La campagna Denim Fall/Winter 2018 di Eytys è un’ode all’advertising degli anni 70

La campagna Denim Fall/Winter 2018 di Eytys è un’ode all’advertising degli anni 70

Collater.al Contributors · 5 anni fa · Art, Style

Portando avanti l’identity lanciata con la scorsa campagna, Eytys riprende lo stile bold e dritto al punto tipico dell’advertising degli anni 70.

“You can’t have my number but you can have my Eytys jeans” esordisce una ragazzina dall’aria insolente, “You can’t have my package but you can have my Eytys jeans”, dice un bel ragazzo con gli occhi azzurri, e ancora, “You can’t have our cocks but you can have our Eytys jeans”.

E cosi vanno avanti per followers, bambini e ostriche.

Sono i video accattivanti dell’ultima campagna Eytys, realizzata in collaborazione con il magazine con base a Londra Buffalo Zine. Seconda collaborazione per le due parti, lanciata in occasione dell’inizio della produzione di apparel ready-to-wear lanciato l’anno scorso. Mentre l’ultima campagna era bidimensionale, quest’anno si passa al moving image con una serie di video di video intriganti dalla breve durata e molto social-media friendly.

L’editor della rivista ha dichiarato di essersi deliberatamente ispirato alle pubblicità degli anni 70: messaggi diretti e personaggi dotati di un’incredibile naturalezza. Gli AD lasciano infatti poco spazio all’immaginazione: partono con un’inquadratura stretta sul soggetto narrante, per poi allargare il piano sulla figura intera con indosso i denim in questione. Proprio come nelle pubblicità degli anni 70, i protagonisti sono di bell’aspetto e sicuri di sé, ma più importante del loro modo di comunicare è ciò che mostrano: i modelli sono di bell’aspetto ma ancora di più lo è il prodotto indossato.

Le ispirazioni vintage non sono una novità quando si parla del brand svedese: partendo dal nome Eytys, si pronuncia 80s ma si scrive con la Y in riferimento alla generation Y cresciuta con MTV e con l’estetica workwear tipica dello stile californiano anni 90. Proprio questi sono i punti cardine alla base delle ispirazioni del brand.

La campagna Denim FW18 di Eytys | Collter.al3

Lanciato a Stoccolma nel 2013 da Jonathan Hirschfeld e Max Schiller amici d’infanzia, di cui uno ha seguito un percorso accademico business, mentre l’altro si è formato sotto l’ala di Jonny Johansson, co-founder di Acne Studios – Eytys nasce con la produzione di un solo prodotto: “Mother”, la sneaker unisex con la suola spessa di gomma dal look super minimal. Una calzatura semplice, che rappresenta per Schiller (ex eBay addict sempre in cerca di Vans e Converse anni 70, perché con una suola migliore) la scarpa perfetta da poter comprare ed indossare sempre. Da subito, la scarpa è diventata un cult all’interno del mondo dello streetwear, e il brand ha espanso la sua produzione ad altri modelli di scarpe di altrettanto successo, come la Angel, dalla suola a dir poco imponente.

La campagna Denim FW18 di Eytys | Collter.al4

Dal 2017 il brand si evolve con la produzione di apparel, con una capsule collection di dodici modelli di jeans unisex a cinque tasche, che ripropone quest’anno. Tra i pezzi chiave, denim con robuste cuciture a contrasto e pantaloni in tartan dalla vita medio-alta. Benz, Boyle e Cypress sono i tre modelli principali, deliberatamente ispirati al workwear Americano tipico dello stile di east LA. I materiali sono ricercati e oltre al twill di lana Giapponese e al nylon industriale Belga, vantano anche uno stock di denim trovato in un frantoio di Hong Kong.

Anche i jeans, come le sneakers e le scarpe sono unisex. Gli ad, infatti, mirano a mostrare come lo stesso prodotto possa conferire audacia e sensualità ad entrambi i generi, mantenendo un fit che si adatta perfettamente a tutte le forme con uno stile baggy ma audace.

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Schiller attribuisce la natura unisex del brand al clima politico svedese (classificato dal Forum Economico il quarto paese al modo per la parità effettiva dei sessi) e al suo gusto personale secondo cui gli indumenti femminili non hanno bisogno di diventare una versione più carina del prodotto originale.

“Non c’è motivo per cui vestiti o sneakers debbano essere gender-specific”

dice il fondatore. Uno dei suoi brand preferiti è Cèline, che trova molto maschile ma è intrigato da come una donna che indossa il brand possa apparire sexy e sicura di sé. “Anzichè sembrare carina e femminile, ha un look possente”. Ed è un po’ la sicurezza che mira a trasmettere tramite il design del prodotto e il modo in cui questo viene pubblicizzato. Come trasmesso dalle proprie campagne dal branding consistente, Eytys produce i prodotti chiave del guardaroba moderno: sneakers e denim dal look senza tempo.

Testo di Enrica Miller

La campagna Denim Fall/Winter 2018 di Eytys è un’ode all’advertising degli anni 70
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Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise

Collater.al Contributors · 1 giorno fa · Photography

Osserviamo i progetti di Lello Muzio già un pò. Prima in occasione dell’edizione di Liquida Photo Fest dell’anno scorso ma anche in occasione di S O S P E S A, un percorso composto da otto immagini di fotografia concettuale. Questa volta parliamo di lui in relazione a ‘Tintilia‘, un altro progetto fotografico che si ispira alla preghiera al vino, «con il quale eliminare gli affanni e cantare in una lingua che va al di là dell’umano». La protagonista è la ballerina Francesca Sara Spallone e questa serie di immagini e un vero e proprio omaggio alla sua terra, il Molise, e «alla sua remissiva e tribale saggezza» come ci dice Lello Muzio attraverso le parole di Antonio Mastrogiorgio.

Tintilia di Lello Muzio sarà in mostra anche nell’edizione di Liquida Photo Fest di quest’anno, dal 3 al 5 maggio a Torino.

Tintilia di Lello Muzio parla di tradizione e Molise
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La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova

Giulia Guido · 1 giorno fa · Photography

Nata a San Pietroburgo, è da anni che Kira Gyngazova trascorre il suo tempo tra l’Asia e l’Europa, da Bangkok a Parigi. Questi continui trasferimenti hanno inciso non solo sulla sua vita, ma anche sulla sua fotografia. Infatti, è proprio quando si è trasferita la prima volta che Kira Gyngazova ha sentito la necessità di comprare una macchina fotografica e iniziare a catturare ciò che la circondava, nuovi volti, nuove strade, nuovi luoghi. 

Con il tempo, Kira ha spostato la sua attenzione sulle persone che vivono le città, cercando di mostrare come a volte la vita in grandi metropoli iper-popolate possa essere solitaria. La stessa Kira Gyngazova, ad ogni nuovo trasferimento, notava come fosse facile vivere in mezzo a milioni di persone e sentirsi comunque soli e come le città si trasformavano in deserti. 

Proprio per questo motivo i suoi scatti raccontano di locali semi vuoti dove ognuno vive in solitaria la propria esistenza, di persone sedute su un autobus o un traghetto con gli sguardi persi nel vuoto, circondati da altrettanti sguardi vuoti e indifferenti. 

Inoltre, la solitudine delle persone sembra avvolgere i luoghi, le stanze spoglie e monocolore, le fermate della metropolitana deserte.

Qui sotto puoi trovare alcuni scatti di Kira Gyngazova, ma per scoprirne di più visitate il suo sito e il suo profilo Instagram

La solitudine negli scatti di Kira Gyngazova
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Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha

Federica Cimorelli · 12 ore fa · Photography

Handra Rocha, in arte fotolucida, è una fotografa autodidatta messicana, di Tampico in Tamaulipas. La sua arte si concentra sull’autoritratto come mezzo di analisi, catarsi ed esplorazione interiore.

Disconnect to create from source.

Le sue fotografie, a colori o in bianco e nero, la vedono immersa in paesaggi naturali desolati dove è possibile entrare in profonda connessione con il circostante. Handra Rocha mescola fotografia, make-up, styling e set design e dà vita a immagini creative, equilibrate e sospese nel tempo.

– Leggi anche: I progetti fotografici di nudo artistico di Dawid Imach

Guarda qui una selezione delle sue opere, seguila su Instagram e visita il suo sito personale

Gli autoritratti introspettivi di Handra Rocha
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Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Il surrealismo storico di Phillip Toledano

Anna Frattini · 8 ore fa · Photography

Di intersezioni fra il mondo dell’Intelligenza Artificiale e quello della fotografia ne abbiamo parlato tantissimo nel corso degli ultimi mesi, sopratutto in occasione di Photo Vogue e del contributo di Andrea Baioni nei visual di questo articolo di Laura Tota. Torniamo a riparlarne oggi con l’uscita del libro di Phillip Toledano, Another America – pubblicato da L’Artiere. L’artista parla di surrealismo storico commentando l’uscita di questo progetto, tutto da scoprire in questo progetto, in vendita dal 25 aprile.

Another America di Phillip Toledano è una storia inventata ambientata a New York. Un viaggio negli anni ’40 e re-immaginati attraverso l’AI e i brevissimi racconti di John Kenney – penna che avrete letto sul New Yorker. Questo libro nasce da una riflessione sulla verità e sulla situazione politica americana, il tutto in un paese consumato dalle teorie del complotto. Segue a ruota l’arrivo dell’AI che corrobora questo sentimento ed ecco Toledano, pronto a mettere in discussione anche la fotografia grazie all’aiuto del primo mezzo in grande di rendere tutto vero e niente vero.

«Per me, la cosa affascinante dell’IA è la possibilità di ciò che chiamo surrealismo storico. L’arrivo dell’intelligenza artificiale significa che ogni bugia può ora avere una prova visiva convincente. Possiamo ricreare il mondo come non è mai stato. Per ogni teoria del complotto, può esserci una prova visiva» racconta Phillip Toledano.

Credit Phillip Toledano – Another America courtesy of L’Artiere

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