Art Ad Art Basel c’è una fiera d’arte digitale
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Ad Art Basel c’è una fiera d’arte digitale

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Giorgia Massari
fuse

La regina delle fiere d’arte – Art Basel – ha aperto ieri e tutto il mondo dell’arte sembra essere lì. Tra i grandi colossi internazionali, come White Cube e Pace Gallery, non mancano gli italiani, MASSIMO DE CARLO ovviamente, ma anche Galleria Continua, Massimo Minini, Cardi e Raffaella Cortese, tra gli altri. Insomma, Basilea diventa sempre il centro nevralgico a giugno, ma non solo per la fiera regina. Negli ultimi anni anche Liste Art Fair Basel è stata in grado di smuovere nuove acque, proponendo freschezza con nuove tendenze e ricerche che vengono dai più giovani, sia artisti che galleristi, ma anche curatori. Tra le novità di quest’anno c’è una nuova fiera che ci ha incuriosito parecchio. Si tratta di The Digital Art Mile ed è tutta dedicata all’arte digitale. Fino al 16 giugno la fiera, promossa da ArtMeta, presenta al pubblico una selezione accuratissima della scena digitale dell’arte, una branca sempre più forte che, tra le altre avversità, ha saputo superare la meteora degli NFT. Oltre a realtà internazionali come Objkt.com e Sigg Art Foundation, anche l’Italia dà un forte contributo con Cinello – la prima realtà italiana, fondata da John Blem e Franco Losi, a creare un marketplace d’arte digitale contemporanea con il supporto della tecnologia brevettata DAW®. Scopriamo meglio di cosa si tratta e quali sono le opere presentate.

Ph Laura Cocciolillo

Cosa fa Cinello

Dopo Art Dubai 2024, Cinello presenta il suo approccio innovativo anche a Basilea. Ma di cosa si tratta? Per chi non lo conoscesse – o meglio, per chi non avesse sentito parlare della bufera mediatica nata dopo gli accordi con gli Uffizi (InsideArt lo spiega molto bene) ad oggi archiviato e chiarito – Cinello Unlimited è un marketplace d’arte digitale contemporanea che utilizza la tecnologia brevettata DAW® (Digital Art Work) per valorizzare e proteggere le opere d’arte digitali. In altre parole, il loro scopo è creare una nuova forma di collezionismo e mecenatismo, permettendo ai privati di possedere versioni digitali numerate, firmate e autenticate delle opere d’arte dei grandi maestri. La forza sta anche nell’incontro con i musei e le istituzioni che possono così riprodurre digitalmente capolavori e venderli, garantendo l’autenticità, la provenienza e la sicurezza delle opere digitali. Se questo metodo può sembrare simile a quello promesso dagli NFT, in realtà non lo è perché il rapporto è diretto e la gestione è controllata. Ma non solo, Cinello promuove l’arte digitale e gli artisti digital, tra gli altri fuse* – uno «studio artistico multidisciplinare che lavora con le tecnologie emergenti per interpretare la complessità dei fenomeni umani e naturali» come si legge sulla loro bio Instagram.

Fuse* porta la botanica nel digitale

Unseen Flora è una collezione – la più recente – dello studio fuse* appartenente alla serie Artificial Botany. Presentata quest’anno a Londra e oggi da Art Basel, questa collezione reinterpreta in modo surreale illustrazioni botaniche basate sulle ipotesi di quattro studiosi britannici, utilizzando l’intelligenza artificiale per esplorare concetti come “post-verità”, plausibilità e verosimiglianza. Il progetto di fuse* – che come sempre incontra scienza e arte digitale – sorprende perché riflette sull’ipotetico anziché sul concreto, stimolando una riflessione sui confini tra realtà e finzione.

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Scritto da Giorgia Massari
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