Valeria Vavoom, fotografa italiana, esplora tematiche politiche e di genere attraverso i suoi autoritratti, offrendo una visione critica della società contemporanea. In alcune delle sue opere, come “Family Day”, Secchi rielabora l’agenda politica italiana, contrastando la visione della donna promossa dalla Lega. Attraverso un approccio ironico, critica anche campagne governative come “Fertility Day”, che cercavano di influenzare le donne ad avere figli utilizzando slogan come “la bellezza non ha età. La fertilità sì”. I lavori della serie “Le compagne di classe” – che sarà esposta al Liquida Photofestival di Torino dal 2 al 5 maggio – adottano gli stilemi della pubblicità e della comunicazione di massa, offrendo una risposta provocatoria agli stereotipi e ai processi di omologazione promossi dai media e dalla politica.

Nata in Sardegna nel 1990, Valeria Vavoom si è concentrata, a partire dal 2018, sull’autoritratto come mezzo di indagine artistica, reinterpretando le immagini veicolate dai social media, dalla pubblicità e dai mezzi di comunicazione di massa. Le sue fotografie mettono in discussione i canoni estetici predominanti, utilizzando ironicamente oggetti comuni e di scarsa valore per sottolineare il vuoto di significato dietro l’apparenza. Questa operazione di decostruzione dell’immagine di massa mira a evidenziare le implicazioni politiche, economiche e di genere che sottendono alla cultura visiva contemporanea.

La serie “Le compagne di classe” rappresenta uno spaccato della società contemporanea digitalizzata e virtualizzata, dove l’esperienza quotidiana viene filtrata attraverso i dispositivi tecnologici, trasformando il reale in contenuto consumabile. Le immagini delle studentesse anonime, etichettate con stereotipi aggressivi come “la secchiona”, sono esposte come su un “muro della vergogna”, riflettendo la brutalità della spettacolarizzazione della vita quotidiana e la mancanza di un vero contrappeso a questo potere dominante.








Courtesy Valeria Secchi
