alimentari o dolciumi, che ritraggono le persone circondate da una moltitudine di oggetti capaci di descrivere, nell’insieme, le abitudini di un intero popolo, la sua situazione economica e l’identità di uno Stato al confine tra il mondo occidentale e quello orientale.

Allegretti | Collater.al
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Il viaggio tra le botteghe turche nella serie “Turkish Salesmen”
Photography
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023

Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023

Giulia Guido · 1 mese fa · Photography

Non esiste luogo più democratico di un bar. Il bar è di tutti e anche di nessuno. Il bar è all’alba e anche al tramonto. Il bar è per pochi minuti e anche per intere ore. Il bar è per lo sport e anche per gli affari. Il bar è in compagnia e anche da soli. Il bar è in piedi e anche seduti. Ma soprattutto il bar è caffè, e noi italiani lo sappiamo bene.
È proprio questo suo essere universale e unico allo stesso tempo, essere un po’ tutto e un po’ niente, ad aver ispirato il tema del Calendario Lavazza 2023

Dopo il Calendario 2021 con cui si invitava, in un periodo di incertezze e paure, a immaginare una nuova umanità e l’edizione 2022, curata da Emmanuel Lubezki e dedicata all’importanza di preservare il Pianeta per cambiare il futuro, quest’anno Lavazza invita all’apertura e sottolinea il valore della differenza come ricchezza collettiva

Questa volontà è stata racchiusa in YES! we’re OPEN, concetto che si collega da una parte alla riapertura dei bar di tutto il mondo dopo la pandemia e dall’altra all’apertura che come persone dobbiamo avere nei confronti di chi incontriamo. 

«Con questo nuovo progetto artistico Lavazza vuole interpretare e promuovere messaggi importanti legati alla diversità e all’inclusione e lo fa ripartendo dalle proprie origini, dalla base: il caffè, da sempre sinonimo di socializzazione, così come i numerosi locali che lo servono.» ha commentato Francesca Lavazza, Board Member del Gruppo Lavazza. 

A trasformare questo concetto in immagini è stata chiamata Alex Prager, fotografa e regista losangelina, che ha racchiuso in 12 scatti il complesso e stratificato mondo del bar. Oltre alla tazzina, a fare da fil rouge è l’inconfondibile stile delle sue fotografie: un gusto post-pop che si fonde ad atmosfere quasi surreali che sembrano uscite da una Hollywood anni ’50, ma che sa anche di futuro. Inoltre, tra i protagonisti degli scatti troviamo Levante, da sempre sensibile al tema delle differenze e capace di unire l’impegno e la grinta alla poesia. 

calendario lavazza

Ma il progetto YES! we’re OPEN va ben oltre il Calendario Lavazza 2023. In occasione del suo lancio, avvenuto ieri sera, giovedì 13 ottobre, in Triennale è stato presentato l’omonimo libro curato da Fabio Novembre. Il volume si presenta come un viaggio attorno al mondo per celebrare i dieci anni di impegno del Gruppo per la sostenibilità ambientale e sociale. Un modo per riscoprire le storie dei protagonisti degli ultimi 10 calendari, raccontate da Mario Calabresi e illustrate da Emilio Isgrò.

Ancora una volta, attraverso un progetto artistico curato fin nei minimi dettagli, Lavazza ci invita a migliorarci, mostrandoci come a volte un luogo talmente comune come il bar e una cosa così semplice come una tazzina di caffè possano ispirarci a essere persone migliori. 

calendario lavazza
calendario lavazza
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023
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Un caffè al bar diventa arte nel Calendario Lavazza 2023
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Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone

Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone

Tommaso Berra · 1 mese fa · Photography

Il corpo nudo artistico in fotografia è spesso legato a un immaginario che predilige l’attimo statico al movimento e alla coordinazione delle parti che lo compongono e vengono scoperte dall’obiettivo. La fotografa Paola Francesca Barone ha scelto di rappresentare la plasticità del corpo nudo sottraendolo dal tempo, raccogliendo una serie di scatti che vogliono fermare singoli momenti per ricostruire un momento di forza e energia più ampio.
È un’idea di forma continua quella che fa nascere il progetto “Motricità del femminino” di Paola Francesca Barone, ed è proprio la forma, dai bordi sfuggenti, la protagonista delle composizioni, nelle quali l’impalcatura scenografica è messa in secondo piano a favore della neutralità di uno sfondo scuro.
Unico elemento ad interagire con la pelle è un velo, storicamente inteso come ostacolo che nasconde il vero motivo di interesse di foto e opere d’arte. Qui il velo non è un ornamento, bensì uno strumento per
animare il nudo canonico.

Paola Francesca Barone | Collater.al
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Paola Francesca Barone | Collater.al
Paola Francesca Barone | Collater.al
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Paola Francesca Barone | Collater.al
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Paola Francesca Barone | Collater.al
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Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
Photography
Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
Il nudo sottratto al tempo negli scatti di Paola Francesca Barone
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One Shot: la luce negli scatti di Sasha Elage

One Shot: la luce negli scatti di Sasha Elage

Laura Tota · 4 settimane fa · Photography

One Shot è la rubrica di Collater.al che approfondisce il lavoro di un fotografo partendo da un singolo scatto, capace di descriverne lo stile e l’immaginario. Ospite di questa puntata è Sasha Elage, fotografo di origini russe e naturalizzato francese.

Sasha Elage | Collater.al

Fotografo autodidatta, non utilizza metodi correttivi per i suoi scatti: le sue incredibili foto sono realizzate senza ricorrere ad alcun artificio, sfruttando semplicemente la luce naturale, giocando con la sovraesposizione/sottoesposizione delle immagini, con il flash e con gel colorati.
Ciò che viene codificato come errore fotografico diventa cifra stilistica inconfondibile nella ricerca di Sasha, rendendo così la luce protagonista indiscussa dello scatto, restituendo consistenza e personalità ai soggetti ritratti.
Quando è presente la figura umana, i volti sono volutamente celati o resi illeggibili, riducendo il viso a semplice superficie riflettente per una luce che acceca l’osservatore.

L’atto fotografico è un un gioco per Sasha Elage, una forma di intrattenimento che sfida l’occhio umano; le sue fotografie rompono le convenzioni e le congiunzioni scenografiche attraverso trucchi ottici e una combinazione di minimalismo inventivo.
In un’intervista a Collater.al, Sasha ha raccontato un suo scatto per descrivere con una sola immagine la sua ricerca.

1. Descrivi la tua ricerca fotografica in tre parole.

Inventiva, persistente, implacabile.

2. Come ci sei arrivato? Voglio dire, hai seguito altri approcci che ti hanno portato dove sei ora?

Ho sempre voluto fare il pittore, da ragazzino dipingevo molto, ma in qualche modo ho smesso all’età di 11 anni e ho scoperto la fotografia alla fine dei 24 anni, quando ho capito subito che questo era quello che volevo fare tutta la mia vita.
Uso la macchina fotografica per trasformare la realtà piuttosto che semplicemente registrarla (come fanno i pittori), mi piace sovraesporre con luce naturale o artificiale, sottoesporre, usare flash colorati. Già a partire dal 2004 circa facevo strani esperimenti, posizionando una custodia per cd di plastica rosa davanti al flash per ottenere effetti di colore, oggi i gel colorati sono forniti in kit con la maggior parte delle torce elettriche. 

Ricorro a lunghe esposizioni e a molte altre tecniche, non mi vergogno di creare immagini semplicemente belle. Mi piace l’idea di esplorare tutte le possibilità mentre sto lavorando su qualcosa e guardare questo qualcosa da ogni angolazione, per essere sicuro di non aver perso nemmeno una foto; mi piace sorprendere me stesso.
Non uso mai software digitali per modificare le mie foto, il processo creativo si svolge all’interno della fotocamera, questo è molto importante per me. Ho piena fiducia nella fotografia e credo che usare filtri e Photoshop stia tradendo la fotografia.

3. Quali fotografi ti hanno ispirato?

A essere onesto oggi sono più ispirato dalla musica, dalla natura e dalle persone che amo; mia madre è la mia più grande ispirazione.

4. Parlaci del processo dietro questo scatto e se c’è qualche aneddoto divertente da raccontare.

Come ho detto in precedenza, uso spesso la sovraesposizione nel mio lavoro per alterare la realtà; questa fotografia è stata scattata in una strada coperta e buia a Dolceacqua, in Italia, nel 2021, fa parte di una serie in corso chiamata E Dio creò la luce. Il sole è penetrato nella strada solo in un punto, quindi ho chiesto alla mia compagna di guardare semplicemente la luce e ho sovraesposto la foto per creare questo effetto. È il mio modo di invogliare lo spettatore a immaginare un volto piuttosto che vederlo.
Molte persone credono che questa fotografia sia stata modificata digitalmente, che io abbia usato un potente flash o che sia stata scattata in studio; Ho anche condiviso il video del making-of sul mio account Instagram in modo che mi credessero.

Sasha Elage | Collater.al
One Shot: la luce negli scatti di Sasha Elage
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Domenico Matera e l’essenzialità dei ricordi

Domenico Matera e l’essenzialità dei ricordi

Tommaso Berra · 4 settimane fa · Photography

La serie di scatti realizzata dal fotografo Domenico Matera va dritta al cuore dei ricordi di una vita, lui originario della Basilicata sceglie i Calanchi lucani e il suo reticolo di crepe nell’argilla per ricongiungersi con una sfera di ricordi.
Matera vuole ricongiungersi con un’idea di paesaggio che crea continuità nei ricordi, perchè riporta a una condizione di essenzialità che è quella della memoria, non viziata dal presente e dai nostri occhi sul contemporaneo.
Il paesaggio spoglio delle fotografie è la metafora di questa ricerca di essenzialità, favorita anche dalla scelta del monocromo bianco, una nebbia sui ricordi che li uniforma e avvolge.
I paesaggi e gli orizzonti così facendo si fanno sempre più lontano, si vede appena una linea di confine mentre l’alternanza di campi larghi e primi piani confonde le idee su ciò che è micro e macro. Un mondo da ricostruire grazie al ricordo.

Domenico Matera e l’essenzialità dei ricordi
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Domenico Matera e l’essenzialità dei ricordi
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