Young Designer Store, la nostra intervista al giovane designer Terence Coton

Young Designer Store, la nostra intervista al giovane designer Terence Coton

Collateral Crew · 4 anni fa · Design

Young Designer Store è un’iniziativa di Amazon Italia e Istituto Marangoni nata per promuovere 4 dei migliori giovani talenti della scuola di design di Milano e i loro mobili e oggetti di arredo.

Matteo Agati, Gustavo Martini, Térence Coton e Giulio Maschiocchi hanno creato svariati prodotti, tutti racchiusi in una capsule collection in limited edition, e rivisitato altri appartenenti ai migliori brand del design italiano come Kreaton, Carlo Citterio, A4A Design, Cappellini, The Interior Design, Flaminia e Hands on Design.

Al Salone del Mobile, al padiglione a loro riservato per l’intera durata della fiera, abbiamo incontrato uno di loro, il designer Térence Coton con cui abbiamo fatto una chiacchierata, qualche foto e una piccola intervista.

Com’è iniziata la tua passione per il design e come funziona il tuo processo creativo?

Il Design fa parte della vita di tutti noi ma per un creativo come me, design significa creare.
‘Fare’ è uno dei momenti più belli per un designer, quando una sola decisione vince sul chaos iniziale e si impone come la più corretta.
Sono sempre stato creativo, da giovane ho studiato pianoforte al conservatorio, ho trascorso moltissime ora a disegnare, poi sono diventato un architetto e infine persino un designer.
Il design restituisce i risultati molto più velocemente che negli altri campi e mi permette di esprimere le mie idee senza vincoli.

Il mio processo creativo inizia con l’isolamento, poi comincio a capire quanto conosco sull’argomento scrivendo parole su un foglio di carta che, successivamente, collego come in una sorta di mappa menatale.
Durante questa fase il concetto che ho in mente comincia a prendere una direzione e, riempiendo cestini di disegni che non corrispondo a quello che davvero vorrei creare, mi assicuro anche di non pensare a soluzioni già viste, sarebbe davvero spiacevole.
Comunque più soluzioni ho buttato nella spazzatura più il mio progresso è maggiore.

Ogni disegno ha la sua storia ma una rimane sempre la stessa, ho studiato Architettura nei Paesi Bassi, in Francia e in Italia, dove successivamente ho studiato anche Design, e ciò che sono si rispecchia nei miei lavori: unisco tutto del mio bagaglio culturale per creare qualcosa di nuovo.

Per l’iniziativa promossa da Istituto Marangoni e Amazon ha realizzato un Decanter, cos’ha di diverso dai suoi simili?

Ognuno di noi ha creato capsule collection molto diverse, con storie diverse e influenze diverse.
Non è solo una questione di stile, uno stile può essere preso in prestito, ma i nostri oggetti esprimono chi siamo in modo coerente.

Il Decanter 360° è un progetto che è nato in collaborazione con gli artigiani veneziani.
È stato creato usando il tubo di vetro più grande che gli artigiani avevano a disposizione con l’obiettivo di massimizzare lo spazio in cui il vino viene a contatto con l’aria.
Una bottiglia di vino occupa metà della base del decanter e il collo è abbastanza grande per facilitarne il versamento.
Per creare questa forma ho usato un software 3D a 360° e, dopo innumerevoli prototipi, ho deciso anche di usarlo come nome.
Questo progetto è stato una grande sfida sia per me che per gli artigiani e mi ha portato grandi soddisfazioni.
Non ho creato solo un oggetto bello e unico, ho creato un oggetto pronto per l’uso.

Cosa ne pensi della possibilità di vendere i tuoi prodotti su Amazon, trovi che possa essere una buona vetrina per il tuo lavoro e il tuo futuro?

Questo progetto offre a milioni di persone la possibilità di mettere le mani su oggetti di design in edizione limitata senza sforzo.
Non tutti amano correre in giro per cercare gli oggetti di cui hanno bisogno.
Abbraccio completamente questa opportunità perché finalmente offre una nuova alternativa ad una parte di mercato che sembra destinata solo all’élite.
Lo sfondo bianco che vedete dietro le fotografie su Amazon.it può sembrare freddo, ma è una rappresentazione veritiera e soprattutto democratica di questo progetto.
Ogni prodotto viene spogliato del suo contesto ed esposto al mondo e sono convinto sia una vetrina eccellente sia per le mie creazioni che per il mio futuro.
È il modo migliore per parlare alla generazione più giovane, quella maggiormente pronta ad approcciare questo mondo.

Young Designer Store, intervista al giovane designer Terence Coton | Collater.al
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InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram

Giulia Guido · 2 giorni fa · Photography

Ogni giorno, sul nostro profilo Instagram, vi chiediamo di condividere con noi le vostre immagini e fotografie più belle.
Per la raccolta InstHunt di questa settimana abbiamo selezionato le vostre 10 migliori proposte: @alessandrabook, @antonella_civera, @_gary0104, @sim.raw, @wonmin.9, @lilkotova, @missgherard, @yrubysu, @marco.pasini.photo, @_simonepiaras_.

Tagga @collateral.photo per essere selezionato e pubblicato nel prossimo numero di InstHunt.

InstHunt – Le 10 migliori foto della settimana su Instagram
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Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus

Giulia Guido · 3 giorni fa · Photography

Dominik Hollaus è un giovane fotografo e graphic designer di Innsbruck, Austria, che dopo aver studiato e aver lavorato per diversi anni ha messo a punto uno stile tutto personale. 

Nel suo portfolio troviamo fotografie dall’estetica chiara e pulita, in cui il soggetto risalta su tutto. Questa tecnica lo ha portato a collaborare con diversi brand e realtà come Chanel, Pomellato o Tom Ford. 

Noi però siamo stati colpiti in particolar modo da due suoi progetti personali molto simili, Negative Cuts e Strip Portraits. La particolarità di queste due serie fotografiche è che per realizzare Dominik Hollaus è in qualche modo a photoshoppare un’immagine su pellicola. 

Ci spieghiamo meglio: le immagini che fanno parte di questi lavori sono dei veri e propri collage realizzati strisce di negativi fotografici e a volte tagliandoli e incollandoli in ordine differente. Una volta riassembleti tutti i pezzi, il fotografo li rifotografa: il risultato è estremamente moderno ed accattivante. 

Il soggetto, che sia un edificio o un ritratto, rimane riconoscibile, ma la sua forma è frammentata e la prospettiva e le proporzioni completamente distrutte. Solo in questo modo si possono azzardare nuove e innovative interpretazioni. 

Noi abbiamo selezionato solo alcuni dei suoi lavori, ma per scoprirne di più seguite Dominik Hollaus su Instagram e visitate il suo sito.

Photo credits: Dominik Hollaus

Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
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Le fotografie decostruite di Dominik Hollaus
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Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate

Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate

Giulia Guido · 4 giorni fa · Photography

È in giorni come questi, in cui le temperature iniziano ad alzarsi e le giornate ad allungarsi, che proviamo una strana nostalgia per l’estate. Un sentimento duplice che si manifesta sia come mancanza delle estati passate, sia come impazienza nell’aspettare quella che sta per cominciare. Poi, ogni volta che finalmente arriva ci sembra strano, ma bastano pochi giorni, giusto un fine settimana al mare, per tornare a sentirsi a proprio agio con le gambe scoperte e con il sole che accarezza la pelle.
In questo periodo, però, in cui anche una gita fuori porta sembra un’impresa colossale, le fotografie di Lavinia Cernau ci vengono in aiuto e curano la nostra nostalgia. 

Lavinia Cernau è una fotografa con base in Transilvania, Romania, e sebbene questa terra offra dei paesaggi unici ai quali la fotografa è molto legata, la fotografia l’ha portata ad esplorare altri luoghi. 

Dalle isole greche alle spiagge spagnole, dal sud della Francia alle coste italiane, Lavinia va là dove l’estate si esprime nel migliore dei modi e con la sua macchina fotografica è sempre pronta a catturarla, a imprimerla per sempre in immagini che potrebbero far parte dell’album delle vacanze di ognuno di noi. 

Non importa in che luogo si trovi, ma elemento fondamentale della produzione artistica della fotografa è la luce, calda e avvolgente. I colori che sprigionano all’alba e al tramonto ricoprono ogni cosa con una patina che trasforma vedute e scorci in luoghi magici.

“Come fotografa sono attratta dal contrasto tra luce e ombra che si crea all’alba o al tramonto – entrambi i miei momenti preferiti per scattare.”

Scorrendo il suo portfolio ci tornano alla mente i profumi dell’estate, il rumore dei pini marittimi scossi dal vento, il sale che rimane sulla pelle, il piacere che si prova bevendo una bevanda ghiacciata, le ore trascorse ad abbronzarsi.

Gli scatti di Lavinia Cernau si distinguono per un’estetica particolare che sembra uscita da film come “Il talento di Mr. Ripley”, dove la vita sembra più bella e più facile solo perché vissuta a due passi da una scogliera che si tuffa nel blu del mare.
In effetti, il mondo del cinema non è lontano dall’immaginario della fotografa che ci ha detto “Credo di pensare a ciò che sto per fotografare come a dei fotogrammi di una pellicola, perché voglio sempre che le mie immagini raccontino qualcosa. Voglio che le persone si commuovano, che si mettano in relazione con una sensazione dentro di loro quando guardano le mie foto.”

Leggi anche: Le foto di Guillaume Gaubert, ricordi di un’estate passata

Lavinia Cernau riesce a racchiudere in un’immagine tutta l’atmosfera dell’estate. Qui sotto potete trovare alcuni dei suoi scatti, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e seguitela su Instagram

Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate
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Lavinia Cernau fotografa l’essenza dell’estate
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook

Giulia Guido · 5 giorni fa · Photography

Cinematografici e surreali. Quasi futuristici. Gli scatti di Kate Hook fanno questo effetto, portano lo spettatore in luoghi lontani, non geograficamente, ma nel tempo e nello spazio. La fotografa con base nel sud del Regno Unito ci fa viaggiare con la mente nel tempo e nello spazio. 

Kate Hook ha studiato Art Direction all’University of Arts London, Filmmaking alla Staffordshire Uni e oggi è una fotografa specializzata in fotografia analogica. Allontanandosi da molti colleghi che fanno affidamento soprattutto sulla post produzione e su Photoshop, Kate realizza tutto in macchina e guardando i risultati ottenuti non possiamo che rimanere senza parole. 

Noi la abbiamo fatto qualche domanda e Kate Hook ci ha raccontato come ha cominciato a scattare e qualcosa in più sulla sua tecnica. Non perderti l’intervista qui sotto e seguila su Instagram e sul suo sito.

Raccontaci come ti sei avvicinato alla fotografia. C’è un momento in particolare che ti ricordi?

Non c’è un momento particolare che mi viene in mente, è stata più una sequenza organica di sviluppo di un interesse per la fotografia che è iniziato con una Canon AV-1 che mio padre mi ha dato quando ero un’adolescente, oltre a giocare con le altre fotocamere digitali in casa. Quando avevo circa 14-15 anni mi sono appassionata e verso i 16 anni è diventato abbastanza evidente che avevo un talento per la fotografia. Una cosa che ricordo di quel periodo era qualcuno che mi diceva che stavo scattando foto “sbagliate”, il perché è che a quell’età avevo poca idea di ciò che stavo facendo, dato che non avevo avuto alcun insegnamento o qualcuno che mi mostrasse come usare bene una macchina fotografica. Così ho iniziato a leggere libri su fotocamere e fotografia perché volevo imparare a scattare correttamente e poi farlo “male” di proposito.

Descrivi il tuo stile fotografico. Come sei arrivato a questo punto?

Magico e vivido. Non chiaro o scuro, è luminoso e onirico. Ho passato anni a giocare con vari metodi e tecniche diverse. Quando ero più giovane ero molto attratta dal surrealismo, quindi sento che ha avuto un impatto su di me a livello creativo. Ho sempre creduto che la magia sia reale e che ci sia molto di più nella realtà di quello che ci viene insegnato, così cerco di mostrarlo nel mio lavoro. Dopotutto la realtà è ciò che tu fai con essa. 

Secondo te qual è la cosa da considerare più importante mentre si realizzano dei ritratti fotografici?

Il mood e il messaggio… Se ce n’è uno, dipende un po’ dalla foto. Di solito ci sono un bel po’ di elementi da considerare e che dipendono da set che si sceglie. Per quanto riguarda il modello, bisogna considerare il modo in cui è presentato, la sua espressione, ma anche ciò che indossa. Poi ci sono altri elementi come l’illuminazione e l’attrezzatura. Così come i temi e il simbolismo. Tutto questo è come un’equazione matematica con vari fattori diversi che danno vita alle immagini finali.

Quali attrezzature utilizzi per scattare? Quali strumenti porti con te quando scatti e perché?

Scatto interamente su pellicola e ho iniziato a usare più filtri nel mio lavoro. Le principali fotocamere che uso sono Nikon F100, Fm2 e F3. Recentemente ho ricevuto una Pentax 645N con la quale sono entusiasta di lavorare di più. Di tanto in tanto uso la tecnica del “film soup, ovvero immergo la pellicola di un rullino 35mm in un liquido, questo distorce l’equilibrio chimico della pellicola e provoca alcuni effetti interessanti. Assolutamente nessuno dei miei lavori è photoshoppato, tutto è fatto praticamente nella macchina fotografica. Faccio solo qualche piccolo ritocco prima di caricarlo, tutto qui. Passiamo un sacco di tempo a fissare gli schermi, quindi per me è importante dal punto di vista artistico scattare e creare immagini senza l’ausilio di un computer e di un software di editing. Inoltre scattare su pellicola rende tutto un po’ più reale. 

Ci sono artisti che segui o ai quali ti ispiri?

Pete Turner e Benoit Debbie sono stati le maggiori influenze per me nel corso degli anni. Turner è stato essenzialmente il padrino della fotografia su pellicola a colori e Debbie è un maestro del colore per la cinematografia. 

Continua la frase: per me la fotografia è…

La verità. È tutto lì per una ragione. L’occhio umano non può e forse non vuole vedere tutto. La fotografia può dirci quanto sia impressionante e allo stesso tempo quanto sia bello il mondo.

Kate Hook | Collater.al
Kate Hook | Collater.al

Leggi anche: Gli autoritratti surreali di Alice Milewski

I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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I ritratti analogici e surreali di Kate Hook
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