Young Designer Store, la nostra intervista al giovane designer Terence Coton

Young Designer Store, la nostra intervista al giovane designer Terence Coton

Collateral Crew · 3 anni fa · Design

Young Designer Store è un’iniziativa di Amazon Italia e Istituto Marangoni nata per promuovere 4 dei migliori giovani talenti della scuola di design di Milano e i loro mobili e oggetti di arredo.

Matteo Agati, Gustavo Martini, Térence Coton e Giulio Maschiocchi hanno creato svariati prodotti, tutti racchiusi in una capsule collection in limited edition, e rivisitato altri appartenenti ai migliori brand del design italiano come Kreaton, Carlo Citterio, A4A Design, Cappellini, The Interior Design, Flaminia e Hands on Design.

Al Salone del Mobile, al padiglione a loro riservato per l’intera durata della fiera, abbiamo incontrato uno di loro, il designer Térence Coton con cui abbiamo fatto una chiacchierata, qualche foto e una piccola intervista.

Com’è iniziata la tua passione per il design e come funziona il tuo processo creativo?

Il Design fa parte della vita di tutti noi ma per un creativo come me, design significa creare.
‘Fare’ è uno dei momenti più belli per un designer, quando una sola decisione vince sul chaos iniziale e si impone come la più corretta.
Sono sempre stato creativo, da giovane ho studiato pianoforte al conservatorio, ho trascorso moltissime ora a disegnare, poi sono diventato un architetto e infine persino un designer.
Il design restituisce i risultati molto più velocemente che negli altri campi e mi permette di esprimere le mie idee senza vincoli.

Il mio processo creativo inizia con l’isolamento, poi comincio a capire quanto conosco sull’argomento scrivendo parole su un foglio di carta che, successivamente, collego come in una sorta di mappa menatale.
Durante questa fase il concetto che ho in mente comincia a prendere una direzione e, riempiendo cestini di disegni che non corrispondo a quello che davvero vorrei creare, mi assicuro anche di non pensare a soluzioni già viste, sarebbe davvero spiacevole.
Comunque più soluzioni ho buttato nella spazzatura più il mio progresso è maggiore.

Ogni disegno ha la sua storia ma una rimane sempre la stessa, ho studiato Architettura nei Paesi Bassi, in Francia e in Italia, dove successivamente ho studiato anche Design, e ciò che sono si rispecchia nei miei lavori: unisco tutto del mio bagaglio culturale per creare qualcosa di nuovo.

Per l’iniziativa promossa da Istituto Marangoni e Amazon ha realizzato un Decanter, cos’ha di diverso dai suoi simili?

Ognuno di noi ha creato capsule collection molto diverse, con storie diverse e influenze diverse.
Non è solo una questione di stile, uno stile può essere preso in prestito, ma i nostri oggetti esprimono chi siamo in modo coerente.

Il Decanter 360° è un progetto che è nato in collaborazione con gli artigiani veneziani.
È stato creato usando il tubo di vetro più grande che gli artigiani avevano a disposizione con l’obiettivo di massimizzare lo spazio in cui il vino viene a contatto con l’aria.
Una bottiglia di vino occupa metà della base del decanter e il collo è abbastanza grande per facilitarne il versamento.
Per creare questa forma ho usato un software 3D a 360° e, dopo innumerevoli prototipi, ho deciso anche di usarlo come nome.
Questo progetto è stato una grande sfida sia per me che per gli artigiani e mi ha portato grandi soddisfazioni.
Non ho creato solo un oggetto bello e unico, ho creato un oggetto pronto per l’uso.

Cosa ne pensi della possibilità di vendere i tuoi prodotti su Amazon, trovi che possa essere una buona vetrina per il tuo lavoro e il tuo futuro?

Questo progetto offre a milioni di persone la possibilità di mettere le mani su oggetti di design in edizione limitata senza sforzo.
Non tutti amano correre in giro per cercare gli oggetti di cui hanno bisogno.
Abbraccio completamente questa opportunità perché finalmente offre una nuova alternativa ad una parte di mercato che sembra destinata solo all’élite.
Lo sfondo bianco che vedete dietro le fotografie su Amazon.it può sembrare freddo, ma è una rappresentazione veritiera e soprattutto democratica di questo progetto.
Ogni prodotto viene spogliato del suo contesto ed esposto al mondo e sono convinto sia una vetrina eccellente sia per le mie creazioni che per il mio futuro.
È il modo migliore per parlare alla generazione più giovane, quella maggiormente pronta ad approcciare questo mondo.

Young Designer Store, intervista al giovane designer Terence Coton | Collater.al
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I paesaggi riflessi di Victoria Siemer

I paesaggi riflessi di Victoria Siemer

Giulia Pacciardi · 3 anni fa · Design

Paesaggi nebbiosi, incerti, spaventosi ma romantici. Distese di acqua, bagnanti e surfisti. Briciole di stelle, luci e grattacieli.

Il mondo di Victoria Siemer, in arte Witchoria, è un mondo infinito. Racchiude ogni paesaggio, ogni emozione e non finisce mai. Il suo lavoro, iniziato fin dall’università, parte dall’idea della frammentazione del sé e di tutti i sentimenti che ruotano intorno a questa visione personale delle cose.

Di mondi onirici, dove i paesaggi continuano e fluttuano nel cielo, creano muri, diventano angoli e si capovolgono a testa in giù.

Come lenti d’ingrandimento su dettagli che si perdono, come delle fratture spazio temporali in cui il mondo si ripete senza virgole.

I paesaggi onirici riflessi della fotografa Victoria Siemer | Collater.al
I paesaggi riflessi della fotografa Victoria Siemer | Collater.al
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I paesaggi onirici riflessi della fotografa Victoria Siemer | Collater.al
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I paesaggi onirici riflessi della fotografa Victoria Siemer | Collater.al
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Arrivederci Milano Design Week

Arrivederci Milano Design Week

Antonio Maria Privitera · 3 anni fa · Design

Cala il sipario della Milano Design Week 2017 e un punto ormai sembra chiaro: i canonici sei giorni della settimana del design – se ancora non si era capito – non bastano più; tra nuovi quartieri, eventi, conferenze, e chi più ne ha più ne metta, il tempo proprio non è sufficiente.

Tante le novità di quest’ultima edizione, dal Festival Ikea (sempre più vicina al design che conta) alla partecipazione di Airbnb, passando per i nuovi spazi di Ventura Centrale.

Partiamo proprio da qui per dirvi a cosa non abbiamo voluto rinunciare.

VENTURA CENTRALE è probabilmente la vera rivelazione; uno spazio unico (quello degli ex Magazzini Raccordati) che viene riconsegnato alla città ospitando istallazioni tra le più suggestive. Su tutte il lavoro di Luca Nichetto e Ben Gorham per Salviati. Qui forme e colori, stratificati e impilati in modo diverso, sono diventati elementi in vetro dalle innumerevoli possibilità e hanno fatto nascere i 53 totem di Pyrae e i 3 blocchi di Strata. Lee Broom ha celebrato dieci anni di attività e realizzato, invece, Time Machine, una giostra bianca e luminosa dall’atmosfera incantata che ha accolto alcuni pezzi della collezione e nascosto al primo sguardo la vera time machine, un orologio a pendolo in marmo di carrara (meno interessante della giostra) prodotto in serie limitata. Maarten Baas, con May I have your attention please?, ha consegnato a Lensvelt il secondo Milano Design Award consecutivo (Best Concept). Nella sua installazione teatrale decine di megafoni disperdevano suoni e circondavano alcune copie della 101 Chair; modello di sedia in serie, sempre uguale ma sempre diverso, dove gli schienali fanno la differenza.

INVISIBLE OUTLINES è stata un’immersione nel mondo creativo di Nendo, designer tra i più prolifici in circolazione che non delude mai. Nello showroom Jil Sander di Via Beltrami sedici collezioni si sono materializzate (o smaterializzate) fissando i contorni di ciò che percepiamo; dai border table che si dissolvono sui muri, ai jellyfish vase che ondeggiano sott’acqua, all’objectextile generato dalla proiezione di alcuni oggetti 3D, tutto riconduce al rapporto tra dentro e fuori e visibile e invisibile.

FOUNDATION ha portato l’eleganza dentro lo Spazio Krizia. Grandi protagonisti di questa design week, i Formafantasma hanno presentato la loro ricerca sul mondo della luce, osservata come materia piuttosto che come realtà intangibile, studiandone i principi base tra ombre, riflessi, gradazioni e proiezioni. Oltre a una selezione della collezione Delta per la Galleria Giustini Stagetti e a una serie di esperimenti sviluppati con Peep-hole, è stato possibile ammirare un’anteprima della collaborazione con il Textiel Museum di Tilburg.

S.F _ SENSES OF THE FUTURE ha vinto il Milano Design Award 2017 e, ovviamente, è stata una delle installazioni di cui si è parlato di più. Al centro della scena la tecnologia LG e i suoi schermi OLED interpretati da Tokujin Yoshioka e assemblati per restituire, da un lato S.F chair, un insieme di sedute animate dalla luce, dall’altro Wall of the Sun, una grande parete composta da 30.000 luci sovrapposte su quattro livelli con altrettante intensità. Il risultato è stato uno spazio in penombra investito a tratti da un grande bagliore come presenza simbolica sul nostro futuro.

NEW SPRING ha fatto sorridere tutti. Dopo Sou Fujimoto, quest’anno COS si è affidata a Studio Swine e l’esito è stato un’installazione interattiva esteticamente perfetta e in linea con il brand di H&M. Una scultura, un albero che fiorisce e lascia precipitare sfere dense, cariche di fumo, pronte a dissolversi tra le mani dei visitatori incantati; l’incessante scorrere della natura condensato in un momento di contemplazione e di condivisione collettiva. Uno di quei momenti in cui il Salone, per fortuna, ci fa tornare bambini con la voglia di scoprire.

Arrivederci Milano Design Week | Collater.al

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DotPigeon, hip hop e glitch art

DotPigeon, hip hop e glitch art

Giulia Pacciardi · 3 anni fa · Design

Un file corrotto, venti anni fa, era sinonimo di problema, oggi, invece, è diventato un motivo estetico molto accattivante.
Uno di quelli in cui numerosi artisti si stanno cimentando creando risultati diversi frutto di ricerca e, ovviamente, gusto personale.

Stefano Fraone, cresciuto negli anni ’90, e che di quegli anni sente anche grande nostalgia, è uno di loro.

Incappato per caso nei lavori di Giacomo Carmagnola ne è rimasto talmente affascinato da decidere di provare lui stesso la glitch art, più precisamente il pixel sorting.

Il suo progetto DotPigeon, però, è fortemente orientato su quelli che sono i trend del momento.
Personaggi pop della musica internazionale il cui viso è completamente corrotto ma che rimangono riconoscibili grazie all’attitudine e a tutti gli elementi che, per il pubblico, li caratterizzano.
I suoi lavori mixano perfettamente, in un vedo non vedo esplosivo, moda, rap, pop culture e ovviamente il trend grafico del momento, la glitch art.

Se volete vedere tutti i suoi lavori potete farlo qui.

DotPigeon, hip hop e glitch art nei lavori di Stefano Fraone | Collater.al
DotPigeon, hip hop e glitch art nei lavori di Stefano Fraone | Collater.al
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Red series, la sedia fatta di sangue di Hyun-Gi Kim

Red series, la sedia fatta di sangue di Hyun-Gi Kim

Giulia Pacciardi · 3 anni fa · Design

Litri e litri di sangue.
Sangue che fa paura, crea disgusto, avversione e affascina.
Viene ammirato per il suo potere di dare la vita ma anche di toglierla.

Hyun-Gi Kim, designer giapponese, è partito dalla sua esperienza personale e ha creato Red Series, un particolare oggetto di design, simile a una panca, che ricorda il sistema circolatorio.

Il suo fine è quello di far sperimentare il senso della vita, il momento in cui nasce.
La sedia, infatti, comincia a comportarsi come il nostro sistema circolatorio nel momento in cui ci si siede su di essa, pompando sangue e mettendolo in circolazione attraverso i tubi di cui è fatta.

Un’inquietante, e un po’ splatter, metafora atta a sottolineare quanto sangue ci vuole per dare la vita e quanto per toglierla.

Red series, la sedia fatta di sangue di Hyun-Gi Kim | Collater.al
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