Yeenjoy X Juice LA, la tradizione cinese incontra il design

Yeenjoy X Juice LA, la tradizione cinese incontra il design

Collater.al Contributors · 2 mesi fa · Design

Era il 2012 quando l’artista cinese K.YEE ha fondato il suo studio creativo YEENJOY

Questo, fin dalla sua nascita, propone oggetti di design innovativi e correlati prevalentemente a un lifestyle ben definito.
Lo studio, dal 2015, sta portando avanti un progetto incentrato sulla realizzazione di opere di design basate su un concept originale e visionario: la fusione di tecniche affini alla tradizione artigianale cinese con uno sguardo innovativo verso una realtà pop.

Questo ha permesso lo sviluppo, tramite modellatori di incenso e porcellana, di diverse sagome diventate iconiche nei colori più celebri del brand come il blu, il bianco e il nero.

Ogni articolo viene fornito in una sofisticata e strutturata confezione di legno che apporta un valore aggiunto all’opera facendo diventare anche il pack stesso oggetto di design.
Con un’estetica unica e una crescente reputazione, YEENJOY Studio è diventato un collaboratore molto richiesto per i pesi massimi del settore e le sue recenti uscite includono prodotti in edizione limitata con artisti del calibro di Staple e G E O.

Dal suo debutto YEENJOY ha accumulato un seguito di culto rendendo omaggio a personaggi iconici come Majin Buu di Drangon Ball Z, a oggetti di streetwear come le Nike Air Yeezy2 o a prodotti di design come Medicom Toy. 

Sradicando l’antica tradizione della ceramica cinese che risale alla dinastia Ming e incorporandola nei giri contemporanei, il brand è tornato con un’altra uscita speciale, questa volta tramite una collaborazione con Juice LA, uno streetwear store originariamente fondato a Hong Kong approdato successivamente in America.

In questa collaborazione, YEENJOY propone, in un esclusivo pop up shop, dei prodotti in edizione limitata per la casa. Questi sono realizzati in porcellana e combinano iconici riferimenti della cultura pop e dell’artigianato tradizionale cinese in modo armonioso ma allo stesso tempo provocatorio.

Per scoprire la nuova collezione, dai un occhio al sito Juice o direttamente nei negozi!

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Testo di Anna Cardaci

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Smart Forest City, il progetto di Stefano Boeri

Smart Forest City, il progetto di Stefano Boeri

Giulia Guido · 2 mesi fa · Design

Stefano Boeri, architetto italiano tra i più noti al mondo grazie a progetti come il famoso Bosco Verticale, ha presentato il progetto per quella che sarà la città del futuro. Si chiama Smart Forest City ed è stata pensata per la città messicana di Cancun. 

La città andrebbe a coprire una superficie di 557 ettari, in precedenza destinata alla costruzione di un centro commerciale e  riuscirebbe ad ospiterebbe 130 mila abitanti. Ma oltre a diventare la casa di migliaia di cittadini, la Smart Forest City di Boeri, grazie alle sue superfici verdi e agli alberi previsti nel progetto avrà anche un positivo impatto ambientale.

Smart Forest City – Cancun sarà la prima Città-Foresta del nuovo millennio, una “città aperta” e internazionale ispirata ai valori dell’innovazione tecnologica e della qualità ambientale.”

Infatti, la città, oltre a provvedere a offrire tutte le infrastrutture e i servizi necessari ai suoi abitanti, è stata pensata come un “insediamento autosufficiente dal punto di vista energetico”. Dal punto di vista energetico la città sarà alimentata grazie a un intero perimetro di pannelli solari, mentre per quanto riguarda il sistema idrico l’acqua arriverà direttamente dal mare e, prima di essere messa in circolo, verrà depurata in una grande darsena grazie a una torre di desalinizzazione, dalla quale partiranno diversi canali che attraverseranno l’intera città. 

Ovviamente non si poteva tralasciare il problema legato alla mobilità, per questo il progetto della Smart City Forest prevede l’esclusivo utilizzo di veicoli elettrici e semiautomatici. 

Il progetto di Stefano Boeri sembra essere la soluzione perfetta per un futuro sostenibile, noi non vediamo l’ora che prenda forma. 

Smart Forest City Stefano Boeri | Collater.al
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Smart Forest City, il progetto di Stefano Boeri
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L’architettura minimalista di Alberto Campo Baeza

L’architettura minimalista di Alberto Campo Baeza

Collater.al Contributors · 2 mesi fa · Design

Lo studio di architettura spagnolo diretto da Alberto Campo Baeza, come ne abbiamo già parlato qui, e con sede a Madrid ha progettato per il governo Junta de Castilla y León, nella città spagnola di Zamora, un blocco uffici innovativi della grandezza di 12.000 metri quadrati.

In una città storica nota per le sue chiese in stile romanico e le alte mura della città, i moderni “Uffici Zamora” si discostano nettamente dall’architettura medievale che li circonda.

La particolarità di questo grande complesso è la sua struttura la cui peculiarità sono le pareti esterne costituite interamente di vetro.

L’edificio è sviluppato su due piani in cui sia mura che i pavimenti sono realizzati in pietra. La stessa con cui è stata costruita la cattedrale più importante della città: la cattedrale di Cristo Salvatore. Questa è il principale luogo di culto del comune di Zamora nonché sede vescovile dell’omonima diocesi costruita in stile romantico.
La struttura affaccia su due cortili di forma irregolare offrendo una visuale a 360° sul panorama esterno. Questo è maggiormente visibile dalle scrivanie e dalle sale riunioni.

La sua composizione architettonica fa sì che interno ed esterno si fondano insieme diventando un tutt’uno. 

È “come se gli uffici fossero fatti interamente di aria”, affermano il team di architetti che hanno contribuito alla realizzazione del progetto.

Lo studio Campo Baeza inoltre ha progettato un colossale muro perimetrale in pietra arenaria per proteggere il sito, abbinato esattamente al colore dell’esterno della vicina cattedrale romanica. 

Dato il suo design sobrio nel contesto della sua posizione storica, gli “Uffici Zamora” sono un interessante esempio di architettura minimalista che si concentra sulla multifunzionalità e sulla multigestione dello spazio rendendolo più ampio e adatto ad assumere più funzioni.

Questo stile architettonico innovativo permette la ricerca di equilibrio sopratutto grazie ai pochi arredamenti inseriti all’interno del contesto. Ciò permette la creazione di uno spazio moderno e originale.

Testo di Anna Cardaci

L’architettura minimalista di Alberto Campo Baeza
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The Whale, il design norvegese si fonde con la natura

The Whale, il design norvegese si fonde con la natura

Collater.al Contributors · 2 mesi fa · Design

Nel 2022, in Norvegia, verrà completata un’opera architettonica intitolata “The Whale”.
La sua realizzazione è stata presa in carico da Dorte Mandrup Arkitekter, uno studio danese con sede a Copenaghen fondato nel 1996.

The Whale sarà una nuova importante attrazione turistica di Andenes, nella parte più settentrionale di Andøya, un’isola situata nel circolo artico nonché un punto strategico per poter apprezzare il panorama. Rispetto a molti altri luoghi dell’estremo nord, la corrente del Golfo crea un clima accogliente per numerose balene in migrazione ed è questo il motivo per cui il luogo attrae migliaia di visitatori ogni anno.

L’edificio sorge come una morbida collina sulla riva rocciosa.

La forma del tetto è definita e influenzata dal paesaggio circostante. La superficie del tetto è ricoperta da pietre naturali della zona non lavorate e le grandi finestre che si aprono verso l’arcipelago sottolineano il legame tra paesaggio e architettura e il contrasto tra mare e montagne.

Il tetto curvo diventa un nuovo punto di vista su cui i visitatori e gli abitanti del luogo sono invitati a camminare. Da qui ci si potrà affacciare sull’arcipelago, ammirare il riflesso del sole di mezzanotte nell’oceano e l’aurora boreale – visibile preferibilmente nel periodo dell’anno compreso tra la fine di settembre e l’inizio di marzo.

La parte interna di The Whale sarà caratterizzata da un design minimale e funzionale per accogliere molti turisti. 

La struttura verrà inoltre adibita a spazio espositivo con uffici, bar, negozi e aree relax per permettere ai turisti il massimo comfort. La mostra al suo interno verterà sull’incontro tra balena e uomo, natura e cultura. Attraverso l’arte e la scienza la visita a The Whale sarà un’esplorazione poetica di universi diversi – sotto e sopra l’acqua – ispirati dal viaggio delle balene in giro per il mondo. Un viaggio negli oceani in cui i confini non sono definiti da linee geografiche, nazionalità o disegnati dalla cultura.

L’obiettivo di quest’opera è la realizzazione di un edificio innovativo nel cuore della natura norvegese, ma anche sensibilizzare i visitatori al rispetto della specie informandoli sulla causa anti bracconaggio e sulla tutela del loro habitat naturale. 

Testo di Anna Cardaci

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O’Plérou Grebet, la cultura africana arriva sulle emoji

O’Plérou Grebet, la cultura africana arriva sulle emoji

Collater.al Contributors · 2 mesi fa · Design

Esistono emoji che rappresentano ogni cosa: zombie, maghi, spose, palloncini fino agli avocado che tanto vanno di moda.
L’emoji mira a coprire la complessità dell’esperienza umana in un’unica e sintetica forma grafica.
Tra la miriade di emoji immediatamente disponibili a chiunque abbia uno smartphone, fino a poco tempo fa, ce n’erano pochissime che comprendevano l’identità dell’Africa occidentale. Di questo se n’è accorto O’Plérou Grebet, uno studente di graphic design di 21 anni della Costa d’Avorio. Secondo lui c’era qualcosa da fare per ovviare a questa mancanza di rappresentazione del suo popolo e della sua cultura.

Dopo aver svolto un periodo di ricerca, nel 2017 O’Plérou Grebet ha dato vita al suo progetto esplorando l’identità della sua terra attraverso una serie di opere digitali sperimentali. Ma questo non era abbastanza per promuovere tutto quello che sta dietro alla sua cultura. Pensando ai modi più semplici e diretti per celebrare l’Africa, mentre stava sfogliando le chat di WhatsApp, gli venne l’idea di creare delle vere proprie emoji.
Successivamente a questa intuizione, O’Plérou Grebet si impose di produrne una al giorno fino ad arrivare a creare una quantità impressionante di oltre 200 emoji.
Queste rappresentano oggetti, simboli, cibi, abiti e molto altro, e identificano la cultura africana.
Anche se sono state create come un modo per gli africani di “comunicare in maniera più accurata utilizzando la messaggistica istantanea”, le emoji sono state progettate anche per chi non è africano così da permettergli di scoprire una nuova cultura con un approccio moderno e innovativo.

Le emoji sono disponibili per il download su Google Play e App Store!

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Testo di Anna Cardaci

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